Non me ne importa!

14.11.2018

 

Chissà quante volte la tua giornata sarà stata come questa: uscendo di casa trovi davanti al portone una quantità imprecisata di mozziconi gettati dal tuo vicino o da chi passava di lì. E semmai provi a chiedere rispetto per te e per la strada, ti senti dire: “Non me ne importa”. Volti le spalle e sali in macchina. Sforzando di dimenticare i mozziconi, ti prepari ad affrontare il caotico traffico mattutino. Mentre sei in coda, davanti a te il guidatore abbassa il finestrino. Tu pensi abbia bisogno di una salubre boccata d’aria, ma vedi che lascia cadere un fazzolettino arrotolato contenente un po’ dei suoi germi. Sull’altro lato, un altro finestrino viene giù per far volare una cicca o il pacchetto vuoto di sigarette. Tu pensi: “Guarda che civiltà, che ne sarà mai della nostra terra”, mentre i finestrini tornano a chiudersi, la coda riparte e ciascuno senza fiatare ti dice: “Non me ne importa”.

 

Riparti, ma poi ti rifermi. C’è traffico. Al tuo fianco, un fuoristrada, uno di quelli imponenti, stile americano con il cassone scoperto. Avrà consumi di un tir e inquinerà altrettanto. Giri lo sguardo e all’interno un giovanotto, lindo e lucido, occhiali specchiati, che impugna il suo cellulare, non reputando abbastanza chic usare il vivavoce del pick-up. Non provi alcuna ammirazione, né la più pallida invidia, ma in quell’istante un tremendo sconforto ti assale al pensare cosa è reputato da molti importante. Probabilmente il suo mega cassone non caricherà mai nulla di attinente a qualche onesto lavoro, perché serve solo per essere “fico”. Dell’inquinamento che produce il suo padrone non ha alcuna cognizione perché è uno di quelli che dice: “Non me ne importa”. Che dire del parlare a telefono mentre si è alla guida? Si tratta del diversivo preferito da molti, e la prima causa di incidenti nel nostro Paese.

 

Sei quasi esausto quando finalmente sei a lavoro. Uno sguardo agli ambienti e cosa noti? Luce accese in una stanza a pieno sole, computer avviato e collegato alla rete, climatizzatore impostato alle temperature glaciali per tenere la mente fresca, fotocopiatore e calcolatrice in funzione senza che nessuno le usi. Eppure a casa fai la guerra con tua moglie e i tuoi figli per ogni luce accesa inutilmente. Sarai mica uno di quelli che a lavoro si disinteressa dei consumi perché non paga lui e se qualcuno lo fa notare chiosa: “Non me ne importa”. Quando invece cerchi di farlo notare a un collega, ti senti dire che siamo di passaggio e che nonostante i tuoi sforzi sarà fatica persa. Ragiona così chi non ha mai pensato che seppur di passaggio un domani molto vicino ci saranno i nostri figli a dover fare i conti con questi nostri atteggiamenti.

 

La giornata di lavoro è finita, tra sprechi e fatica si torna a casa. Probabilmente qualche incontro si ripete, ma sei stanco e non hai voglia di applicarti più di tanto. Arrivi a casa e c’è posta: la tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani, una di quelle buste che recano un grande dolore economico. Non lo percepisci come un problema, anzi ritieni sia tuo dovere, per giunta nel tuo comune la raccolta funziona e si fa con ottimi risultati anche la differenziata. Almeno un po’ di civiltà che avanza. In fondo non è molto complesso dividere carta, plastica, vetro e umido. Eppure c’è ancora chi preferisce ammassarli, perché c’è del losco da nascondere. Ecco che lungo il ciglio delle strade che circondano casa tua, ammassi di rifiuti vari e, inconcepibilmente, anche rifiuti quotidiani che andrebbero regolarmente ritirati, ma che qualcuno si diverte a depositare in giro per la città. Tu ti arrabbi e non dici “Non me ne importa”, ma lui sì. Gli basta non averli fuori casa sua.

 

Quanto basterebbe per avere un territorio ecologicamente più in salute? A furia di dire “Non me ne importa”, stiamo accelerando la creazione di “nuovi cieli e nuova terra”, visto che quelli che ci ospitano non ne possono più di noi. Il clima impazzito ci sta allertando, presentandoci sempre più sovente amari resoconti. Il concetto che ho di cristianesimo spinge a chiedermi se mi sto sforzando di vivere onorando il mio Dio e curando quanto da Lui affidatomi: differenziare i rifiuti, valutare gli acquisti in funzione dei danni che possono recare, scegliere prodotti la cui filiera rispetta il creato e non sfrutti la mano d’opera … Cominciare a pensarci e a fare scelte responsabili potrà limitare i danni recati e forse offrire ai nostri figli un mondo accettabile. Non puoi voltare le spalle e dire: “Io vado per la mia strada”, perché questa strada dobbiamo percorrerla insieme e voltare le spalle non produrrà alcun cambiamento, ma ti allontanerà dai piani divini.

 

Spero di non averti tediato. Se, invece, l’ho fatto, sappi allora che a me ne importa!

 

 

Foto di Jose Luis Villanueva, www.freeimages.com

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