Il pianto

18.01.2019

 «l’Eterno ha dato ascolto alla voce del mio pianto»

Salmo 6:8

 

Il pianto è la prima modalità espressiva dell’uomo neonato. Alla nascita il vagito è considerato segnale di vitalità. Per diverse settimane il piccolo lo utilizzerà come espressione dei suoi bisogni e, di lì a poco, anche dei suoi desideri. Una volta cresciuto le lacrime assolveranno ad una funzione biologica quale il lavaggio dell’occhio, ma psicologicamente “puliranno l’anima” dagli eccessi di tensione. Studi psicologici riferiscono che l’88,8% delle persone si sente meglio dopo essersi sfogato con un bel pianto liberatorio. Anche se gli uomini lo fanno, in media, solo 7 volte all’anno, contro le 47 delle donne. Curiosa poi la notizia riportata dalla rivista Focus a maggio del 2013, che gli uomini d’affari giapponesi, per scaricare lo stress, hanno diffuso la moda, arrivata anche in Europa, dei crying club (club del pianto): locali in cui si va apposta per piangere assieme a perfetti sconosciuti. Molti di questi locali offrono un “aiuto” a chi non ha la lacrima facile: da film commoventi a cipolle e peperoncini.

 

Difficilmente il pianto ci ricorda momenti felici, anche se questi hanno conosciuto lacrime dolcissime di commozione e gioia. Pianto è sinonimo di amarezza, dolore e sofferenza. Come non ricordare Giobbe, familiare a molti: “Il mio viso è rosso di pianto, sulle mie palpebre si stende l’ombra di morte” (16:16), “la mia cetra non dà più che accenti di lutto, e la mia zampogna voce di pianto” (30:31). Anche il salmista non ne può più, è ormai “esausto a forza di gemere; ogni notte inondo di pianto il mio letto e bagno di lacrime il mio giaciglio”. Personalmente, quando penso al pianto e alle lacrime che si versano nel silenzio della notte, mi sovviene proprio la rassicurazione contenuta nel Salmo 6. Dio ascolta il nostro pianto, non il singhiozzare; preferisco pensare che a Lui le lacrime giungono come parole. Gli occhi che non hanno mai versato lacrime non possono comprendere quel che si prova quando si attraversa il deserto del silenzio.

 

Le lacrime sono più potenti di ogni parola. Suscitano sempre in chi le vede rigare il volto di una persona che soffre o che gioisce un moto dell’anima di partecipazione al dolore o alla gioia di chi le versa. Gli uomini e le donne della Bibbia appaiano con tutta la loro fragilità e debolezza. Dal Genesi all’Apocalisse le lacrime bagnano le pagine del racconto biblico, senza escludere neanche Gesù. Gesù piange dopo aver saputo che un suo caro amico, Lazzaro, è morto (Giovanni 11:32-36). Le Sue lacrime ci ricordano l’amore che Dio nutre per noi. Ci mostrano come Gesù soffra vedendoci soffrire. Egli lascia trasparire la sua reale compassione e piange davanti al dolore dei suoi amici. Ma Cristo, luce delle tenebre, trasforma le lacrime di tristezza in lacrime di gioia, risuscitando Lazzaro. Quando Gesù avvista Gerusalemme inizia a piangere: “Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: ‘Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi’”(Luca 19:41-42). Vede i peccati passati e futuri delle persone e gli si spezza il cuore. Dio, nostro Padre amorevole, si intristisce quando vede che ci stiamo allontanando da Lui. Molte spesso, però, abbandoniamo il Suo amore e seguiamo le nostre strade. I nostri peccati fanno piangere Gesù, ma per fortuna le Sue braccia sono sempre aperte per accoglierci quando torniamo da Lui.

 

 

Devotional 4/2019

Piano di lettura settimanale della Bibbia

21 gennaio     Esodo 1-3; Matteo 14:1-21   

22 gennaio     Esodo 4-6; Matteo 14:22-36

23 gennaio     Esodo 7-8; Matteo 15:1-20

24 gennaio     Esodo 9-11; Matteo 15:21-39

25 gennaio     Esodo 12-13; Matteo 16

26 gennaio     Esodo 14-15; Matteo 17

27 gennaio     Esodo 16-18; Matteo 18:1-20

 

Per non dimenticare

Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche giunsero ad Auschwitz e liberarono i superstiti del principale campo di sterminio nazista. Durante il nazismo ogni ebreo era costretto a indossare una tetra toppa di panno cucita a forma di una stella di David in Germania così come in ogni paese conquistato dai tedeschi, così da rendere distinguibile l’ebreo. Dal 2008 il 27 gennaio è la Giornata della memoria, un momento di riflessione sulla Shoah, lo sterminio pianificato di milioni di ebrei in Europa da parte del regime nazista e dei regimi fascisti suoi alleati.

 

Il 25 gennaio 1948 si spegnava a Poschiavo (Svizzera) Giovanni Luzzi, nato a Tschlin l’8 marzo 1856, pastore protestante e teologo, noto soprattutto per la sua traduzione della bibbia.

 

 

Foto di Martin Boulanger, www.freeimages.com

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