Affrontare la malattia

06.04.2019

 

Perciò noi non ci perdiamo d’animo; ma, anche se il nostro uomo esteriore va in rovina, pure quello interiore si rinnova di giorno in giorno.

2Corinti 4:16

 

In un modo o nell’altro, per esperienza propria o di un congiunto, prima o poi la vita ci mette di fronte qualche dura battaglia nel dover affrontare una malattia. Ci si ritrova così a fare i conti con la diagnosi di una malattia rara o di una certa gravità, durante la quale dai fondo a tutta la tua fede invocando un miracolo. Con il passare del tempo, il progredire della malattia mina le tue certezze e cominci a chiedere perché Dio non operi, pur sapendo che la Sua volontà è sovrana ed Egli opera come vuole. Resta il dilemma perché a volte il Signore guarisce ed altre no. Si tratta di un quesito difficile, cui si può /e deve) rispondere con una fede onesta, capace di riconoscere che Lui è Dio al di là dell’esaudimento delle nostre preghiere. Fino a quando ne abbiamo possibilità, preghiamo e crediamo che Dio può, e lo facciamo fino in fondo. Ma quando "nulla" accade (secondo i nostri desideri) restiamo sereni che Lui sa cosa è meglio. Come non volgere però un pensiero a chi si sta spendendo al fianco di un congiunto disabile, paralizzato … o a chi ha visto già spegnersi un figlio, il coniuge, un amico e non riesce ad accettarlo ancora.

 

Sicuramente inciderà il nostro credere e quanto ci è stato impartito in termini di fede condizionerà in bene o male le nostre azioni come le nostre reazioni. Non posso non prendere in considerazione il fatto che l’assoluto abbandono alle possibilità di Dio capaci di garantire guarigioni miracolose ha condotto verso forme di estremismo piuttosto discutibili e in qualche caso deleterie: si pensi all’avversione a qualunque cura medica nel trattamento delle malattie o per l’insistenza fuori luogo della ricerca della guarigione miracolosa a tutti i costi. Il panorama della fede pullula di sedicenti predicatori, i quali sostengono che dietro ogni malanno c’è sempre una realtà spirituale, negando con il prosciutto sugli occhi che seppure alcune infermità hanno origine in situazioni di peccato (si pensi alle infermità derivanti da abusi e dipendenze varie), altre sono figlie del nostro scellerato agire. Di riflesso poi ci sono quelli che vedono nella malattia una forma di maledizione o castigo divino, ignorando le sofferenze di chi ci ha dalle origini preceduto nel cammino della fede.

 

Potrebbe apparire crudele, ma come già fatto altrove, non esito ad ammettere che Dio non guarisce sempre. Sì, credo ai miracoli, alle promesse della Bibbia, altrimenti non sarei un credente biblico. Ma cerco di essere obiettivo. Credo che Dio ascolta sì le nostre preghiere (sempre!), ma che usi il fornelletto dell'afflizione a Sua discrezione per affinarci oltre la nostra comprensione. Non chiedetemi spiegazioni. Egli è Dio, comunque. Chi sono io a interrogarLo sul Suo agire? Solo uno dei tanti che qui è di passaggio, e come dice un caro conservo "prestato a questo mondo". Ben incoraggiava l’apostolo Paolo: "Perciò noi non ci perdiamo d’animo; ma, anche se il nostro uomo esteriore va in rovina, pure quello interiore si rinnova di giorno in giorno". Purtroppo la verità è che facciamo fatica a realizzare che la nostra meta è il Cielo. Dichiariamo che Gesù è andato avanti a prepararci un luogo dove accoglierci, che ha sparso il Suo sangue affinché ricevessimo salvezza e vita eterna, ma poi vogliamo a tutti i costi e in tutti i modi prolungare il nostro viaggio terreno di pellegrini. Ecco che se l’esteriore va in rovina, ma noi dobbiamo sincerarci dell’interiore che va rinnovandosi e preparandosi al grande giorno. Amorevolmente, se stai attraversando circostanze simili e avverti il fuoco dell’afflizione, posso consigliarti di non cercare perché o per come. Non sarà il massimo per alcuni, ma chissà che non dobbiamo imparare da Paolo a riconoscere che talune volte la Sua Grazia ci basta. Spero sinceramente di non alimentare mai illusioni, e di avere sempre la forza di accompagnare chi cammina nella valle dell’ombra della morte o della malattia, perché chi è nella sofferenza necessita di "accompagnamento" nel ricercare l’intervento divino o nell’accettare la malattia. Si può guarire come no, ma non dimentichiamo che riguarda solo il corpo, che non entrerà nel Regno dei Cieli.

 

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Devotional 15/2019

Piano di lettura settimanale della Bibbia

08 aprile        1Samuele 10-12; Luca 9:37-62

09 aprile        1Samuele 13-14; Luca 10:1-24

10 aprile        1Samuele 15-16; Luca 10:25-42

11 aprile        1Samuele 17-18; Luca 11:1-28

12 aprile        1Samuele 19-21; Luca 11:29-54

13 aprile        1Samuele 22-24; Luca 12:1-31

14 aprile        1Samuele 25-26; Luca 12:32-59

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Il 9 aprile nella memoria

Questa data accomuna due momenti significativi per il mondo evangelico. Era il 9 aprile del 1935 quando in Italia veniva diramata la circolare n. 600/158, la cosiddetta «Buffarini Guidi» - dal nome dell’allora sottosegretario del Ministero dell’Interno - che bandì il culto pentecostale «essendo risultato che esso si estrinseca e si concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza». Quel provvedimento, considerato il più grave atto di intolleranza religiosa che sia stato compiuto in Italia dopo l’Unità, ebbe gravi ripercussioni sulla vita di centinaia di persone e causò profonde sofferenze alle comunità pentecostali presenti su tutto il territorio.

All’alba del 9 aprile 1945 Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco e tra i protagonisti della resistenza al Nazismo, venne impiccato (a meno di 40anni) insieme ad altri congiurati nel campo di concentramento di Flossenbürg, pochi giorni prima della fine della guerra.

 

 

Foto di Walter Groesel, www.freeimages.com

 

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