Torna a casa da un paese lontano

24.04.2019

 

Giovane possidente di buona famiglia lascia casa e lavoro e si dà a una vita dissoluta, sperperando in poco tempo la sua ricchezza e finendo a pascolare i maiali per sopravvivere. Aumenta il numero di coloro che cercano nuove avventure o si allontanano per lasciare alle loro spalle un passato che non li soddisfaceva. Potrebbe essere questa una descrizione in chiave moderna del brano di Luca 15, una delle parabole più note, che racconta di un allontanamento volontario. «Disse ancora: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (Luca 15:11-20).

 

La parabola del figliol prodigo ci insegna che non ci devono essere dei punti d’arrivo. E ogni qualvolta pensi di essere a un punto d’arrivo quello non è altro invece che l'ennesimo punto di partenza. Per questo la vita del cristiano non può avere obiettivi terreni finali, e se vogliamo fissarne, saranno semplicemente delle tappe: ciascuna rappresenterà l’inizio di un percorso successivo. Se conosci un po’ il ciclismo, non avrai difficoltà a rappresentare la tua vita come un percorso a tappe. Raggiunto un traguardo la corsa non è finita, terminata la tappa il giorno dopo si continua fino al traguardo ultimo. La nostra corsa terminerà solo quando vedremo il traguardo della presenza del Signore, quando (in maniera figurata) Egli ci sventolerà davanti la bandiera a scacchi e ci dirà: “Sei arrivato! È terminata la tua corsa, entra benedetto dal Padre mio!”. Questo aveva in mente l’apostolo Paolo quando guardava alla sua vita e ragionava in termini di corsa: “Io vedo davanti a me il compimento della mia corsa, vedo davanti a me il traguardo e con esso il premio di questo palio che il Signore mi ha dato grazia di vivere e di correre”. Cosa centra ciò con la storia di Luca? La figura del giovane può rappresentare la nostra esistenza. Ciascuno di noi ha una collocazione sociale, una dimora, un ambiente sociale e soprattutto uno familiare, che lo riguarda in quanto parte di quella realtà. Il nostro giovane aveva la sua posizione, la sua casa, la sua famiglia, ma un giorno va dal padre … Non c’è la figura della madre, non sappiamo se era in vita o se fosse morta. Questo giovane figlio va’ dal padre e cosa fa? Chiede la parte della sua eredità (aveva un’eredità promessa!) e nel momento in cui si reca dal padre, il testo non ci dice che avesse in mente di andarsene. Non dice al padre: “Me ne voglio andare, voglio fare la mia esperienza, camminare lontano dalla tua presenza, voglio fare un percorso per fatti miei”. Il verso successivo ci informa che non molti giorni dopo, raccolta ogni cosa, se ne andò. Probabilmente stava premeditando questa decisione. Intercorre però un lasso di tempo tra l’andare dal padre a chiedergli la parte di eredità e il giorno della sua partenza: pochi giorni. Quanti pochi giorni ci ritroviamo a vivere tra quando facciamo un pensiero e il metterlo in pratica? Dal momento in cui pensiamo di compiere un’azione, dal momento in cui la concepiamo e realizziamo nella mente, fino a quando la poniamo in essere, ci sono sempre dei giorni, a volte sono pochi, altre volte molti. In questo frangente la nostra decisione può divenire più forte e matura o può cambiare. Da chi o da cosa può essere modificata? Dal considerare la bontà di coloro che fanno parte della nostra vita. Il giovane è andato dal padre a presentare la sua richiesta e il genitore glielo ha dato senza sollevare obiezioni, senza porre alcuna opposizione. Questo padre sembra conoscere le intenzioni del figlio, gli concede ciò che gli ha chiesto e lo lascia ai suoi pensieri, alle sue (in)decisioni.

 

Questo momento mi ricorda una storia dei padri del deserto: Rabbi Levi era sul ciglio della strada, quando un giorno vede passare un uomo che correva. Rabbi Levi si rivolse a costui: “Perché corri?”. “Corro per raggiungere la mia buona sorte, corro per raggiungere la benedizione di Dio, corro per raggiungere ciò che Dio mi ha messo davanti”. Nella sua sapienza Rabbi lo incalza: “Ma perché corri?”. Fin quando tu correrai Dio non potrà darti ciò che ha disposto e preparato per la tua vita. Dio stesso non riuscirà a raggiungerti. Fermati e permetti a Dio di raggiungere la tua vita! Questo giovane decide di partire, di fare la sua corsa, di cominciare una nuova tappa. Parte e dove va? In un paese lontano. Non poteva andare in un paese vicino? La Scrittura dichiara che la sua scelta lo porta lontano dalla casa del padre, lontano dalla presenza di Dio, perché quando pensiamo di cambiare vita, di lasciare il passato alle nostre spalle, siamo spinti ad andare lontano, il più lontano possibile dai nostri sentimenti, dalle nostre passioni, ad allontanarci il più possibile dalla casa che ci ha accolti, dato calore, dove c’è il padre, dove c’è il fratello, dove ci sono quelli che hanno condiviso con noi tante esperienze, o che forse non ci hanno compresi.Il paese lontano però non è sinonimo di felicità. La parabola racconta che proprio lì arriva una carestia: finiscono i soldi, svaniscono i beni, spariscono gli amici, sparisce tutto quello che poteva apparire una vita spensierata e senza preoccupazioni. Anche nel paese lontano prima o poi arriva la carestia, bisogna fare i conti con le difficoltà. Allora dobbiamo tener conto delle nostre scelte. Se decidiamo di andar lontano da chi ci ama, lontano dalla casa del padre, lontano dal nostro Dio, nel momento della carestia, quasi sempre, ci ritroveremo da soli. La carestia mi fa sovvenire un’altra storia biblica. Giacobbe e i suoi figli, a motivo della carestia che aveva colpito il paese d’Israele, decisero di andare in Egitto dove c’era cibo e granai pieni. Giunti in loco, in cambio di cibo prima dovettero vendere i loro beni, poi rinunciare alle loro terre, ai loro animali fino a cedere la loro stessa vita. Per avere da mangiare in un paese da lontano divennero gradualmente schiavi degli egiziani.

 

Il giovane della parabola pur di avere qualcosa da mangiare accetta di andare a pascolare i maiali. Il testo ci dice che desiderava mangiare le carrube dei porci ma non ne aveva, vuol dire che mangiava meno degli animali che pascolava. Attenzione a quello che decidi di fare! Dove stai decidendo di condurre la tua vita?La Scrittura ci invita a tener conto che Dio ci tratta da figli, Egli lascia a noi le scelte, non ci impone nulla. Come il padre della parabola ci domanda: “Cosa vuoi che io ti dia? Ecco fanne quello che vuoi”. In alcun modo ci lega alla casa, ci costringe alla sua presenza, lascia invece che siamo noi a scegliere. Se e quando si decide di andare via, non sarà quello il momento più difficile. Credo che difficoltà maggiore si incontrerà nel dover poi riconoscere di aver fatto scelte errate, e decidere: “Torno a casa”. Il giovane era in mezzo ai porci, quando la grazia di Dio, quella grazia che ci rincorre, ci viene dietro e ci raggiunge soltanto nel momento in cui ci fermiamo, lo riportò in sé. Ricordate la storia di Rabbi Levi, fino a quando continuerai a correre, a guardar avanti sperando che il domani sia migliore, aspettando un incontro che cambierà la nostra via, Dio ci segue con il suo sguardo, ci rincorre la sua grazia. Nel momento in cui ti fermi la grazia di Dio ti investe e stravolge (riordina) i tuoi pensieri. Fin quando il giovane si è guardato attorno c’erano maiali, carrube, fango, puzza, vestiti logori, fame, miseria in un paese lontano. Quando la grazia di Dio lo ha raggiunto, ha iniziato a riflettere e a chiedersi cosa stesse facendo. Cosa sto facendo della mia vita? Cosa ne è stato della mia dignità?

 

Ogni genitore quando un figlio fa la scelta di partire ha nel suo cuore e sulle sue labbra parole del tipo: “Il giorno in cui deciderai di tornare sappi che qui c’è un posto per te”. Queste sono le parole che Dio rivolge a ciascuno di noi, a te e a me. Qualunque cosa tu decida di fare ricordati che fin quando ci sarà la mia grazia, nella mia casa c’è un posto per te. Questo amore condusse il giovane a una maturazione. "Mi leverò e andrò da mio padre, tornerò a casa".Quanto è bello tornare a casa dopo un viaggio, lontano dagli affetti e dalle proprie mura. Si è invece tormentati, afflitti quando avendo provato a realizzare un sogno si deve prendere atto di un fallimento. Come è difficile in queste circostanze trovare il coraggio di tornare a casa. Ecco che chi non si lascia investire dalla grazia di Dio sarà travolto da tragici propositi come il suicidio, o sparire nell’ombra dell’anonimato facendo perdere ogni traccia. Chi invece si lascia investire dalla grazia di Dio non si vergognerà di dire come quel giovane: “Mi leverò e tornerò a casa, andrò da mio padre e gli dirò: Ho sbagliato, ho peccato contro di te, prendimi al tuo servizio come uno dei tuoi servi”. Nel verso 20 incontriamo per la seconda volta il termine lontano. La prima quando era andato in un paese lontano per non esser visto dal padre. Quando poi decide di tornare, la Scrittura dice che mentre era ancora “lontano”, suo padre lo vide. Noi andiamo lontano per non essere visti, ma l’occhio del padre quando siamo ancora lontani già ci vede. Il padre lo vede e ne ha compassione: gli corre incontro e lo abbraccia. Ciò conferma che è la grazia che ci corre dietro e ci viene incontro.

 

Nel momento in cui il figlio ha tirato il freno, si è fermato e si è voltato, non ha dovuto fare molta strada. È bastata la decisione e partire. Le parole che aveva pensato di dire non riuscirà a pronunciarle, perché l’amor di Dio ci ama incondizionatamente.Dio non aspetta i nostri discorsi, Egli attende un umile gesto del cuore, quel cuore convinto che non si può stare lontani dalla sua casa. Per te l’invito del mio cuore di amico, fratello e padre: “Torna a casa. Ritorna a casa, fratello. Ritorna a casa, sorella. Nella casa di Dio, del nostro Padre, c’è posto per ognuno di noi. Lascia che il buon Dio getti le sue braccia al tuo collo, nel più amorevole e paterno abbraccio mai ricevuto”. Nel mio corso "Credenti in costruzione" ho proposto la casa del Padre come modello di comunità, ove il ministero, nei panni del padre, deve accogliere, andare in contro, abbracciare quanti seppur lontani hanno ritrovato la via di casa. I fratelli e le sorelle maggiori spesso vestite come nel dipinto di Rembrandt usato per l’occasione, con mantello cardinalizio e bastone, devono a loro volta riscoprire la gioia della famiglia, godendo della presenza di fratelli più giovani cui fare da guida. Nella parabola il padre non esita a far festa, bandire festeggiamenti, non nasconde la gioia per il ritrovamento del figlio. Possa l'amore che Dio ha posto nei nostri cuori incontrare la gioia dell'essere la famiglia del Signore. Tutto ciò renderà meno probabili viaggi di allontanamento. Che ne pensi?

 

 

Foto di Aron Kremer, www.freeimages.com

 

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