Il silenzio che parla

02.02.2019

 

Sto in silenzio, non apro bocca, perché sei tu che agisci.

Salmo 39:9

 

Tutto intorno a noi grida. Si levano grida di disperazione e aiuto in terre lontane e vicine. Si grida per invocare aiuto sulle acque del Mediterraneo, sotto le dittature asiatiche e sudamericane. Si elevano lamenti dalle prigioni e dalle case sature di violenza. Si alza la voce nella speranza che qualcuno ascolti e intervenga. Purtroppo la maggior parte delle grida restano inascoltate o quando si interviene è ormai troppo tardi. Questo è il triste finale di tanti fatti di cronaca. L’esperienza quotidiana di ogni uomo dimostra come la necessità di ricevere una parola o un aiuto rimanga a volte come sospesa nel vuoto nonostante la ricerca e il grido levato. Sarà per questo che molti indirizzano con ogni forza la propria voce direttamente al cielo, impiegando la poca fede disponibile. “A te grido, Signore; non restare in silenzio, mio Dio”, invocava il re Davide, “perché, se tu non mi parli, io sono come chi scende nella fossa” (Salmo 28:1). La sua fede gli dava sicurezza nel sapere che il suo grido non sarebbe rimasto inascoltato da Colui che aveva detto di invocarLo nella distretta e nell’avversità (Geremia 33:3; Salmo 50:15).

 

Le nostre grida possono però amplificare e aumentare il già tanto rumore che ci avvolge e ci confonde. Ecco allora che al grido l’anima matura preferisce il silenzio, perché il silenzio è spesso il «luogo» nel quale Dio ci aspetta, dove riusciremo ad ascoltare Lui invece di ascoltare il rumore della nostra stessa voce. Come non ricordare l’esperienza di Elia nella caverna dopo la fuga da Iezebel (1 Re 19:9-18) e il grido dei profeti di Baal. Il testo ebraico dice letteralmente che Elia nell’antro buio udì «il rumore o la voce di un silenzio leggero». Un paradosso linguistico con cui il testo suggerisce che il silenzio non è vuoto, ma pregno della presenza divina. E la Scrittura ci invita a entrare in questo silenzio se vogliamo incontrarlo. Così è per Elia, così era stato per Mosè, così sarà per Daniele nella fossa dei leoni. Così è ogni volta che ci troviamo ad attraversare un deserto esistenziale, quel luogo dove la parola viene meno e il silenzio regna.

 

La nostra umanità tende a gridare nella disperazione, per dare sfogo a quanto in noi fatica a restare calmo e sereno, dimostrando così la nostra difficoltà nel percepire in quell’ora l’amorevole e paterna vicinanza di Dio. Si tratta di un’esperienza comune a tutti, credenti e non, tendenzialmente protesi a provare la sensazione di un’apparente assenza di Dio. Se è vero che in alcune circostanze il Signore tace e noi rasentiamo la disperazione, le parole del salmista ci dicono che è opportuno invece che siamo noi a fare silenzio, mentre Egli agisce e porta a compimento la Sua opera. Fede! Ossia, credere, credere che ci ama, che è capace di intervenire in modi a noi sconosciuti, che trae il bene dal male con la Sua potenza. Così come per Elia il silenzio diventa condizione necessaria per lasciar parlare Dio, perché tante volte siamo noi che non lo lasciamo parlare, che non lo udiamo, a motivo del troppo “rumore” che è nella nostra vita. Anche con i suoi silenzi, Dio fa crescere la fede e fa «nuove tutte le cose». Forse dovremmo imparare a rispondere maggiormente al silenzio divino con un silenzio umano, attento, che ascolta e si affida fiducioso allo Spirito santo.

 

 

Devotional 6/2019

Piano di lettura settimanale della Bibbia

04 febbraio     Esodo 34-35; Matteo 22:23-46         

05 febbraio     Esodo 36-38; Matteo 23:1-22

06 febbraio     Esodo 39-40; Matteo 23:23-39

07 febbraio     Levitico 1-3; Matteo 24:1-28

08 febbraio     Levitico 4-5; Matteo 24:29-51

09 febbraio     Levitico 6-7; Matteo 25:1-30

10 febbraio     Levitico 8-10; Matteo 25:31-46

 

Il 4 febbraio 1906 nasceva a Breslavia Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco, protagonista della resistenza al Nazismo e apprezzato in ambito anche cattolico.

 

 

Foto di Ket Quanq, www.freeimages.com

 

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