Davanti alla morte

27.10.2018

 
I legami della morte mi avevano circondato, mi aveva raggiunto la disgrazia e il dolore.
Ma io invocai il nome del Signore: «Signore, libera l’anima mia!» 
Salmo 116:3-4

 

 

Parlare di morte è sempre ostico per l’istintiva repulsione di ciascuno. Eppure siamo un paese che va sempre più invecchiando e di conseguenza siamo costretti a fare i conti con un progressivo aumento della mortalità. Il grido del salmista “Signore, libera l’anima mia!” nasce da una situazione di turbamento e angoscia, a tutti noi familiare lungo il cammino di questa vita. Eppure si trova in un salmo di ringraziamento, in cui l’orante ringrazia il Signore perché la sua supplica è stata ascoltata. La certezza che ci spinge alla preghiera è che Dio ha l’orecchio teso al nostro ascolto. Egli non è sordo nei confronti di chi si rivolge a Lui. Per questo, qualunque sia la circostanza, anche quando la portata del dolore sembra sopraffarci, il cuore credente leva la sua voce: “Signore, liberami”. Il salmo ci rivela poi “Ho creduto perciò ho parlato” (116:10). La certezza dell’essere ascoltati ha le sue radici nella fede in un Dio misericordioso, pietoso e giusto, che non spegne il lucignolo fumante. La proposta del salmo è una fiaccola di speranza e di incoraggiamento per ogni credente che, in ogni tempo e in ogni luogo, si trovi a fare esperienza del male in ogni forma esso si presenti. Perché comunque e ovunque aggiungeremo: “Ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo” (1Corinzi 15:57).

 

Nel pensare alla morte, ecco allora che il 2 novembre e nei giorni precedenti si nota nei pressi di un cimitero un via via senza sosta. Quello che di solito è il luogo del pianto e del distacco sembra diventare per poco tempo una finestra sull’al di là. Qualcuno ricorderà la strofa iniziale della poesia A’ livella di Antonio De Curtis, in arte Totò, che richiama un dovere comandato dalla tradizione religiosa cattolica. I morti e con essi il cimitero sono parte di ciascuno di noi, così come dell’immaginario collettivo. Intorno ad essi ruotano paure e sogni, racconti di famiglia e leggende fantasiose, speranze e disperazioni. La cura dei loculi, l’abbellimento della tomba, l’accensione di luci e lampade di varie forme e dimensioni pare essere un modo per ridare vita a chi là dentro oramai ha lasciato solo il corpo (se ancora vi è). Ma se parli con le persone c’è chi crede che questo sia un modo per dare pace alle anime che vanno in giro, acquetare l’anima del parente a cui era stato fatto uno sgarbo: retaggio di una religiosità popolare senza alcun fondamento biblico. Dovremmo tutti adoperarci a manifestare in vita i nostri sentimenti per i cari che Dio ha posto intorno a noi, e se proprio vogliamo offrire un fiore in ricordo dei cari defunti facciamolo nel silenzio senza cercare l’approvazione di qualcuno.

 

Consapevoli della costante vicinanza della morte, sforziamoci di vivere il presente nella beata speranza della resurrezione insieme a tutti i santi, semmai il Signore non dovesse tornare prima, per essere sempre con Lui secondo quanto dichiarato dall’apostolo Paolo: “perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo;  poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre con il Signore” (1Tessalonicesi 4:16-17).

 

 

Devotional 44/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

29 ottobre       Geremia 18-19; 2 Timoteo 3

30 ottobre       Geremia 20-21; 2 Timoteo 4

31 ottobre       Geremia 22-23; Tito 1

01 novembre  Geremia 24-26; Tito 2

02 novembre  Geremia 27-29; Tito 3

03 novembre  Geremia 30-31; Filemone

04 novembre  Geremia 32-33; Ebrei 1

 

 

Memoria

Il 31 ottobre 1517 consegna a molti credenti evangelici il ricordo di un inizio, la scintilla della protesta, quando il monaco sassone Lutero con il gesto dell'affissione delle 95 tesi sul portone della cattedrale di Wittenberg dava "fuoco" alla Riforma.

 

 

Foto di dantesz, www.freeimages.com

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