Chi ha imparato a pregare, ha imparato a vivere

04.08.2018

 

Gesù era stato in disparte a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse:

«Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».

Luca 11:1

 

 

Ci stiamo inoltrando nel periodo delle ferie, quando in qualche modo (almeno spero) riusciremo a trovare del tempo da dedicare a noi. Tutto l’anno stiamo a dire che non abbiamo tempo o che abbiamo dell’altro da fare, sempre più importante della preghiera, relegata ad essere la cenerentola delle nostre occupazioni e preoccupazioni. Abbiamo sempre qualcos’altro che ci interessa di più. In questo modo dichiariamo di non essere uomini di preghiera e di non saper pregare. Penso che se riconosciamo questo limite, dovremmo esprimere allora tutta la voglia di imparare a pregare, come fecero i discepoli. In un luogo non precisato, mentre il Maestro sta pregando, loro osservano e forse si uniscono in silenzio. Sono attratti, perché un uomo che prega, e prega davvero, possiede e trasmette qualcosa che non è di questo mondo. Ho letto che “chi sa pregare partecipa del valore stesso di Dio, ha un valore che sorpassa ogni confine. Mentre chi non sa pregare vale davvero poco”. Ecco allora che uno dei discepoli, trova arditamente il coraggio, e chiede: «Signore, insegnaci a pregare».

 

Quando ti avvicini al Maestro per domandargli qualcosa, hai afferrato qualcosa di estremamente importante, hai fatto tuo il Suo insegnamento. Forse oggi io e te dobbiamo fare la stessa richiesta. Il discepolo, rimasto anonimo, non chiede di conoscere un metodo per pregare meglio, per ottenere più risposte, come potremmo pensare. Cosa chiediamo con “Signore, insegnaci a pregare”? Stiamo forse riconoscendo di dover ripartire da zero, perché fino ad ora le nostre preghiere non erano tali? In tal senso, stiamo esprimendo amaramente un senso di incapacità e impotenza, povertà e solitudine. Proprio per questo abbiamo bisogno di quella preghiera che è incontro con Dio, dove la nostra vita superficiale e vuota scopre il gusto dell’esistenza. Non più uno sterile tentativo, ma certezza di ascolto e dialogo con “Abbà”, il Padre celeste. La preghiera cristiana è quindi entrare nel dialogo di Gesù con il Padre. Pregare è desiderare, ascoltare, credere e sentire lo Spirito del Figlio, lo Spirito che intercede con noi con sospiri ineffabili, come scrive Paolo (Romani 8:26), sovvenendo ad ogni nostra debolezza.

 

Poniamoci allora in questo tempo ad osservare il Figlio, leggendo e meditando il Vangelo. E poi impariamo a pregare pregando Gesù di insegnarcelo, perché la preghiera non sarà mai una conquista, ma soltanto un dono divino. Il tempo che riusciremo a dedicargli non sarà sprecato, perché come diceva Agostino di Ippona “chi ha imparato a pregare, ha imparato a vivere”. Amorevolmente, Paolo esorta gli Efesini: “pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza” (Efesi 6:18). Chi ha fatto sue queste indicazioni ben ci può assicurare che imparando a pregare, ci ritroviamo abilitati a vivere nella volontà del Padre, a resistere alle tentazioni di colui che “va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare” (1 Pietro 5:8), a superare ogni ostacolo che ci appare insormontabile, ad affrontare ed abbattere ogni gigante che si pone sul nostro cammino, nonostante le nostre limitate capacità. E poi, non c’è posto più alto ove stare che i piedi del Signore.

 

 

Devotional 32/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

06 agosto        Salmi 70-71; Romani 8:22-39

07 agosto        Salmi 72-73; Romani 9:1-15

08 agosto        Salmi 74-76; Romani 9:16-33

09 agosto        Salmi 77-78; Romani 10

10 agosto        Salmi 79-80; Romani 11:1-18

11 agosto        Salmi 81-83; Romani 11:19-36

12 agosto        Salmi 84-86; Romani 12

 

Foto di Yarik Mishin, www.freeimages.com

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