Collaboratori nell’opera

10.03.2019

 

Esorto Evodia ed esorto Sintìche a essere concordi nel Signore. 

Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato

per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita.

Filippesi 4:2-3

 

La prima comunità europea fondata a Filippi dall’azione missionaria di Paolo e del suo team è associata nel racconto di Luca alla conversione di Lidia, una commerciante di porpora di Tiatiri. Lei e tutta la sua famiglia si fanno battezzare da Paolo e Sila, giunti in citta ad una riunione di preghiera di donne nei pressi del fiume. Questi, dopo la liberazione dalla prigione, tornano a casa sua, dove probabilmente oltre ad un alloggio per loro si tenevano le riunioni della nascente comunità cristiana. Lidia non è l’unica donna coinvolta direttamente nell’opera. Le prime comunità cristiane nascevano infatti come “chiese domestiche”, strutturate attorno alla casa che alcuni credenti mettevano a disposizione degli apostoli. Il Nuovo Testamento riferisce di altre donne ricche o di una certa rilevanza tra le principali benefattrici e che godono di considerazione tale da dare loro volto e nomi: Tabita di Giaffa (Atti 9:36-42), Maria, madre di Giovanni Marco (Atti 12:12-17), Damaris di Atene (Atti 17:34), donne illustri di Tessalonica e Berea (Atti 17:4-12), Priscilla e suo marito Aquila (Atti 18:2-3; 1 Corinzi 16:19; Romani 16:5), Febe (Romani 16:1-2). Lo stesso apostolo Paolo, spesso ritenuto frettolosamente maschilista, nei saluti finali e nelle raccomandazioni di ogni lettera, annovera tra i suoi collaboratori più stretti delle donne. A Filippi, Evodia e Sintiche sono causa nello specifico di preoccupazione da parte di Paolo, che le invita a trovare concordia tra loro, e fa appello all’intervento del fedele collaboratore. Le scarne notizie e i pochi dati non consentono di fare grandi disquisizioni né congetture relativamente al motivo del loro contendere.

 

L’apostolo definisce entrambe, insieme a Clemente e ad altri non citati per nome, come “collaboratore”. Si tratta di un titolo attribuito da Paolo indistintamente a uomini e a donne con funzione di guida, e mai i credenti in generale. Oltre ad Evodia, Sintiche e Clemente il termine è attribuito negli scritti paolini a Epafrodito (Filippesi 2:25), Priscilla (Romani 16:3), Timoteo (Romani 16:21), Apollo (1 Corinzi 3:9), Tito (2 Corinzi 8:23) e Filemone (Filemone 1). Il termine descrive sul fatto di lavorare fianco a fianco con Paolo sia nella missione sia nell’istituzione e nella crescita di una determinata comunità. Di costoro è detto che “hanno lottato insieme”, “che si sono affaticati” o “impegnati duramente”. Percepiamo quindi una condivisione delle fatiche dell’apostolo, il quale è alleggerito da tale e tanto aiuto nelle catene sopportate, negli oltraggi subiti e in tutte le sofferenze e i pericoli. Lottare insieme ha un orizzonte missionario ed evoca una disponibilità anche a soffrire per la causa del Vangelo, nella consapevolezza che “colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica. Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio” (1 Corinti 3:8-9). Ogni comunità edificata dal sommo costruttore (Salmo 127:1) necessità di uomini e donne disposti a collaborare (ad affaticarsi) per il suo sviluppo e il benessere comune. La mia preghiera è che ciascuno di noi possa fare parte di una squadra missionaria e apostolica.

 

 

Devotional 11/2019

Piano di lettura settimanale della Bibbia

11 marzo       Deuteronomio 13-15; Marco 12:28-44         

12 marzo       Deuteronomio 16-18; Marco 13:1-20

13 marzo       Deuteronomio 19-21; Marco 13:21-37

14 marzo       Deuteronomio 22-24; Marco 14:1-26

15 marzo       Deuteronomio 25-27; Marco 14:27-53

16 marzo       Deuteronomio 28-29; Marco 14:54-72

17 marzo       Deuteronomio 30-31; Marco 15:1-25

 

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La festa del papà

Il 17 marzo nell’Impero Romano si celebravano le Baccanali, feste in onore del dio Bacco. Inizialmente celebrate dalle donne, senza la presenza di uomini, duravano tre giorni. Fu la sacerdotessa Paculla Minia Campana che introdusse la presenza degli uomini, portò le cerimonie di notte e i giorni a cinque, rendendola una festa immorale. La chiesa cercò di porre rimedio a questi costumi con un richiamo ad una festa dedicata a Giuseppe, padre terreno di Gesù. Ai nostri giorni, l’usanza di dedicare una giornata alla celebrazione dell’amore paterno proviene dagli Stati Uniti. La prima volta della festa sembra essere  stata il 5 luglio 1908 a Fairmont in West Virginia, presso la chiesa metodista locale. Altri la collegano alla signora Sonora Smart Dodd, che ispirata dal sermone ascoltato in chiesa in occasione della festa della mamma, decise di organizzare una festa in onore di suo padre, veterano della guerra di secessione americana, in occasione del suo compleanno, il 19 giugno del 1910. Da allora la festa del papà si è diffusa in tutto il mondo, anche se il giorno della sua celebrazione varia: molti paesi hanno mantenuto la terza domenica di giugno, mentre nei paesi di tradizione cattolica viene fatta coincidere con il 19 marzo, giorno di san Giuseppe.

 

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Foto di Teak Sato, www.freeimages.com

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