Le due porte

06.06.2018

Ogni giorno siamo posti dinanzi ad una scelta: quella tra il bene e il male, tra la vita e la morte, “la via larga e quella stretta”. Il sermone sul monte presenta chiaramente quel che è innanzi a ciascuno: «Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano» (Matteo 7:13-14). Alle folle che lo seguivano, Gesù descrive l’esistenza di una porta larga, attraverso cui molti entrano, ed una via larga sulla quale molti vi si incamminano. A queste si contrappongono una porta stretta ed una via angusta da pochi percorsa e che ancora più pochi trovano.

 

Con tale discorso, Gesù ci ricorda che esiste un paradiso ed un inferno. Ciclicamente si diffonde l’idea che un Dio buono non potrebbe compiere l’ingiustizia di mandare all’inferno chi pecca; di conseguenza un luogo simile non esiste. Se crediamo al regno dei cieli quale luogo preparato per i riscattati, tutti gli altri dove andranno? La Scrittura ricorda che è stato preparato un posto dove essi finiranno assieme al diavolo e le sue schiere: Ades, Geenna o Sceol, come lo si vuole chiamare o identificare. La descrizione fisica risente delle influenze e conoscenze umane e temporali, ma si è di fronte ad un luogo di separazione da Dio per l’eternità. Egli, però, ci ha tanto amati mandando il Suo unico figlio Gesù affinché morisse per noi quando ancora eravamo nei peccati e ci incamminavamo verso la perdizione, Ci ha attirati e portati verso un’eternità con Lui.

 

La Scrittura mette in guardia verso chi ha intenzioni diverse dal prendersi cura di noi. “Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci”(Matteo 7:15). Si tratta di coloro che vogliono portarci fuori e lontano dalla verità, ma Gesù stesso ci ricorda che: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli…” (Matteo 7:21a), e quindi di fare attenzione. È necessario che restiamo vigili, non basta aver fatto confessione di fede, essere scesi nelle acque battesimali, frequentare un culto e pregare quotidianamente perché lì sarà chi fa la volontà di Dio. Cosa significa, allora, fare la Sua volontà? Non di certo osservare dei rituali, né essere dei religiosi osservanti e bigotti, bensì vivere una vita che rifletta quello che la nostra bocca confessa. Paolo stesso prima della sua conversione era osservante della legge, ma anche acerrimo persecutore dei cristiani nonostante servisse l’Iddio di Israele. Quando sulla via di Damasco fu folgorato dal Signore la sua vita venne trasformata. Può succedere ed è successo ad ognuno di crederci qualche volta sulla strada giusta, solo perché si tratta di quella percorsa dalla maggioranza, ma abbiamo poi scoperto di essere in errore e che la via della verità è percorsa invece da pochi.

 

Non conosciamo come sarà la vita ultraterrena, ma è importante sapere che saremo con Lui, poiché all’inferno non vi sarà la Sua presenza con tutte le ovvie conseguenze. Non per questo il Signore è impietoso, anzi Egli stesso ha mandato Suo figlio a morire per noi. Come conseguenza dobbiamo scegliere la via stretta: Gesù. Egli è anche la porta stretta, quindi fare la Sua volontà significa entrare nella dimensione di Cristo, piegare la nostra vita a Lui e alla Sua signoria rinunciando a noi stessi: “…non sono più io che vivo ma Cristo vive in me…” (Galati 2:20). Se sono così pochi quelli che trovano la via stretta, dovremmo allora chiederci: come stiamo vivendo la nostra vita? L’apostolo Giacomo ci ricorda: “Che cos'è infatti la vostra vita? Siete un vapore che appare per un istante e poi svanisce" (Giacomo 4:14b). I giorni a nostra disposizione sono pochi è bene imparare a contarli e chiedere a Dio di insegnarci a farlo. Nel giorno del giudizio avverrà che, come una grande rete con cui dei pescatori hanno raccolto ogni specie di pesci, saremo tutti noi raccolti. Una volta riempita gli angeli separeranno i giusti (coloro che hanno fondato la loro vita sulla fede) dagli ingiusti, i quali saranno gettati nella fornace ardente (Matteo 15:47-48).

 

Molti pensano che l’inferno sia una pura fantasia, ma in una parabola dei vangeli si narra di un banchetto per le nozze ove gli inviati hanno rifiutato a partecipare (Matteo 22). Il re, figura di Dio, ha mandato a raccogliere, condurre con forza, tutti quelli che erano ai crocicchi, i miseri e gli emarginati: un tempo, tra questi vi eravamo anche noi, i quali siamo stati raggiunti dalla immensa Sua misericordia. Nella parabola succede che, durante la festa, il re nota una persona che, a differenza delle altre, non indossava l’abito di nozze. Tutti noi siamo stati rivestiti di una veste nuova quando siamo stati raccolti dal Signore. Colui che non la indossava era entrato fondando sulle sue forze piuttosto che indossare l’abito offerto dal re. Nessuno può vestirsi di falso perbenismo o recarsi alle nozze dell’Agnello con le sue opere. Il re chiamò i suoi servi e lo fece buttare fuori. Se per un verso non dobbiamo e non possiamo mollare la presa, tantomeno per un altro possiamo essere tiepidi; dobbiamo scegliere ogni giorno la via stretta. Nello stesso tempo il nostro spirito deve sentire il peso di chi sceglie la via larga. Consapevoli che Cristo è morto per noi dobbiamo essere pronti a morire per la salvezza degli altri: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Matteo 16:24). Chi dice di amare Dio e non ama il suo prossimo mente e Lo fa bugiardo.

 

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Foto di José A. Warletta, www.freeimages.com

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