Anche oggi è giorno di grazia

20.11.2019

 

Il 20 novembre 2016 si chiudeva il Giubileo della Misericordia, nella Chiesa Cattolica, inaugurato l'8 dicembre dell'anno precedente. Il Giubileo cattolico fu istituito ed ebbe inizio con la tradizione dell’Anno Santo da Papa Bonifacio VIII nel 1300, prevedendolo ogni secolo. Dal 1475 il giubileo fu cadenzato ogni 25 anni per permettere a ogni generazione di viverne almeno uno; l’ultimo quello del 2000, il prossimo nel 2025. Il Giubileo straordinario, invece, viene indetto in occasione di un avvenimento di particolare importanza. Questo è abbinato al cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Di tanto in tanto qualcuno ne fa menzione, e sarebbe più semplice ignorare anche se quando è la fede ad essere toccata diventa difficile tacere. Con tutto il rispetto per il mondo cattolico, la bibbia che amo e leggo reclama che si faccia un distinguo tra il Giubileo biblico e quello cattolico. Infatti, secondo Levitico 25 il giubileo era un anno dichiarato santo, che cadeva ogni 50 anni, e nel quale si doveva restituire l’uguaglianza a tutti i figli d’Israele, offrendo nuove possibilità alle famiglie che avevano perso le loro proprietà e perfino la libertà personale. Ai ricchi ricordava che sarebbe venuto il tempo in cui gli schiavi israeliti, divenuti nuovamente uguali a loro, avrebbero potuto rivendicare i loro diritti.

 

Lo scopo di ogni Giubileo cattolico è la remissione dei peccati attraverso l’indulgenza plenaria. Per i fedeli l’indulgenza plenaria rappresenta la liberazione dalle conseguenze dei propri peccati; infatti, dal latino plenus è quella che libera il peccatore dall’intero fardello della pena temporale figlia dei propri peccati. Si tratta di una concessione straordinaria fatta in occasioni particolari quali appunto il Giubileo o un’elezione papale. Oltre alla plenaria vi è un’indulgenza parziale, ossia quella che l’autorità ecclesiastica concede al peccatore che ha dimostrato di essersi allontanato dal male invocando il perdono di Dio, ma anche mettendosi al servizio degli altri o privandosi spontaneamente di un piacere dimostrando lo spirito di sacrificio in nome di Dio (il cosiddetto ‘fioretto’). Per ricevere l’indulgenza legata al Giubileo della Misericordia i pellegrini possono recarsi a Roma, alla Porta Santa o in una delle quattro Basiliche Papali della capitale. Ma non solo, anche nelle chiese «stabilite dal Vescovo diocesano», nei Santuari dove si è aperta la Porta della Misericordia e nelle chiese che tradizionalmente sono identificate come Giubilari. Chi non può muoversi, come i malati e gli anziani, può ottenere l’indulgenza anche seguendo la messa da casa, in televisione.

 

Tema centrale dell’ultimo Giubileo è stata la misericordia, quella che Dio ha espresso per noi attraverso Gesù. Dio però non si è limitato a mostrarci misericordia, ma ci ha fatto grazia. Usare misericordia verso qualcuno vuol dire non imputare a quella persona ciò che essa meriterebbe. Dio ha fatto molto di più per noi. Ci ha graziato, ci ha offerto gratuitamente, per mezzo di Gesù Cristo, ciò che non meritavamo: il Suo perdono e la Sua salvezza. Chiaramente lo ricorda l’apostolo Paolo: «Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati … Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene» (Efesini 2:4-9). Nella Sua perfetta conoscenza Dio aveva concepito il piano della nostra salvezza, per la quale non ci saranno mai a sufficienza sforzi umani. La grazia divina si è pienamente manifestata il giorno della morte di Cristo sulla croce, divenuto il sacrificio propiziatorio per coloro che credono. L’opera da Egli compiuta ne testimonia anche la sua piena sufficienza e manifesta la perfetta giustizia del Dio che ha fatto cadere il castigo contro il peccato sul suo stesso Figlio, quando si è caricato delle nostre colpe. Non è andando in un certo luogo che si può guadagnare la remissione dei peccati. Non serve aprire alcuna porta, perché una sola è la porta da attraversare per ottenere la misericordia e la grazia di Dio, ed è Gesù stesso a rivelarcela: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Giovanni 10:9).

 

Ho sempre ritenuto che la confusione regna dove si incontrano l’ignoranza di molti e gli interessi di pochi, per questo nelle cose della fede non dovrebbero esserci mai interessi nascosti dietro a presunte verità che alimentano invece l’ignoranza. La scelta dell’8 dicembre lega così la misericordia divina a una ricorrenza dedicata a colei che accolse nel suo grembo il nascituro figlio di Dio. Siccome la Bibbia dichiara che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Romani 3:23), e che questa condizione ha soluzione solo attraverso l’accettazione del sacrificio compiuto da Gesù sulla croce, viene da chiedersi come sia stato possibile che una donna, in cui albergava il peccato, abbia potuto ospitare nel proprio grembo Colui senza peccato? Molti nel corso della storia hanno provato a rispondere, e nel 1854 Papa Pio IX ha risolto la questione stabilendo il dogma dell’Immacolata Concezione: tutti hanno peccato tranne Maria. Purtroppo alcune presunte verità nascono dal buon proposito di voler comprendere e spiegare cose per molti aspetti inspiegabili. L’uomo si è sempre sforzato di andare oltre l’umana comprensione, anche quando sarebbe stato più ragionevole ammettere la limitatezza della nostra natura. Infatti, la Bibbia dichiara che oggi conosciamo solo in parte (1 Corinzi 13:9-10).

 

Come la Grazia raggiunse una pia donna sconosciuta e si manifestò con il concepimento di un figlio, così la vita di ciascuno può diventare oggi, ora e ovunque, contenitore della grazia di Dio. L’azione di Dio entra nella nostra esistenza, la Sua Grazia ci trasforma e chiama a un compito inatteso. Ci vuole Suoi collaboratori, ma nessuno è strumento di Grazia, solo canali attraverso cui Egli raggiunge altri. Difatti noi siamo solo contenitori della grazia di Dio: «In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati» (Atti 4:12). Come l’argilla nelle mani del vasaio, nonostante la fragilità del nostro essere, siamo come terra nelle Sue mani. Egli dà forma alla nostra vita, ci modella a Suo piacimento, rendendoci capaci di contenere le immensità della Sua ricchezza. Scopri pure ora la Sua misericordia invocando il nome di Gesù e affidando a Lui la tua vita, come il figliol prodigo che decise di tornare alla casa del Padre.

 

 

Foto di Fernando Audibert, www.freeimages.com

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