Finché c’è la salute...

09.05.2018

 

L’ultimo Rapporto Osservasalute dice che in Italia si muore meno per tumori e malattie croniche ma solo dove la prevenzione funziona, ovvero principalmente nelle regioni settentrionali. Al Sud, invece, la situazione è opposta: il tasso di mortalità per queste malattie è infatti maggiore di una percentuale che va dal 5 al 28% e la Campania è la regione con i dati peggiori. Se a questo aggiungiamo i dati dell’occupazione, siamo davanti a una catastrofe, ancor più drammatica per lo stato sociale che sta piegando sempre più famiglie: diminuiscono i ricchi e aumentano i poveri. Ed è con questa realtà che riguarda tutte le famiglie che siamo chiamati a confrontarci e cimentarci nell’esercizio della cura pastorale. L’azione di ogni comunità cristiana si muoverà sempre su due fronti: in primis il sostegno, la vicinanza alle “vittime”, a coloro che sono nel bisogno; e poi al recupero dei “carnefici”, alla redenzione di chi ha provocato dolore. Mai nessuno potrà essere a priori escluso dall’azione evangelica.

 

Potremmo assimilare i nostri giorni a quelli della regina Ester, quando sotto la dominazione persiana (tra il 539 a.C. e il 458 a.C.) gli Israeliti rischiarono di essere sterminati ad opera di un complotto perpetrato da Aman. Solo la fedeltà di Dio che si usa di Mardocheo prima e di Ester dopo eluderà il complotto perché “Colui che protegge Israele non sonnecchierà e non dormirà” (Salmi 121:4). Allo stesso modo oggi, diversi Aman con le loro decisioni stanno mettendo in pericolo la vita di molti, e in alcuni casi di popoli interi. Non solo minacce di guerre o conflitti, ma la spinta terroristica o il flagello della persecuzione, dazi commerciali o muri alle frontiere: difficile scegliere il male minore. Come cristiani non resteremo però impassibili e non continueremo a fare finta di nulla. Anzi come Mardocheo uscì a gridare per la città il pericolo, altresì noi denunceremo che i tempi che abbiamo innanzi non sono certamente rosei. Come potrebbe essere altrimenti, se i governi spingono i popoli sempre più lontani da Dio? Eppure Egli resta fedele e si userà dei Mardocheo e Ester di turno per salvaguardare quelli che gli appartengono.

 

La saggezza popolare di un tempo, dinanzi alle tragedie, alla miseria e alle carestie, recitava “finché c’è la salute…”. Allo stesso modo molti vorrebbero dichiarare “basta che ci fosse la salute”. Purtroppo, come riportato, anche questa inizia a scarseggiare. Ogni famiglia ha imparato, o sta imparando, a fare i conti con malattie sempre più aggressive. Eppure l’infermità è spesso un’ancella del ravvedimento, consegnataria di riflessione ed a volte anche provocatrice di conversione. Lo spettro di irrimediabili conseguenze, la paura di doversi separare dai propri cari, l’angoscia di lasciare i figli aprono voragini profonde anche nel cuore più duro e temprato. Chi non ha mai provato ad immaginare cosa sarebbe il dopo la nostra dipartita? Quali eredità si ritroveranno i nostri cari? Come vorremmo essere ricordati? Interrogativi come questi dovrebbero indurci ad una vita di relazioni più intense, meno superficialità e andature ridotte nel ritmo degli impegni.

 

Per tanti resta ancora un tabù, ma dovremmo imparare a familiarizzare con la morte, anche se resta difficile definirla. Ci è probabilmente ostile come concetto poiché Dio ci ha creati a Sua immagine, di conseguenza non eravamo destinati alla morte. Essa è sopravvenuta con la caduta dell’uomo: c’è una morte fisica, decretata dalla medicina. C’è anche la morte di quelli che non hanno fede alcuna (quelli che periscono); poi c’è la morte del credente. Una possibile definizione è la separazione dalla fonte della vita, per il credente Gesù. Lui è la fonte della vita e quando noi siamo più vicino a Lui anche se morti nella carne siamo vivi perché al cospetto di Colui che è la fonte della nostra vita. La morte fisica colpirà tutti se il Signore non torna prima. L’apostolo Paolo nel parlarne dichiarava che era pronto “a disfare la sua tenda”. Chi ha realizzato la fede in Cristo ha compreso che al di là della morte del corpo ve n'è una più pericolosa che può riguardare l’anima. C’è una parte eterna in ognuno di noi, quella parte che non invecchia, che non è consumata dallo scorrere del tempo. Questa, però, può essere uccisa dal peccato: “il salario del peccato è la morte”. Il peccato ci separa da Dio, ci porta via la speranza di una vita con Lui.

 

Ecco allora quanto è prezioso il tempo a nostra disposizione, e che è da miserabili sprecarlo o non farne un uso adeguato. Anche la Parola, volgendo uno sguardo sull’eternità, ci insegna un concetto che dovrebbe essere anche una nostra costante preghiera: “Insegnaci, o Dio, a contar bene i nostri giorni, per acquistare un cuore saggio” (Salmo 90:12). Contare i nostri giorni non è semplicemente ridurci ad un calcolo aritmetico, ma è il prendere coscienza del trascorrere del breve tempo che abbiamo a disposizione affinché ne facciamo un uso saggio. Solo chi riesce ad acquistare da Dio un cuore saggio valuta con equilibrio la vita terrena e si prepara a vivere con altrettanta sapienza la vita eterna. Ho avuto modo di considerare che nella bibbia ebraica il termine “figlio” ha le stesse radicali del verbo “costruire”. Questo mi ha fatto immaginare i miei figli come degli edifici da costruire ed elevare verso il cielo. Nessuna costruzione stabile e resistente nel tempo potrà realizzarsi in poco tempo, senza cura e debita progettazione. Allora, ci dia il Signore la salute per edificare con saggezza anche coloro che ci sono affidati. Infine, se e quando poi la salute dovesse venir meno la nostra preghiera sia che la Sua mano ci conduca verso una dignitosa fine, scansandoci da tutto quello che può essere un inutile accanimento terapeutico, o da strutture mediche assimilabili a macellerie.

 

 

Foto di Iwan Beijes, www.freeimages.com

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