Il vignaiolo

23.09.2018

 

Ma quegli gli rispose e disse: "Signore, lascialo ancora quest'anno,

finché lo scalzi e gli metta del letame e se fa frutto, bene; altrimenti, in avvenire lo taglierai".

Luca 13:8-9

 

 

Gesù proponeva attraverso le parabole insegnamenti di assoluta profondità. A differenza di parabole commentate, in questo caso i Vangeli non ci offrono spiegazioni, ma ci mostrano come il racconto sia legato ad un episodio anteriore, quando fatti di cronaca erano stati oggetto di domande al Maestro: Pilato che aveva ordinato l’uccisione di persone che svolgevano i loro sacrifici religiosi; la caduta della torre di Siloe sotto le cui macerie erano morte diverse decine di individui. Episodi simili a quelli dei nostri giorni, ove quotidianamente si annoverano morti per mano violenta, per tragedie o per eventi naturali. Nella cultura giudaica si riteneva che chi perisse di morte violenta o per incidente fosse colpevole dinanzi a Dio e che gli eventi, non fossero altro che il palesarsi della giustizia divina o comunque una conseguenza del peccato, nel solco che “si raccoglie quel che si semina”: si guardi a Giobbe e alle accuse dei suoi amici. Dinanzi a questi interrogativi Gesù fece conoscere ai discepoli che quella concezione non corrispondeva a vero, raccomandando loro che l’unica vera preoccupazione doveva essere il ravvedimento, in mancanza del quale sarebbero anche loro periti come quelle persone: vi è una morte che aspetta tutti quelli che non si ravvedono e che non prendono coscienza della loro condizione.

 

Per trasferire questo insegnamento il Signore narrò di un fico collocato in una vigna affidata alle sapienti cure di un vignaiolo. Dinanzi al fatto che il fico era al terzo anno in cui non produceva frutti il padrone del terreno chiese al vignaiolo di tagliarlo. Questi avrebbe potuto semplicemente obbedire, ossequiando la decisione del padrone e non ponendosi alcuno scrupolo per il lavoro finora svolto. Invece, mosso nel profondo, propose una soluzione alternativa: «Signore lascialo ancora quest’anno, finché lo scalzi e gli metta del letame …», prendendo così del tempo. La figura del vignaiolo può rappresentare, allora, tutti coloro che nella chiesa (la vigna del Signore) hanno delle responsabilità nei confronti di qualcuno. Responsabilità può essere qualsiasi servizio o mansione svolta per il bene dell’altro, individualmente e collettivamente. Di solito si tende a caricare - forse dovrei dire, scaricare - la responsabilità sui ministri principali, onerandoli di ogni soluzione a qualsiasi bisogno comunitario.

 

Quale fu l’atteggiamento del vignaiolo dinanzi a un fico che sembrava bello a vedersi ma che non produceva frutti? Dinanzi alla tentazione del padrone che gli diceva di tagliarlo, la Scrittura pone dinanzi i nostri occhi una perla, ossia che i vignaioli del Signore non sanno tagliare, né tantomeno sanno abbattere. Essi non distruggono, ma lavorano per l’edificazione, per il recupero e per la crescita delle piante che sono nell’opera del Signore, indistintamente e alla stessa stregua. Inoltre, il vignaiolo della parabola appare colpito nell’intimo da un sentimento di rivalsa: si sente responsabile di quell’albero, non riesce a passarci sopra, limitandosi ad obbedire a un ordine, che non tira in ballo la sua persona, ma toglie vita a uno degli alberi affidati alle sue cure. Nel guardare nelle nostre vigne, quante volte in qualità di servi o responsabili potremmo sentirci colpevoli di aver in qualche occasione resistito allo Spirito, opposto le nostre buone ragioni a un’opera in contrasto con i nostri ragionamenti. Ogni albero abbattuto è una sconfitta per tutti, per il padrone, il vignaiolo e l’albero stesso. Ed è per questo che il nostro vignaiolo intercedette affinché si aspettasse: “Hai atteso tre anni, te ne chiedo un altro”. Questi non solo pregò ed intercedette ma si assunse anche delle responsabilità.

 

 

Devotional 39/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

24 settembre   Cantico dei C. 4-5; Galati 3

25 settembre   Cantico dei C. 6-8; Galati 4

26 settembre   Isaia 1-2; Galati 5

27 settembre   Isaia 3-4; Galati 6

28 settembre   Isaia 5-6; Efesi 1

29 settembre   Isaia 7-8; Efesi 2

30 settembre   Isaia 9-10; Efesi 3

 

Il 30 settembre del 1452 Johan Gutenberg stampa la Bibbia, il primo libro a essere riprodotto con caratteri mobili. Senza quest’opera chissà se avessimo avuto la Riforma.

 

 

Foto di Lorie Aguirre, www.freeimages.com

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