Tranquillo e sereno

23.06.2018

 

In verità l’anima mia è calma e tranquilla.

Come un bimbo divezzato sul seno di sua madre,

così è tranquilla in me l’anima mia.

Salmo 131:2

 

 

Nel libro dei Salmi, il più antico libro di orazioni, possiamo notare due principali forme di preghiera:  una è il lamento e il grido di aiuto; l’altra è il ringraziamento e la lode. Poi ce n’è una più nascosta, senza domande o esplicite espressioni di lode, senza parole pronunciate: è la preghiera silenziosa, fatta di tranquillità e fiducia come trapela dal Salmo 131​. Una tranquilla comunione con Dio si può trovare anche senza l’uso delle parole e il salmista la rappresenta con una scena cara a tutti: un bimbo tra le braccia della madre, appoggiato sicuramente sul suo seno. Come un bambino soddisfatto che ha smesso di piangere e si lascia andare nelle braccia della madre, così può “stare la mia anima” in presenza di Dio. Proprio in quell’abbraccio ti accorgi che non hai bisogno di parole, e forse neanche di pensieri.

 

Qualche volta siamo apparentemente in silenzio, perché non ci va di parlare con nessuno o perché le parole ci sono venute meno, ma non siamo calmi e tranquilli. Anzi abbiamo grandi discussioni dentro di noi, e siamo avvolti da fragorose lotte intorno a noi. Ci sentiamo come quei discepoli desiderosi di quiete, ma che devono fare inaspettatamente i conti con la tumultuosa pressione dei loro pensieri quando la tempesta colpisce improvvisamente la loro barca sul mare di Galilea. I vangeli narrano che mentre essi si agitano, Gesù dorme, appoggiato a un guanciale. In questi momenti ci sentiamo soli, senza aiuto, in preda all’ansia e incapaci di restare calmi. Ma Cristo è sulla barca con noi, pronto a venire in nostro aiuto. Infatti, nel momento che viene destato, Egli rimprovera il vento e il mare e “ci fu una grande calma”. Allo stesso modo egli può anche donare calma al nostro cuore agitato da mille paure e da tante preoccupazioni.

 

Per calmare la nostra anima occorre tornare al bambino sul seno della mamma, al suo gesto semplice e infinitamente dolce. Il nostro restare silenti significa aver riconosciuto che tutte le nostre preoccupazioni non possono fare nulla per modificare lo stato delle cose.​ Scegliere il silenzio vuol dire lasciare tra le braccia di Dio ciò che è oltre le nostre forze e capacità. Ecco allora che cercare e/o fare un momento di silenzio, anche molto breve, è come elevare una fidente preghiera. Diventa una sosta preziosa, quasi un riposo sabbatico, attraverso il quale confidiamo e speriamo in Dio. Anche Elia si lasciò prendere da timori e si diede alla fuga fino sull’Horeb, ma tutto quanto di fragoroso, rumoroso e impetuoso avvolse la montagna non parlava di Dio. Quando tutto terminò, udì “il mormorio di un vento leggero” e Dio gli parlò. Attraverso “il mormorio di un vento leggero” la parola di Dio diventa più efficace per cambiare i nostri cuori. La tempesta spaccava le rocce, ma le parole silenziose di Dio fecero breccia nel cuore dello sconsolato profeta, per il quale il silenzio improvviso era probabilmente più spaventoso della tempesta e dei tuoni. “Quando la mia preghiera divenne sempre più profonda e interiore, avevo sempre meno da dire. Alla fine tacqui completamente” (S. Kierkegaard). Cerchiamo e aspettiamo Dio nel silenzio, pronti ad un nuovo e potente incontro.

 

 

Devotional 26/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

25 giugno      Giobbe 3-4; Atti 7:44-60

26 giugno      Giobbe 5-7; Atti 8:1-25

27 giugno      Giobbe 8-10; Atti 8:26-40

28 giugno      Giobbe 11-13; Atti 9:1-21

29 giugno      Giobbe 14-16; Atti 9:22-43

30 giugno      Giobbe 17-19; Atti 10:1-23

01 luglio        Giobbe 20-21; Atti 10:24-48

 

Il 26 è la Giornata Mondiale di Solidarietà alle Vittime della Tortura e la Giornata internazionale della lotta contro l’uso indebito ed il traffico illecito di droghe. Preghiamo per coloro che sono avvolti in queste maglie e per chi lavora per tirarli fuori.

 

 

Foto di Gabriella Fabbri, www.freeimages.com

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