Dissoda il tuo campo

29.08.2018

 

Dopo un lungo excursus sulla condizione generale, il profeta Osea paragona il popolo d’Israele del suo tempo a una prostituta. Eppure un tempo “Israele era una vigna rigogliosa, che dava frutto in abbondanza…” (Osea 10:1a), ed il popolo era riconoscente per ciò che aveva: “più abbondava il suo frutto, più moltiplicava gli altari; più bello era il suo paese, più belle faceva le sue statue” (v. 1b). Anche noi riconosciamo che la nostra vita è un dono e un’opportunità che abbiamo ricevuto; per questo il nostro desiderio è che possa essere una vigna rigogliosa piena di frutti. Spesso, invece, capita che non abbiamo tale riconoscenza e non eleviamo alcuna lode a Dio, anzi ci ricordiamo di cercarLo solo quando giunge la carestia e le volpi hanno guastato la vigna. Chissà perché sono pochi quelli che possono testimoniare di aver incontrato il Signore in un momento sereno, mentre la maggior parte l’ha cercato in momenti di difficoltà e disperazione. Per tutti però vale che Egli si è fatto trovare quando lo abbiamo cercato: “invocami nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai” (Salmi 50:15).

 

Israele rimase fedele al Signore fin quando le cose non mutarono e il loro cuore cominciò ad essere diviso. Dovremmo chiederci se anche il nostro cuore oggi è diviso, se ci sono sentimenti contrastanti. Siamo portati a scaricarci e a chiederGli di intervenire affinché lo sani, demandando tutta l’opera a Lui. Ci fa comodo rimanere spettatori mentre Egli opera, ma non vada dimenticato ciò che l’apostolo Paolo dice alla chiesa di Corinto: “Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere” (1 Corinzi 3:6). Questo a dimostrazione di un lavoro nostro che precede l’intervento divino. Solo dopo aver collaborato Egli benedirà l’opera delle nostre mani. Un campo necessita di essere arato prima della semina arato: “Seminate secondo giustizia e farete raccolti di misericordia; dissodatevi un campo nuovo, poiché è tempo di cercare il Signore, finché egli non venga, e non spanda su di voi la pioggia della giustizia” (v. 12). Per far sì che si spanda su noi la Sua giustizia è necessario che dissodiamo il nostro campo non coltivato. Viene immediato pensare che il riferimento sia al nostro cuore: vi conserviamo i sentimenti, gli affetti, e non solo. Ci sono sentimenti di rancore, cattiveria, ira e molto ancora. L’invito della Scrittura è a rivoltarlo, fermarci e controllare cosa vi è in esso, se vi abbiamo piantato buona semenza.

 

La parabola del seminatore ci ricorda che questi uscì e gettò buoni semi nel suo campo. Sul terreno però vi erano rocce che impedirono ad alcuni di penetrare nel terreno. Esisteranno sempre spine, come i cattivi pensieri, le azioni sbagliate, le quali tentano di spegnere l’opera dello Spirito. Il risveglio che ci deve raggiungere non potrà mai venirci addosso dall’alto ma partirà sempre dal basso, dal nostro cuore, dal nostro campo dissodato e predisposto, da un intimo desiderio di cambiare vita. Sappiamo bene che non è lo Spirito che ci converte, Egli ci convince della nostra condizione, mostra la nostra perdizione, di come moriremo se non cambiamo e che finiremo all’inferno. Siamo, però, a noi decidere cosa fare, dove condurre la nostra vita. Ecco perché ci vuole coraggio per esaminare se stessi. Il Signore ha piantato tante cose buone nella nostra vita, purtroppo non Gli siamo abbastanza riconoscenti, anzi chiediamo altro incessantemente. Dovremmo invece esaminare il nostro animo e chiederci quante volte vi è piovuto, quanti alberi vi sono stati piantati, quanta provvidenza vi sia già giunta: lavoro, famiglia e tutto ciò che ci circonda. Se fosse presente in noi un reale senso di gratitudine, saremmo intenti tutti i giorni a dissodare il nostro campo. Chiederemmo a Dio di piantare alberi e di far piovere su essi, di venire a visitare il giardino del nostro cuore, luogo di incontro e di dialogo con Lui, e per questo dovremmo tenerlo sempre in maniera degna Sua presenza.

 

Il nostro, allora, è un impegno a dissodarlo, un lavoro questo che non può essere demandato a terzi, ma che spetta esclusivamente a noi. Possiamo ricevere o dare aiuto, ma mai sostituirci o sostituire, poiché l’azione è personale. L’elenco delle spine, dei peccati che ci sono annidati è lungo, però a prescindere di quanti e quali siano essi vanno sradicati. Dopo aver deciso di svoltare pagina, il secondo passo è chiedere aiuto a Dio per mettere a posto, considerando che siamo noi in prima persona a doverlo fare ed Egli ci assisterà. Anche il popolo d’Israele, quando ricevette la manna dal cielo, dovette raccoglierla di persona, questo a dimostrazione che Egli ci vuole come Suoi collaboratori e non come delle marionette che manovra a Suo piacimento. La grazia di Dio è sì "irresistibile", ma non forza alcuno. Il Suo consiglio a ripulire il campo del nostro cuore ci giunge come un invito, affinché piogge di benedizioni possano arrivare ad inondarci. Se ci disponiamo Egli ci benedirà, ma siamo invitati ad esaminarci e ad iniziare un cammino nuovo. Siamo chiamati ad assumere la piena responsabilità verso la vita che ci ha donato, e nella quale abbiamo fatto entrare pietre e rocce. Con l’aiuto e la guida dello Spirito saremo capaci di rivoltare la nostra vita, per cambiarla e vivere secondo la Sua volontà.

 

 

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Foto di H. Dreyer, www.freeimages.com

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