Il Dio vivente e la pienezza della vita, Jurgen Moltmann

06.07.2018

Queriniana, Brescia, 2016, pp. 220

 

Moltmann, attraverso questa sua fatica, continua con il presentare al suo pubblico una proposta, che ha come fine il trasmettere ‘ancora’ un messaggio, come se fosse una specie di lunga e articolata esortazione. Essa cerca, oltre che di arricchire la conoscenza teologica, di mettere in discussione la vita del lettore secondo la prospettiva prestabilita e da subito illustrata e cioè, presentare l’evangelo come «potenza per la vita». Esso è sostegno per un’esistenza che deve essere vissuta in tutta la sua pienezza, è non solo una parola che rimanda il tutto al futuro di Dio. Il prof. di Tubinga, anche con una certa insistenza, cerca di chiarire che la promessa dell’evangelo riguardi anche la vita mondana in tutta la sua esuberanza. L’evangelo (buona novella) è tale se ci permette di vivere nel nostro ‘ora’ una vera vita, che è già profezia e testimonianza di quella in Dio, nascosta nel suo futuro. Il punto di partenza è la teologia della «speranza cristiana» del nostro A., il quale è, in questo, uno dei massimi esponenti: La speranza è quella che si realizza e trova il suo adempimento solo ed esclusivamente nella resurrezione del Cristo. Il Teologo usa come principio per la sua proposta il messaggio della resurrezione di Cristo e come essa sia divenuta la prima forza motrice per la vita ‘già’ dei primi cristiani. Un evento per la chiesa del primo secolo che ha radicalmente trasformato e modellato la vita stessa di chi ne è stato protagonista. Esso è divenuto annuncio dell’evangelo attraverso l’adempimento della resurrezione. Annuncio che rinnova all’uomo, nella Storia, la promessa; fornendo all’‘oggi’ una potenza per il bene della vita. Una dinamica che, per confessione dello stesso A., è riconoscibile negli scritti di Bonhoeffer soprattutto in quelli della prigione, dove troviamo la sua visione della «profondità dell’essere aldiquà».

 

La vita del credente è paradigma per tutti gli uomini, che vivono una vita spenta perché priva del senso più grande, che è quello di Dio. L’uomo è essenzialmente spirito, consapevolezza di se e nello stesso tempo di una realtà che trascende se stesso. Allora, la vita privata di Dio è ‘una’ senza trascendenza e priva di una parte essenziale, forse quella più importante. Il cercare Dio eleva l’esistenza umana dal terreno per rendere se stesso vivente e pronto ad accogliere una gioia che si raggiunge attraverso l’essere uomo o donna di Dio.  La resurrezione di Cristo illumina il futuro dell’uomo, soprattutto ‘oggi’ che è oscurato dai mali del terrorismo, della minaccia atomica o delle catastrofi ambientali. Poiché l’annuncio del Risorto è giunto a noi, attraverso la testimonianza dei primi testimoni oculari, possiamo credere e vivere ogni giorno come se non sia mai definitivamente ‘finito’, perché il tempo di Dio è sempre legato alla possibilità di salvezza e soprattutto a quella della vita sempre nuova.


Questo testo conferma Moltmann tra i maggiori teologi, che hanno dedicato il loro lavoro allo sviluppo di un pensiero teologico di senso per la vita dell’aldiquà, senza smarrire la radice del messaggio cristiano per ‘una’ oltremondana. Il problema, che devia molti, è la convinzione di presupporre che la speculazione teologica per sminuire le credenze che alienano l’uomo nel suo vivere e per recuperare una dimensione della fede, che renda il voler vivere più mondano e meno ultramondano, dovrebbe essere essenzialmente una critica della religione. In realtà, la teologia dovrebbe non essere semplicemente critica ma soprattutto propositiva, alla luce di una prospettiva di fede. Un credere che diventi sostegno della vita stessa e che nasca dalla consapevolezza di una fede che pensa su se stessa per rendere la vita migliore e più lontana da ciò che la nega. Un altro merito di quest’opera è che l’A. si è sforzato di scrivere in maniera comprensibile per teologi e non, cercando di tenere presenti le persone che hanno dimestichezza con il pensiero teologico, ma anche quelle che questa confidenza non la possiedono ancora.

 

 

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