Certezza della fede

30.06.2018

 

… perché tu riconosca la certezza

delle cose che ti sono state insegnate.

Luca 1:4

 

 

L’evangelista Luca introduce il suo vangelo informando di come “molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento”. La fonte di questi racconti “furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola”. Stimolato da costoro, dichiara “è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine”. Tale sforzo di ricerca e documentazione ha un unico scopo, aiutare il lettore (Teofilo) ad essere certo di quanto gli è stato insegnato a riguardo. La preoccupazione del dottore è quella di dare fondamento stabile e certo alla fede del suo interlocutore, dei credenti e lettori di allora e di oggi. Infatti, allo stesso modo noi abbiamo bisogno di rapportarci costantemente e continuamente alla Scrittura, “utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia” (2Timoteo 3:16).

 

In un tempo in cui si preferisce l’informazione alla formazione, necessitiamo di persone come Luca che ci riportano alla certezza della fede. Sempre più credenti alimentano la propria fede nella Rete, attraverso blog, tweet e aggiornamenti di stato, video e audio (spesso di dubbia provenienza), mettendo lentamente da parte lo studio e la meditazione personale. Ecco allora che si scade in una superficialità spirituale, preludio a pratiche non bibliche che alimentano solo una curiosità "ludica", attraverso la diffusione di una serie di link che amplificano gli errori. Sarà anche per questo che la fede di molti è debole, vacillante e instabile. Piuttosto che cadere negli indovinamenti, ricordiamo che “or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono. Infatti, per essa fu resa buona testimonianza agli antichi” (Ebrei 11:1-2). L’esempio dei bereani dovrebbe ispirarci costantemente. Ritornare al testo biblico è priorità assoluta. Un messaggio biblicamente cristocentrico è dovere di ogni ministero, anche perché «la fede dunque viene dall’udire, e l’udire viene dalla parola di Dio» (Romani 10:17). Quel che udiamo trovi albergo in noi, non si diparta dalle nostre orecchie e non si allontani dalla bocca. Il riferimento è ai nostri discorsi (parlati e/o scritti), perché la bocca pronuncia ciò che è dentro noi, se dichiariamo incredulità nel nostro cuore, allora, manca la fede.

 

«Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto» (Giosuè 1:8). Meditare la Parola “giorno e notte” intende qualcosa di più profondo e intimo del leggerla o recitarla a memoria. Giosuè era ancora nel deserto quando ricevette tale indicazione, a sottolineare come nel posto in cui c’è solo silenzio (senza parole), Dio parla. Porsi in ascolto è quindi il punto di partenza della meditazione, che consente alla Scrittura di scendere nel cuore e alla bocca di dichiarare con fede. Sviluppare la capacità di fermare i pensieri, la disposizione a non lasciarsi distrarre o condizionare, aiuta la sensibilità della fede a percepire la voce di Dio, dolce e sommessa. Nel momento in cui, nel silenzio, giunge la risposta è necessario agire, senza esitazione e lontani dai mille dubbi che possono assalire la mente. Delle volte per agire secondo la fede dobbiamo fermare i nostri pensieri, questo perché i Suoi pensieri non sono i nostri pensieri. La fede deve essere sconsiderata e disavveduta, poiché essa è pazzia e non raziocinio. Se ami te stesso e vuoi conoscere il piano di Dio per la tua vita dedicherai del tempo alla lettura e meditazione della Sua Parola.

 

 

Devotional 27/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

02 luglio         Giobbe 22-24; Atti 11

03 luglio         Giobbe 25-27; Atti 12

04 luglio         Giobbe 28-29; Atti 13:1-25

05 luglio         Giobbe 30-31; Atti 13:26-52

06 luglio         Giobbe 32-33; Atti 14

07 luglio         Giobbe 34-35; Atti 15:1-21

08 luglio         Giobbe 36-37; Atti 15:22-41

 

Memoria

Il 6 luglio 1415 il grande teologo, riformatore e martire della fede, Jan Hus, morì arso sul rogo in seguito alla condanna della Chiesa Cattolica Romana inflittagli nel Concilio di Costanza… Esortato ad abiurare, Hus alzati gli occhi al cielo replicò: “Dio m’è testimone che mai insegnai le cose che mi sono falsamente attribuite e di cui falsi testimoni mi accusano. Egli sa che l’intenzione dominante della mia predicazione e di tutti i miei atti e dei miei scritti era solo tesa a strappare gli uomini dal peccato. E oggi sono pronto a morire lietamente”. «Perciò, fedele cristiano, cerca la verità, ascolta la verità, apprendi la verità, ama la verità, di’ la verità, attieniti alla verità, difendi la verità fino alla morte: perché la verità ti farà libero dal peccato, dal demonio, dalla morte dell’anima e in ultimo dalla morte eterna» (Jan Hus, Spiegazione della Confessione di fede, 1412).

 

 

Foto di Joel Dietle, www.freeimages.com

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