Nel segreto

05.01.2020

 

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente.

Matteo 6:6

 

Tutti abbiamo la nostra cameretta nascosta, il nostro profondo oceano dove custodiamo i nostri segreti, ben protetti da tante catene e lucchetti contro ogni tipo di intrusione. Di tanto in tanto, torniamo a quegli angoli segreti, con molta attenzione, per ricordare qualcosa. Ecco venire alla luce un dettaglio, un’immagine legata a un’emozione piacevole o a un momento traumatico del passato. Non possiamo negarlo, siamo capaci di tenere tutti lontani, seppur consapevoli che Dio tutto conosce e che non ha bisogno delle chiavi per entrare. Non intendo forzare la serratura di alcuno, ma riflettere sul perché poi ci sono azioni che meriterebbero di essere poste sotto chiave e che invece vengono sbandierate ai quattro venti. Chissà a cosa pensava il sapiente quando sentenziava: “Un dono fatto in segreto placa la collera e un regalo sottomano calma l’ira violenta” (Proverbi 21:14). Forse annunciava che far sapere quel che si fa rende inefficace l’azione più bella.

 

Nel sermone del monte, Gesù mette in guardia gli ascoltatori di allora (i lettori di sempre) dall’atteggiamento diffuso (ahimè, ancora oggi) di fare affinché gli altri vedano e sappiano. Non hai bisogno che la gente vede o sappia ogni parte del tuo vivere la fede, se quel che fai è rivolto a Dio, Egli è colui che vede nel segreto. Per tre volte al capitolo 6 di Matteo echeggia in termini diversi quel “fallo in segreto”: 1. quando aiuti e sostieni economicamente; 2. quando con la preghiera ti rivolgi a Dio; 3. quando con il digiuno cerchi di umiliare il tuo essere. Inconsapevolmente anche il nostro essere tende alla ricerca dell’ammirazione umana, si appaga all’approvazione altrui, quando raccoglie il beneplacito del passante e perde di vista le opportune motivazioni che dovrebbero muovere la nostra mano e il nostro cuore. Se facciamo elemosina è perché abbiamo a cuore di aiutare chi sta nel bisogno, sentiamo la spinta di condividere quel che abbiamo. Se preghiamo Dio è perché avvertiamo la necessità di parlare con Lui, di ricercare il Suo intervento e la Sua voce per la nostra vita. Se digiuniamo è perché intendiamo disciplinare il nostro corpo, frenare le nostre passioni, umiliare la carne. Almeno così dovrebbe essere.

 

Le parole di Gesù sono chiare: “la Sua ricompensa sarà pubblica”. Gli altri non potranno non riconoscere il Suo favore nei nostri riguardi, come accadde alla casa di Obed Edom quando ospitò l’arca dell’Eterno (2Samuele 6:10-11). Non credo però occorra molta fantasia per associare il farlo in pubblico anche con il pubblicare nei social, l’irrefrenabile mania di selfarsi e inviare nella grande piazza della Rete ogni minima azione. Sarà pur vero che il linguaggio e la comunicazione è cambiata, ma resta il dato che se cerchiamo "like" abbiamo perso di vista la vera spiritualità. Oso affermare che in tal caso nel nome di Dio stiamo alimentando il nostro ego. Per essere invece visti da Dio occorre nascondersi, perché Lui vede nel segreto. Quel che vedono tutti a Lui non interessa. Anzi, il Signore ci ha ammoniti a tener presente che se ricerchiamo l’approvazione umana quella sarà la nostra unica ricompensa. Raccoglieremo le parole e i commenti di plauso, qualche battito di mani e null’altro. Il più delle volte reazioni formali e neanche sincere, che non apportano nulla all’anima nostra.

 

 

Devotional 2/2020

Piano di lettura settimanale della Bibbia

06 gennaio     Genesi 16-17; Matteo 5:27-48

07 gennaio     Genesi 18-19; Matteo 6:1-18

08 gennaio     Genesi 20-22; Matteo 6:19-34

09 gennaio     Genesi 23-24; Matteo 7

10 gennaio     Genesi 25-26; Matteo 8:1-17

11 gennaio     Genesi 27-28; Matteo 8:18-34

12 gennaio     Genesi 29-30; Matteo 9:1-17

 

 

Foto di Cop Richard, https://freeimages.com

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