Non sappiamo pregare

Allo stesso modo ancora, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili.
Romani 8:26

Paolo non scrive questo versetto in una scuola di preghiera o lo esprima durante un corso di intercessione a distanza. Lo scrive in un contesto di sofferenza, reale, concreta. La chiesa di Roma è divisa tra giudei e gentili, sotto la pressione di Nerone. Tutti soffrono. E Paolo in Romani 8 descrive tre gemiti: geme la creazione (v. 22), gemiamo noi credenti che abbiamo solo le primizie dello Spirito (v. 23), e proprio lì, nel mezzo, geme lo Spirito stesso (v. 26). Ciò che tocca il mio cuore è l’onesta di un uomo della statura spirituale quale Paolo, che senza vergogna alcuna fa una tale ammissione, includendo se stesso in quel “noi”. Siamo onesti per una volta: chi può dichiarare di saper pregare? I discepoli stessi implorarono il Maestro di insegnarli a riguardo (Luca 11:1). La verità è che quando tutto è rose e fiori, siamo bravi, perseveranti, fedeli e soprattutto convinti di ricevere sempre risposta, al punto da confondiamo la preghiera con una prestazione. Pensiamo che servano le parole giuste, la fede giusta, la formula giusta, il posto e finanche l’ora. Quando poi soffriamo davvero, non sappiamo se chiedere a Dio di toglierci da quel problema o di trasformarci in quella situazione. Ed è quello che è successo a Paolo, che ha pregato tre volte per la sua spina e Dio gli ha risposto: “La mia grazia ti basta”.
All’inizio del mio cammino di credente ero convinto di sapere tutto, di avere la risposta a tutto. Con gli anni invece ho imparato che più crescevo meno sapevo. E riguardo alla preghiera ho imparato che inizia sempre quando finiscono le parole. Quando sei a corto di parole, quando non sai come esprimere quello che è dentro di te, che grava sulle spalle e nella testa, non sei fuori dalla preghiera e lontano da Dio. Sei finalmente nel punto dove lo Spirito può, e deve, prendere il tuo posto. Non come un trasmettitore esterno, ma come Colui che abita dentro di te (Romani 8:9). Egli sente il mio gemito prima che diventi parola. Ascolta il mio grido quando è ancora e soltanto una lacrima. Quello che per te è uno stato confusionale, per Lui è un’informazione precisa. Ecco che i nostri gemiti diventano “sospiri ineffabili”, non perché sono inesistenti, ma perché sono espressi nell’alfabeto divino. Egli conosce la mente del Padre. Infatti, 1 Corinzi 2:11 dichiara che nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio. Tu sai cosa vuoi, secondo il tuo bisogno immediato. Lo Spirito invece sa cosa vuole il Padre e intercede per te “secondo Dio” (v. 27). Non si sforzerà di convincere il Padre ad aiutarti, perché lo meriti o perché è giusto. I Suoi sospiri allineeranno la tua preghiera al cuore di Dio che conosce il tuo bisogno e vuole già aiutarti.
Mentre io e te preghiamo, lo Spirito intercede per noi e lavora in noi. Innanzitutto ci ricorda la Parola secondo la promessa di Gesù (Giovanni 14:26). Mentre preghiamo, nel bel mezzo della nostra confusione, ci sovviene un versetto che alimenta la fede o ci consegna la risposta. Un altro compito dello Spirito è condurci a Gesù, ossia di glorificare Cristo (Giovanni 16:14). A poco a poco, la nostra preghiera da egocentrica diventa cristocentrica, ossia sposta la nostra attenzione dal nostro bisogno a Colui che è il risolutore e remuneratore di quelli che credono. Infine, ci rende capace di sostenere la risposta. A volte non ricevi subito perché non saresti capace di gestire ciò che chiedi. Lo Spirito ti forma nel frattempo, così quando arriva la risposta, tu ci sei. Tu non porti a Dio una preghiera perfetta da esaudire, porti un cuore sincero. Lo Spirito lo prende, lo purifica da egoismo e paura, lo traduce nella preghiera perfetta e lo presenta al Padre. Il Padre, che scruta i cuori, lo riconosce e risponde. È una catena trinitaria: tu gemi, lo Spirito intercede, il Padre ascolta, il Figlio è la garanzia che sei già ascoltato. Ecco perché subito dopo, Paolo scrive che “tutte le cose cooperano al bene” (v. 28), non perché preghiamo bene, ma perché ci pensa lo Spirito. E questo basta.
Piano di lettura settimanale
della Bibbia n. 43
19 ottobre Isaia 56-58; 2 Tessalonicesi 2
20 ottobre Isaia 59-61; 2 Tessalonicesi 3
21 ottobre Isaia 62-64; 1 Timoteo 1
22 ottobre Isaia 65-66; 1 Timoteo 2
23 ottobre Geremia 1-2; 1 Timoteo 3
24 ottobre Geremia 3-5; 1 Timoteo 4
25 ottobre Geremia 6-8; 1 Timoteo 5




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