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  • Immagine del redattoreElpidio Pezzella

Collaboratrici in disaccordo

Esorto Evodia ed esorto Sintìche a essere concordi nel Signore. Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita.

Filippesi 4:2-3

La prima comunità europea fondata a Filippi dall’azione missionaria di Paolo e del suo team è associata nel racconto di Luca alla conversione di Lidia, una commerciante di porpora di Tiatiri. Lei e tutta la sua famiglia si fanno battezzare da Paolo e Sila, giunti in citta ad una riunione di preghiera di donne nei pressi del fiume. Questi, dopo la liberazione dalla prigione, tornano a casa sua, dove probabilmente oltre ad un alloggio per loro si tenevano le riunioni della nascente comunità cristiana. Lidia non è l’unica donna coinvolta direttamente nell’opera iniziale della chiesa. Le prime comunità cristiane nascevano, infatti, come “chiese domestiche”, strutturate attorno alla casa che alcuni credenti mettevano a disposizione degli apostoli.


Il Nuovo Testamento riferisce di altre donne benestanti o di alto rango tra le principali benefattrici e che godono di considerazione tale da menzionarle chiaramente: Tabita di Giaffa (Atti 9:36-42), Maria, madre di Giovanni Marco (Atti 12:12-17), Damaris di Atene (Atti 17:34), donne illustri di Tessalonica e Berea (Atti 17:4-12), Priscilla e suo marito Aquila (Atti 18:2-3; 1 Corinzi 16:19; Romani 16:5), Febe (Romani 16:1-2). Lo stesso Paolo, spesso ritenuto frettolosamente maschilista, nei saluti finali e nelle raccomandazioni di ogni lettera, annovera tra i suoi collaboratori più stretti delle donne. A Filippi, proprio due donne, Evodia e Sintiche, sono motivo di preoccupazione da parte dell’apostolo, che le invita a trovare concordia tra loro, e fa appello all’intervento di un fedele collaboratore (Sizigo, per alcuni sarebbe il nome di questa persona). Le scarne notizie e i pochi dati non consentono di fare grandi disquisizioni né congetture relativamente al motivo del loro contendere.


L’apostolo definisce entrambe, insieme a Clemente e ad altri non citati per nome, come collaboratore”. Si tratta di un titolo attribuito da Paolo indistintamente a uomini e a donne con funzione di guida, e mai i credenti in generale. Oltre ad Evodia, Sintiche e Clemente il termine è attribuito negli scritti paolini a Epafrodito (Filippesi 2:25), Priscilla (Romani 16:3), Timoteo (Romani 16:21), Apollo (1 Corinzi 3:9), Tito (2 Corinzi 8:23) e Filemone (Filemone 1). Il termine descrive sul fatto di lavorare fianco a fianco con Paolo sia nella missione sia nell’istituzione e nella crescita di una determinata comunità. Di costoro è detto che “hanno lottato insieme”, “che si sono affaticati” o “impegnati duramente”. Percepiamo quindi una condivisione delle fatiche dell’apostolo, il quale è alleggerito da tale e tanto aiuto nelle catene sopportate, negli oltraggi subiti e in tutte le sofferenze e i pericoli. Lottare insieme ha un orizzonte missionario ed evoca una disponibilità anche a soffrire per la causa del Vangelo, nella consapevolezza che colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica. Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio” (1 Corinti 3:8-9).


Ogni comunità edificata dal sommo costruttore (Salmo 127:1) necessità di uomini e donne disposti a collaborare (ad affaticarsi) per il suo sviluppo e il benessere comune. La mia preghiera è che ciascuno di noi possa fare parte di una squadra missionaria e apostolica. Coloro che condividono la chiamata con passione e zelo non avranno alcun timore ad affrontare qualsivoglia battaglia. Tutt’altro, sono pronti a scendere nell’arena e a lottare, nonostante qualche umana divergenza, che non mancherà tra comuni mortali. Sarebbe opportuno non farne motivo di separazione, evitando le discussioni atte unicamente a dare ad uno ragione e torto all’altro, lasciando quindi dissapori nell’aria. In fondo, il primo a scusarsi è il più coraggioso, il primo a perdonare è il più forte, e il primo a dimenticare è il più felice. E la chiesa ha bisogno di uomini e donne coraggiosi, forti e felici.


 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 11

06 marzo Numeri 35-36; Marco 10:1-31

07 marzo Deuteronomio 1-3; Marco 10:32-52

08 marzo Deuteronomio 4-6; Marco 11:1-18

09 marzo Deuteronomio 7-9; Marco 11:19-33

10 marzo Deuteronomio 10-12; Marco 12:1-27

11 marzo Deuteronomio 13-15; Marco 12:28-44

12 marzo Deuteronomio 16-18; Marco 13:1-20



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