Come stai?

24.08.2019

 

E, come essi continuavano ad interrogarlo, egli si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».

Giovanni 8:7

 

Mi verrebbe da chiederti: “Come stai?”. Due parole, a volte banali e formali, ma che possono racchiudere veramente molto: interesse, comprensione, vicinanza, partecipazione … Forse starai facendo il bilancio di questo tempo di vacanze, degli ultimi avvenimenti. E sicuramente ti saresti aspettato altro. O forse come la donna condotta di prima mattina a Gesù dagli scribi e dai farisei, ti senti accerchiato, accusato, senza alcun possibilità di rappresentare le tue ragioni, o raccontare solo la tua condizione. Che tristezza andare in cerca del Signore per porgli i quesiti più strani, senza alcun interesse verso la verità, ma soltanto per provocare discussioni. Così, gli conducono una donna sorpresa mentre commetteva adulterio. Secondo la Torah, come ricordano a Gesù la legge biblica prevedeva la lapidazione fuori della città e i testimoni erano tenuti a scagliare per primi la pietra (Levitico 20:10; Deuteronomio 17:7; 22:22).

 

Al di là che siamo di mattina presto, verrebbe da chiedersi come avevano fatto a cogliere questa donna in flagranza. Erano tutti testimoni? Di certo sono pronti a tirare le pietre, visto che non c’era alcun dubbio sulla punizione, anche se andava applicata all’uomo che non c’è. Quante volte il testo biblico induce a far ritenere ciò che Dio vuole e cosa occorra fare. Gesù evade la domanda trabocchetto e si mette a scrivere nella polvere. Nessuno sa cosa scriveva. Ma una volta sollecitato a reagire, si alza e invita gli interlocutori a tirare le pietre solo se senza peccato. Nessuno di quegli uomini si ritiene netto, e tutti vanno via, lasciando la donna con Gesù. Davanti al Maestro nessuno può levare accuse, anche quando ci sono le prove. Egli stesso non condanna, ma riabilita. Le parole di Gesù e la non emissione di alcuna condanna va contro la pena di morte. Agli accusatori, alle autorità religiose, Gesù chiede una maggiore flessibilità di giudizio. Senza discussione o reazione istintiva, il Maestro temporeggia e poi invita all’azione i suoi interlocutori. Il racconto evangelico sembra dirci che nessun reato può essere oggetto di sentenza capitale e che non si deve mai escludere una possibilità di recupero. Nello stesso tempo occorrerebbe andare alle cause scatenanti la colpa, capire le motivazioni, per poter intervenire non a condannare ma a recuperare.

 

Purtroppo è più facile tirare le pietre per condannare quel che appare. Prendersi invece cura delle persone richiede tutt’altro sforzo. Dovrebbero essere un monito costante le parole di Paolo: “Perciò, o uomo, chiunque tu sia che giudichi, sei inescusabile; perché nel giudicare gli altri condanni te stesso; infatti tu che giudichi, fai le stesse cose. Ora noi sappiamo che il giudizio di Dio su quelli che fanno tali cose è conforme a verità. Pensi tu, o uomo, che giudichi quelli che fanno tali cose e le fai tu stesso, di scampare al giudizio di Dio?” (Romani 2:1-3). Guardiamo a Colui che non è stato mandato a giudicare il mondo (Giovanni 3:17) ma per salvarlo (Giovanni 12:47). In virtù della Sua opera, valevole anche per te, davanti a Lui non sei sotto accusa, ma sei oggetto del piano di Dio e del Suo amore. E ora, come stai?

 

 

Devotional 35/2019

Piano di lettura settimanale della Bibbia

26 agosto        Salmi 119:89-176; 1Corinti 8

27 agosto        Salmi 120-122; 1Corinti 9

28 agosto        Salmi 123-125; 1Corinti 10:1-18

29 agosto        Salmi 126-128; 1Corinti 10:19-33

30 agosto        Salmi 129-131; 1Corinti 11:1-16

31 agosto        Salmi 132-134; 1Corinti 11:17-34

01 settembre   Salmi 135-136; 1Corinti 12

 

 

Foto di linusb4, https://freeimages.com

 

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