top of page

Smettere di fare il fariseo

Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
Elpidio Pezzella
11 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Gesù, udito questo, disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori».

Marco 2:17



Gesù ha appena chiamato a seguirlo Levi, il pubblicano, da tutti ritenuto un traditore in quanto collaboratore dei romani. Questi organizza un banchetto in casa sua, con pubblicani e “peccatori”. Fuori ci sono i farisei, i quali non entrano, perché la loro giustizia glielo impedisce. Guardano e mormorano: “Come mai mangia con i pubblicani e i peccatori?”. La domanda sembra teologica, ma è un’autodifesa. Finché discutono su cosa è lecito, non devono fare i conti con ciò che sono. La Legge diventa così uno scudo. Più la sanno maneggiare, più si sentono al sicuro. Più giudicano chi è dentro, più si convincono di essere giusti rimanendo fuori. Ed è qui che Gesù sposta il problema. Non risponde alla loro domanda sulla liceità. Risponde al loro cuore, chiamandoli malati. Non per insultarli, ma per redimerli. Il dramma del fariseo non è che pecca. Tutti pecchiamo. Il dramma del fariseo è che non si sente malato. E un malato che non si sente malato non chiamerà mai il medico. C’è redenzione per il fariseo? Il fariseo non si redimerà sforzandosi unicamente di diventare più bravo a rispettare le regole, se non smette di usarle come scudo e lasciando che lo feriscano. La Parola non deve essere un’arma da puntare contro gli altri, ma una “spada a doppio taglio” che opera per primo in noi.


Anche Nicodemo era un fariseo, membro del Sinedrio, dottore della legge, irreprensibile. Incontra Gesù di notte, perché di giorno ha una reputazione da difendere, una cattedra da non perdere, un’immagine da mantenere. Di notte, quando nessuno lo vede, ammette il suo bisogno. E Gesù non gli dice “studia, sforzati di più”. Va’ al cuore della sua “malattia” e gli dice: “Devi nascere di nuovo” (Giovanni 3:7). Devi ammettere che tutto ciò che sei, tutto ciò che hai costruito, non ti serve per entrare nel Regno. Devi ricominciare da zero. Devi morire al tuo essere giusto. Paolo pure era un fariseo: “quanto alla giustizia che deriva dalla legge, irreprensibile” (Filippesi 3:6). Zelo e conoscenza scorrevano nelle sue vene, fino al giorno in cui, sulla via di Damasco, è costretto a vedere la verità: quello che lui chiamava zelo per Dio era invece durezza contro Dio. Perseguitava Cristo credendo di servirlo. E per tre giorni resta cieco. La prima guarigione di Paolo non è agli occhi, è al cuore. È la guarigione dall’essere nel giusto. La redenzione del fariseo non inizia quando smette di sbagliare, ma quando cessa di credere di avere ragione. Finché i farisei restano fuori la casa di Levi, sono perduti. Non perché Dio non li voglia salvare, ma perché sono anestetizzati dalla loro ortodossia.


Quando il fariseo lascia la folla che lo applaude, entra in casa, si siede a tavola e dichiara: “Signore, interrogami di nuovo su questo argomento. Ho bisogno di essere operato”, allora tutto cambia. Non porta più una tesi da difendere, ma un cuore da operare. E lì Dio compie quello che nessun uomo può fare, come promesso: “Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Ezechiele 36:26). Il problema del banchetto di Levi, al pari del nostro problema oggi, non è solo normativo. È cardiologico. Gesù non è venuto a renderci farisei migliori, è venuto a toglierci il cuore di pietra. Quindi il fariseo non è senza speranza, anzi. Cristo è morto proprio per i farisei. Ma la sua speranza non è nella sua ortodossia, è nel suo crollo. Non nella sua capacità di difendere la verità, ma nella sua disponibilità a dire: “Ho difeso la verità, ma ho perso l’Amore”. Finché accusa gli altri che sono in errore, resta fuori, alla finestra. Quando invece inizia a dire come il pubblicano nel tempio, “O Dio, abbi pietà di me, peccatore” (Luca 18:13), è entrato nella casa, siede a tavola con Gesù. Qui i posti non si guadagnano, si ricevono. La domanda non chiediamoci se Dio può redimere un fariseo, ma se il fariseo vuole smettere di essere tale per lasciarsi redimere.



Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 44

26 ottobre Geremia 9-11; 1 Timoteo 6

27 ottobre Geremia 12-14; 2 Timoteo 1

28 ottobre Geremia 15-17; 2 Timoteo 2

29 ottobre Geremia 18-19; 2 Timoteo 3

30 ottobre Geremia 20-21; 2 Timoteo 4

31 ottobre Geremia 22-23; Tito 1

01 novembre Geremia 24-26; Tito 2

Commenti


EP.png

IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

Social

  • social-media (1)
  • cinguettio
  • Instagram
  • Youtube
  • telegram

Iscriviti alla nostra mailing list

Non perdere mai un aggiornamento

Email

bottom of page