Comunicare con efficacia

20.06.2018

 

Tutti parlano, farlo è facile ma la comunicazione non consiste solo in parole pronunciate. Per lo più si tratta di messaggi, annunci, inviti quando riferita alle parole. In altre circostanze va oltre le parole e coinvolge interamente la nostra persona. Ed anche per questo, è praticamente impossibile diventare un buon leader senza essere un buon comunicatore. Se un messaggio non attecchisce nella profondità di chi ascolta, probabilmente non verrà compreso, né tanto meno sostenuto. In ambito cristiano comunicare in maniera appropriata e oltremodo importante, perché la stessa fede è collegata all’annuncio della Parola. Coloro che la trasmettono e la fanno conoscere ad altri attraverso la comunicazione, dovrebbero aver familiarità con la connessione. Connettersi, infatti, è entrare in sintonia con chi si ha di fronte, al punto di identificarsi con le persone e interagire con loro in maniera da accrescere l’influenza. È anche saper comprendere una persona o un gruppo, percependone gli stati d’animo, le dinamiche, le attitudini, i valori e le preoccupazioni. Per questo motivo, per quanto possa sembrare facile sviluppare una capacità comunicativa, diventa meno facile saperla usare nei momenti appropriati. A tal ragione, desidero condividere dieci segreti dell’arte oratoria, proposti da Mike Myatt (tra i principali esperti di leadership a livello mondiale). Ritengo che, se usati coerentemente, possono aiutare a migliorare i risultati della nostra comunicazione.

 

1. Non parlare in modo tagliente

Le persone non si aprono a coloro il cui modo di parlare è sempre pungente e finanche sprezzante. Non riverseranno mai su lui la loro fiducia. Quando invece un leader è degno della loro fiducia, assumono rischi che non avrebbero mai preso di fronte a personalità povere e poco integre. Chiedere la fiducia funziona raramente, pretenderla mai. Piuttosto è necessario conquistarsela con le azioni e in un tempo medio lungo. Tieni presente che le persone saranno disposte a perdonare molto quando si instaura un’onesta fiducia; ma, se questa manca, difficilmente perdoneranno qualcosa.

 

2. Personalizzare

Meglio preferire una conversazione a una comunicazione. Pensa sempre al dialogo, non a un monologo, perché più la conversazione è personale e coinvolgente, più sarà efficace. Una grande verità è racchiusa in questa espressione: “Alle persone non interessa quanto sai finché non sanno quanto ti importa”. Se non sviluppi relazioni significative con le persone, non saprai mai che cosa hanno in mente, fino a quando non sarà troppo tardi per fare qualcosa al riguardo. In altri termini, devi conquistare il cuore dell’altra persona. Ecco perché si preferisce parlare di connessione piuttosto che di comunicazione. Un proverbio recita che “un uomo è ciò che sente nel suo cuore”. Gesù dichiarò che fiumi di acqua viva sarebbero sgorgati dal nostro seno (Giovanni 7:38). La condivisione allora deve essere come un fiume che fuoriesce dal nostro interiore. Coloro che ci ascoltano devono vedere la passione, che quel che diciamo è parte di noi.

 

3. Essere specifico

La specificità è sempre preferibile all’ambiguità. Una delle nostre priorità deve essere quella di imparare a comunicare con chiarezza. Semplice e conciso è sempre meglio che complicato e confuso. È importante imparare ad evitare gli inutili giri di parole, a tagliare corto e arrivare al cuore del discorso. Se non si comprende il valore della brevità e della chiarezza è improbabile che gli ascoltatori concedano l’opportunità di arrivare a un livello successivo, dato che si distrarranno molto prima di poter ascoltare il punto centrale. All’inizio c’è tutta l’attenzione, vuoi per chi parla, vuoi per l’argomento proposto, vuoi perché si vuole afferrare il messaggio, ma se si finisce dondolati da un punto all’altro, l’esito sarà deludente. Resta quindi obiettivo principale eliminare il superfluo e dare valore alle nostre parole.

 

4. Concentrarsi sul "lasciare" e non sul "portare via"

Un efficace comunicatore non è solo attento all’uditorio, raccogliendo informazioni e reazioni durante la comunicazione, ma lo è anche nel proporre idee, allineare le aspettative, ispirare all’azione e diffondere la visione. Quando ti concentri veramente sul contribuire più che sulla ricezione, avrai raggiunto l’obiettivo di arricchire chi ti sta di fronte. Anche se potrebbe apparire contro-intuitivo, concentrarsi intensamente sui bisogni e sulle aspettative degli altri sarà più proficuo di quanto riusciresti focalizzandoti solo sugli appunti. Chi comunica deve lasciare qualcosa senza portare via nulla, riempire e non svuotare.

 

5. Avere una mente aperta

La chiusura mentale o, se preferisci, l’uso dei paraocchi può rivelarsi un grande limite per nuove opportunità di crescita e confronto. Un leader saprà mettersi continuamente in gioco, sarà disponibile a calarsi in un piano nuovo nel momento in cui discuterà volentieri con chi ha opinioni dissenzienti e posizioni opposte, con l’obiettivo non di convincerli a cambiare idea, ma di capire le argomentazioni diverse dalle proprie. Essere aperto al dialogo con coloro che ti affrontano, ti sfidano e ti stimolano sarà sempre produttivo. Ricorda che non è l’opinione che conta, ma piuttosto la volontà di discuterla con una mente aperta e un’attitudine a imparare sempre.

 

6. Far silenzio e ascoltare

I leader efficaci sanno quando parlare e quando tacere. Trasmettere semplicemente un messaggio fino alla nausea non avrà lo stesso risultato di una conversazione. La più grande forma di discorso si svolge sempre all’interno di una conversazione, e mai con un monologo. Quando inizi a comprendere che la conoscenza non si ottiene attraverso i soliloqui, ma ponendoti in ascolto, avrai fatto il primo passo per diventare un esperto comunicatore. Favorire un clima di collaborazione, quindi, è anche permettere che gli altri tirino fuori il meglio di se stessi; è ascoltare ogni singola posizione o pensiero. La guida è anche in questo chiamato ad avere e mostrare tanta comprensione.

 

7. Sostituire l’ego con l’empatia

Quando la franchezza viene comunicata con empatia e premura e non in modo arrogante e presuntuoso si inizieranno a vedere risultati. I comunicatori empatici mostrano un livello di autenticità e trasparenza che non hanno coloro che scelgono di comunicare dietro a un’immagine attentamente elaborata. Comprendere questo principio di comunicazione aiuta a porre le basi per costruire rapporti basati sul rispetto e sulla fiducia. Bisogna comprendere che si è parte di una squadra e non singoli poli. Gesù stesso non si è mai mostrato superiore, anzi era disponibile a spiegare privatamente quanto i discepoli non intendevano in pubblico. La mancanza di connessione tra le parti sfocia in futili manifestazioni di ego, con attori che si alternano al centro della conversazione che permane vuota.

 

8. Leggere tra le righe

Un attento comunicatore è abile a leggere tra le righe, ha la straordinaria capacità di recepire quel che non si dice, si vede o si sente. In questa epoca di comunicazione istantanea, tutti sembrano avere tanta fretta di comunicare ciò che pensano senza capire quanto si può ottenere dalla mente degli altri. Basta sforzarsi di tenere gli occhi e le orecchie aperti e la bocca chiusa per scoprire quanto trasborda dalle espressioni e dagli atteggiamenti intorno a te. Rimarrai sorpreso dal modo in cui la tua consapevolezza aumenterà.

 

9. Conoscere ciò di cui stai parlando

Sviluppa una padronanza dei tuoi argomenti. Se non possiedi esperienza in materia, poche persone ti daranno retta. Le persone di maggior successo hanno scarso interesse nell’ascoltare quegli individui che non possono aggiungere valore a una situazione o a un argomento. Forse conosci il detto “Non è importante quello che dici, ma come lo dici”. C’è sicuramente una componente di verità in questa affermazione, ma è altrettanto importante quel che dici. I buoni comunicatori si preoccupano sia del "cosa" che del "come" di un messaggio. Mai essere impreparati e finire arrampicati sugli specchi, dove è impossibile trattenersi a lungo.

 

10. Parlare ai gruppi come fossero individui

I grandi comunicatori riescono a personalizzare un messaggio, rivolgendosi a 10 persone in una sala conferenze o 10.000 persone in un auditorium come se parlassero direttamente a ciascuno di essi come se fosse un singolo individuo. Nel comunicare al pubblico è importante trasmettere l’entusiasmo di stare con loro, va espresso il desiderio di creare valore aggiunto e non disappunto o stanchezza e noia. Consiglio sempre di evitare espressioni di rimprovero e di non usare ragionamenti negativi. Chi ascolta deve avere la consapevolezza che quell’occasione può creare un valore aggiunto. Quindi trasferire e far sapere che quel momento è il più importante della giornata.

 

La comunicazione resta un campo dove l’esperienza non sarà mai abbastanza, per questo ciascuno deve quanto meno sforzarsi di diventare il comunicatore che vorrebbe ascoltare, il che non vuol dire diventare un bravo intrattenitore, ma una persona con la quale è piacevole connettersi.

 

 

Foto di Paula Patrocinio, www.freeimages.com

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