Credere

14.07.2018

 

Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

Giovanni 20:30-31

 

 

Il vangelo di Giovanni insiste sul credere quale mezzo necessario per ricevere la vita eterna e vedere la gloria di Dio, al punto che gli ultimi versi ci dicono chiaramente che lo scopo dell’intero scritto è contribuire al credere, e al credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, unico mezzo per avere vita. Lo scrittore ben doveva conoscere la difficoltà dei molti a riguardo. Infatti, non gli sfugge l’episodio di Tommaso al quale il Cristo risorto esorta: “Non essere incredulo, ma credente” (Giovanni 20:27-29), anche se nello stesso tempo gli sottopone le ferite delle sue mani e del costato. Precedentemente era stata Marta a doversi confrontare con il Signore che le domandava se credeva nelle sue parole (Giovanni 11:25-27). Marco invece ci propone il dialogo di un padre in cerca di liberazione per il figlio preda di uno spirito. E Gesù: «Dici: "Se puoi!" Ogni cosa è possibile per chi crede». Subito il padre del bambino esclamò: «Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità» (Marco 9:23-24). Quando il credere necessita di una concretizzazione nella realtà allora occorre fare i conti con la propria incredulità. Benedetto sia il Signore che ci viene incontro e ci aiuta.

 

Nel vangelo di Giovanni non c’è il concetto del “credere” a realtà astratte o trascendenti, ma il credere è  sempre associato a una persona, nella quale trova il suo termine: Gesù e/o Colui che lo ha mandato. È interessante il dato che in esso mai troviamo il sostantivo “fede”, che resta un dono. Di Abramo, Paolo scrive che “sperando contro speranza, credette, per diventare padre di molte nazioni, secondo quello che gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza»”(Romani 4:18). Il patriarca è il primo al quale il testo biblico coniuga il verbo “credere”. Era avanti negli anni, quando, ancora in viaggio verso la terra promessa e senza essere riuscito ad avere un figlio dall’amata Sara, è invitato a guardare il cielo stellato perché la sua generazione sarebbe stata altrettanto numerosa. “Egli credette al Signore, che gli contò questo come giustizia” (Genesi 15:6). Credere alla parola dell’Eterno produce sempre effetti imponderabili. Solo credendo in Lui puoi ricevere il perdono dei peccati (Atti 10:43), la salvezza (Atti 16:31) e vedere la gloria di Dio (Giovanni 11:40).

 

Nella lingua ebraica il verbo credere ha tre radicali (alef, mem e nun A, M, N), e il suo significato base è “educare come una balia, allevare, portare al petto”. Quindi quando crediamo è come se Dio ci attira con amore. Il salmista cantava: “Come un bimbo divezzato sul seno di sua madre, così è tranquilla in me l'anima mia” (Salmo 131:2). Credere è lasciarsi andare serenamente nelle braccia di Dio, avendo fiducia che “Egli è …”. Se dici di credere in Lui, non puoi porre limiti alla Sua azione, perché Egli è Dio dell’impossibile (Marco 10:27) e senza fede non è possibile piacere a Lui (Ebrei 11:6). Le radicali ebraiche del verbo le ritroviamo in una parola ben nota: AMEN, che esprime certezza nel tempo. E la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono (Ebrei 11:1). Allora insieme ai discepoli non abbiamo che pregare: “Signore, aumentaci la fede!” (Luca 17:5).

 

 

Devotional 29/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

16 luglio         Salmi 16-17; Atti 20:1-16

17 luglio         Salmi 18-19; Atti 20:17-38

18 luglio         Salmi 20-22; Atti 21:1-17

19 luglio         Salmi 23-25; Atti 21:18-40

20 luglio         Salmi 26-28; Atti 22

21 luglio         Salmi 29-30; Atti 23:1-15

22 luglio         Salmi 31-32; Atti 23:16-35

 

 

Foto di Troy Stoi, www.freeimages.com

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