Quando alzo le mani …

18.08.2018

Ascolta la voce delle mie suppliche quando grido a te,
quando alzo le mani verso la tua santa dimora.
Salmi 28:2

 

 

Alzare le mani è un atto che accompagna sovente la nostra adorazione, e credo sia un’attitudine notevole e di assoluta efficace, della quale nessuno dovrebbe vergognarsi o ritenerlo difficile. Forse qualcuno ha sperimentato come, quando l’unzione scende e il canto e la musica elevano i nostri cuori, le mani si uniscono e tendono verso l’alto. Davide in questo salmo ci dice che quando preghiamo, e facciamo le nostre richieste a Dio, le nostre mani devono essere alzate e rivolte verso il cielo, perché è da lì che arriva l’aiuto di Dio. Chi non ricorda l’episodio in cui “quando Mosè teneva le mani alzate, Israele vinceva; e quando le abbassava, vinceva Amalec” (Esodo 17:11). Di certo quando eleviamo le nostre mani nel Suo cospetto nella lode e nell’adorazione accadono delle cose precise. Innanzitutto, si tratta di un atto di arresa. Nel corso di una rapina, l’aggressore intima di alzare le mani. Nella lode Dio non ci minaccia affinché ci sottomettiamo a Lui. Si tratta piuttosto di una volontaria arresa al Suo amore e non al timore. Quando alzo le mie mani mi accorgo che sono vuote, che non ho nulla da offrire, anzi ho bisogno di ricevere dalla Sua infinita grazia. Ma possono essere vuote anche perché le ho svuotate dei miei convincimenti, delle mie inutili opere, dei rancori e delle amarezze patite. Proprio come scriveva Paolo a Timoteo: “Io voglio dunque che gli uomini preghino in ogni luogo, alzando mani pure, senza ira e senza dispute” (1Timoteo 2:8).

 

Chi ha bambini piccoli o ricordi inerenti la loro infanzia ricorderà che quando rientrava a casa questi accorrevano con le braccia alzate, desiderando un abbraccio, di essere sollevati e coccolati. Questo potrebbe corrispondere a quel che chiediamo a Dio quando alziamo le nostre braccia nell’adorazione. Quanto meno un desiderio di toccarLo e di sentirlo a noi vicino, presente. La ricerca di trovare risposta al bisogno più profondo. “Tendo le mani verso di te; l'anima mia, come arida terra, è assetata di te” (Salmo 143:6). Nello stesso tempo, le nostre braccia sono alzate per innalzare simbolicamente Gesù. Non che abbiamo questo potere, ma per esprimere che è degno di gloria. Quando innalziamo Lui, abbassiamo noi al cospetto della Sua signoria. Quando le mani si protendono verso Dio credo sia impossibile aggrapparsi ad altri o ad altro. La nostra totale fiducia si sta volgendo a Lui per essere colmati delle Sue benedizioni ed essere finanche esauditi nelle nostre preghiere. Ci uniamo così al salmista: “La mia preghiera sia in tua presenza come l'incenso, l'elevazione delle mie mani come il sacrificio della sera” (Salmo 141:2). Tornando all’episodio di Mosè, alzare le mani è proclamare la vittoria: “quando Mosè teneva le mani alzate, Israele vinceva; e quando le abbassava, vinceva Amalec”. Questo dovrebbe incoraggiarci a non mollare mai la presa, a non lasciarci andare. Semmai a trovare il sostegno di chi ci aiuta a sollevare le nostre braccia per proclamare che “in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati” (Romani 8:37).

 

 

Devotional 34/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

20 agosto        Salmi 105-106; 1Corinti 3

21 agosto        Salmi 107-109; 1Corinti 4

22 agosto        Salmi 110-112; 1Corinti 5

23 agosto        Salmi 113-115; 1Corinti 6

24 agosto        Salmi 116-118; 1Corinti 7:1-19

25 agosto        Salmi 119:1-88; 1Corinti 7:20-40

26 agosto        Salmi 119:89-176; 1Corinti 8

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Il 23 agosto ricorre la Giornata Internazionale per la memoria della Tratta degli Schiavi e per la sua Abolizione. Si levino preghiere per quanti sono vittime di traffici di vite umane e per coloro chiamati a trovare soluzioni.

 

 

Foto di Matteo Canessa, www.freeimages.com

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