Pecore e capri

11.05.2019

 

«E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri; e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra».

Matteo 25:32-33

 

Pecore e capri, da sempre oggetto di fantasie nella rappresentazione del giudizio divino. Per tanti anche un dilemma, nel porsi dall’una o dall’altra parte. Il capitolo 25 del vangelo di Matteo ci offre tre grandi parabole: quella delle dieci vergini, la parabola dei talenti, e la parabola della separazione tra pecore e capri, oggetto della nostra meditazione. La vicenda terrena di Gesù è agli sgoccioli. Infatti nel capitolo successivo incontriamo il racconto della passione. Con queste parabole Gesù porge ai suoi ascoltatori alcune immagini sul giudizio finale che Dio decreterà alla fine dei tempi. Ed è proprio pensando a quel giorno, quando Egli opererà la separazione, che ciascuno di noi vorrà essere posto alla destra di Cristo, tra coloro che gli appartengono, che umilmente in vita hanno ascoltato la voce del Buon Pastore e messo in pratica le sue indicazioni.

 

In questa prospettiva occorre però che quanto nella vita di ciascuno di noi non Gli appartiene o non è conforme alla Sua parola sia bandito. In alcuni casi ci vorrà coraggio, anche del sacrificio, prima che la nostra vita sia deposta interamente sull’altare. Non dovremmo mai temere di accostarci al trono della Grazia e confessare i nostri errori, se ci sono (e ci sono!). Abbiamo il coraggio di pentirci, di non vivere nella falsità e di non diventare come i farisei. Costoro si mettevano all’angolo delle strade e sbandieravano il loro digiuni e le loro preghiere. Gesù non li definì solo “sepolcri”, luoghi di morte, ma anche “imbiancati”, perché non solo avevano la morte nei loro cuori, ma cercavano di farla sembrare una cosa bella. I figli di Dio non saranno né dei sepolcri, né, tanto meno, dei sepolcri imbiancati. Desideriamo essere uomini e donne lavati dal preziosissimo sangue di Cristo Gesù. Se apparteniamo al Signore, la nostra vita sarà conforme al suo insegnamento, una luce posta per risplendere nel buio. Quando non saremo notati, perché ci perdiamo nella massa, divenendo uno qualsiasi, preoccupiamoci. Vuol dire che siamo diventati “capri”.

 

Provando a fare una distinzione tra le due razze ovine, la pecora è un’animale da gregge, pertanto associandolo al credente, potrebbe rappresentare la persona inserita nel contesto comunitario, che si fida e si lascia condurre dal pastore. La capra invece è un animale individualista, che tende a fare di testa sua: si sceglie l’erba da brucare, i sentieri da percorrere. Nella bibbia il capro selvatico ha una cattiva reputazione, e il termine ebraico significa nello stesso tempo capro e demonio. Nelle due precedenti parabole Dio appare alla fine e giudica tutta una vita a seconda di quello che trova in quel momento: le lampade accese o i talenti moltiplicati. In questa parabola Dio agisce diversamente: tutta la vita viene è presa in considerazione. Era accanto a me, passo a passo, ed ha visto come mi sono comportato quando era nel povero, nel fratello, nel bisognoso. Colpisce l’atteggiamento delle pecore, che hanno fatto del bene non per convenienza, ma spontaneamente. Infatti, restano esterrefatte alle affermazioni del Figlio dell’uomo: "Quando mai...?!" I capri invece credevano di avere la salvezza in tasca. Avevano fatto tutto quello che dovevano fare, secondo loro, e restano meravigliati quando odono "non vi conosco". Ci aiutino queste parole a considerare come stiamo vivendo la nostra fede cristiana: da pecore o da capri?

 

 

Devotional 20/2019

Piano di lettura settimanale della Bibbia

13 maggio      2Re 17-18; Giovanni 3:19-36

14 maggio      2Re 19-21; Giovanni 4:1-30

15 maggio      2Re 22-23; Giovanni 4:31-54

16 maggio      2Re 24-25; Giovanni 5:1-24

17 maggio      1Cronache 1-3; Giovanni 5:25-47

18 maggio      1Cronache 4-6; Giovanni 6:1-21

19 maggio      1Cronache 7-9; Giovanni 6:22-44

 

Il 15 maggio ricorre la Giornata Internazionale della Famiglia, proclamata dalle Nazioni Unite nel 1994 con l’intento di celebrare quanto siano importanti le persone a noi più vicine. Ritengo possa essere, dalla prospettiva cristiana, un’occasione per porre enfasi sul suo valore e sul suo essere fondamento della società: “Dio fa abitare il solitario in una famiglia” (Salmo 68:6).

 

 

Foto di jeff2fr, www.freeimages.com

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