Al servizio del Re

10.11.2018

 

Intanto il Filisteo si faceva avanti mattina e sera; si presentò così per quaranta giorni. 

1 Samuele 17:16

 

Ad un certo punto della sua vita, Saul si trova a vivere un disagio dell’anima dovuto ad un forte turbamento causato da uno “spirito cattivo” (1 Samuele 16). Un suo servo gli consiglia come palliativo la musica, suggerendo anche il ragazzo che avrebbe potuto allietarlo: uno dei figli di Isai, buon suonatore ma anche forte, valoroso, di bello aspetto e soprattutto l’Eterno era con lui (v. 18). Davide viene scelto perché la sua testimonianza lo precede. Nonostante fosse un uomo “forte e valoroso” e che lavorasse alla corte del re, Davide viene escluso dalla battaglia contro i Filistei (1 Samuele 17), probabilmente perché troppo giovane, ancora immaturo per la guerra. Per quaranta giorni continue minacce sono mosse dal più forte dei guerrieri filistei, Goliat, il quale chiedeva un confronto uno ad uno. Il numero quaranta ha un valore rappresentativo nella Scrittura, è menzionato in varie situazioni e rappresenta una difficoltà da affrontare cui sussegue un cambiamento. Nella vita di ognuno arrivano quei “quaranta giorni e quelle quaranta notti”. Fu dopo quel tempo che Isai mandò Davide sul luogo della battaglia a portare viveri ai suoi fratelli. Lì udì le parole minacciose di Golia e ne fu scosso. Dopo quaranta giorni lo Spirito risvegliò qualcuno affinché cambiassero le vicende del popolo d’Israele.

 

Il fratello di Davide non entusiasta della sua discesa in campo, lo insultò accusandolo di orgoglio e malignità (v. 28), ma chi è spinto dalla mano di Dio non conosce ostacolo insormontabile. Per vedere avanzare il regno di Dio occorre proporsi e non nascondersi. Saul cercava di proteggere la vita del ragazzo, così come oggi farebbe ogni buon servitore verso la schiera di coloro che si predispongono a voler servire l’Eterno. Saul si spogliò della sua armatura per passarla a Davide (v. 32), risultò troppo grande. Non possiamo vestire i panni o il nome di altri, ma dobbiamo essere noi stessi. Il ragazzo prese il suo bastone e, recatosi al fiume, prese cinque pietre. I sassi raccolti hanno anch’essi un significato, essi rappresentano la capacità, la possibilità ed il potenziale nel servire: non adoperati tutti nello stesso momento, ma nel corso del servizio torneranno tutti utili. Una volta sul campo Goliat disprezza Davide, il ragazzo dai capelli rossicci. Mentre il nemico usa le nostre diversità per farci sentire inferiore, il Signore invece le usa come nostro punto di distinzione dagli altri e come nostra forza peculiare: Egli ci rende particolari ai Suoi occhi. Sa prendere quello che gli altri disprezzano per mostrare la Sua sapienza e per renderlo forte. Davide non reagì al disprezzo di Goliat, non cerca plauso e gloria, bensì ha a cuore Colui che serve: “Tu vieni verso di me con la spada, con la lancia e con il giavellotto; ma io vengo verso di te nel nome del Signore degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele che tu hai insultate. Oggi il Signore ti darà nelle mie mani e io ti abbatterò”(vv. 45-46a).

 

Stupisce la chiusa della storia con Saul che chiede a Davide chi fosse la sua famiglia. Com’è possibile che il re, nonostante il ragazzo fosse stato al suo servizio, non lo conosceva affatto? Ciò accade anche nell’opera di Dio, dove a qualche servitore può sfuggire di conoscere a fondo coloro che si prodigano per il servizio. Nonostante ciò la nostra scelta è servire il Signore e occuparci dell’avanzamento del regno Suo. Sia questo il nostro unico e solo interesse, senza preoccuparci di essere conosciuti o elogiati da altri.

 

 

Devotional 46/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

12 novembre  Geremia 51-52; Ebrei 9

13 novembre  Lamentazioni 1-2; Ebrei 10:1-18

14 novembre  Lamentazioni 3-5; Ebrei 10:19-39

15 novembre  Ezechiele 1-2; Ebrei 11:1-19

16 novembre  Ezechiele 3-4; Ebrei 11:20-40

17 novembre  Ezechiele 5-7; Ebrei 12

18 novembre  Ezechiele 8-10; Ebrei 13

 

 

Foto di Pellinni, www.freeimages.com

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