La Trasformazione dei conflitti, Un percorso formativo, Marinetta Cannito Hjort

06.07.2018

 

Claudiana, Torino, 2017, pp. 211

 

 

Questo lavoro di Marinetta Cannito Hjort, formatrice e consulente internazionale in materia di trasformazione dei conflitti e Restorative Justice; è la prima opera in Italia che si occupa di un tema tanto scottante quanto attuale: La trasformazione dei conflitti. La scrittrice, che conduce corsi accademici, seminari e conferenze per varie facoltà e centri, tra cui: il Center for Justice e Peacebuilding della Eastern Mennonite University (Harrisonburg, Virginia), la Starr King School for the Ministry (Berkeley, California), lo U.S. Institute of Peace (Washington, D.C.) e la Facoltà valdese di Teologia di Roma, propone un’opera che per il tema trattato crea grandi attese, non solo per essere stata una tra le prime a proporlo, ma perché cerca di interrogarsi e nello stesso tempo proporre dei percorsi che in qualche modo riguardano tutti gli ambiti della vita. La formazione religiosa e sociologica dell’autrice, quella mennonita in cui è fortemente sentito il tema della pace e della non violenza, ha certamente influenzato e contribuito ad alcune sue posizioni. La categoria della non violenza che ispira la comunità mennonita, è espressa attraverso un crescente impegno sui temi di giustizia sociale e della pace. Infatti, essi sono ascoltati anche dal mondo laico, anzi, per quanto riguarda questi temi, nelle discussioni, anche a livello internazionale, la comunità mennonita per il suo impegno pacifista è guardata come modello e molte sue proposte sono di ispirazione.

 

L’idea del conflitto come possibile luogo di scontro/incontro  per la sua trasformazione in un percorso di avvicinamento e di costruzione sociale e politico, è sicuramente la grande intuizione che la scrittrice ci propone attraverso il testo, avvalorando la sua tesi con testi sacri come la Bibbia e alcune ricerche vissute e realizzate sul campo. Infatti, l’obiettivo che si prefissa è quello di accompagnare lettori e lettrici lungo un cammino che, partendo dal conflitto, conduca alla riconciliazione. Presentare il terreno dei conflitti come campi fertili, dove possiamo seminare i semi di pace e di riconciliazione. In nome della non violenza e della pace, come bene supremo per garantire la vita e ogni rapporto umano, possiamo coltivare relazioni che si pensava fossero già distrutte dai contrasti e dai risentimenti.

 

Questo testo ci aiuta ad accogliere il conflitto e non considerarlo solo come qualcosa di negativo, ma ci propone degli strumenti che ci liberano dalla paura e fanno in modo che, esso sia vissuto nella sua natura, quasi paradossalmente, come strumento non solo per cacciar fuori il ‘peggio’, ma come punto di partenza per costruire il ‘nuovo’, liberi ormai di tutte quelle cose che hanno contribuito alla nascita di esso. In breve, la trasformazione dei conflitti ci dimostra come sia possibile, partendo da un “fatto brutto”, trasformarlo in una “conclusione felice”, attraverso un determinato percorso e alcuni strumenti. Come dalle difficoltà e da apparenti incomprensioni, possiamo cogliere l’occasione per qualcosa di utile, atta a consolidare la pace e la convivenza tra le parti e non solo. L’opera è strutturata in capitoli, i quali hanno una parte pratica che è composta di esercizi e giochi e da una parte teorica che segue quella pratica. Questo perché, le esperienze e le riflessioni non siano anticipate né condizionate dalle teorie, ma che si pongono con esse in una relazione dialettica. Ogni capitolo rappresenta una giornata tipo per la formazione, non solo individuale ma anche finalizzata per organizzare seminari o laboratori didattici.

 

(Nicola Palmieri)

 

 

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