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Il luogo del suo riposo

Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
Elpidio Pezzella
10 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

Ma tu desideri che la verità risieda nell’intimo.

Salmo 51:6



Non è solo una frase poetica, ma una dichiarazione sconvolgente su come Dio valuta le cose. Spero siano una scossa anche per noi. Davide la scrive dopo il suo fallimento più grande. Dopo l’incontro con il profeta, ha compreso che a Dio non interessa il sacrificio riparatore, né l’immagine del re. Dio cerca la verità nell’intimo, la sua, non quella degli altri. Viviamo in un tempo di grande apparenza, in cui siamo diventati bravissimi a decodificare gli altri. Distinguiamo il leader carismatico dal pastore unto, il culto emozionale dalla presenza di Dio, la profezia vera da quella artefatta. Più affiniamo lo sguardo sull’altro, più diventiamo ciechi su noi stessi. La verità è che nessuno può discernere le azioni vere da quelle apparenti, se non Dio. L’uomo guarda all’apparenza, il Signore al cuore (1 Samuele 16:7) e Gesù lo ribadisce: l’elemosina, la preghiera, il digiuno possono essere fatti per il Padre che vede nel segreto, o per essere visti dagli uomini (Matteo 6). L’azione è identica, la sorgente è opposta. Noi vediamo l’azione, Dio la sorgente. La religiosità ha bisogno di essere vista, reclama di essere esibita. Chi ha incontrato Dio ha un bisogno diverso: il Suo sguardo. Dov’è questo sguardo? Ce lo rivela Isaia.


Tutte queste cose le ha fatte la mia mano e così sono venute all'esistenza, dice il Signore. Su chi dunque poserò lo sguardo? Su colui che è umile, contrito di spirito e trema alla mia parola" (66:2). Il popolo stava ricostruendo il tempio dopo la deportazione babilonese. Dio risponde: non cerco una casa da abitare, cerco un cuore in cui riposare. Le tre definizioni che usa sono tre pennellate di un magnifico ritratto. La prima è umile. Non è la modestia di facciata, è colui che sa di non avere nulla da offrire, il povero di spirito delle Beatitudini. La seconda è contrito, colui che è stato spezzato, colpito, che non ha più difese davanti a Dio. E, infine, tremante alla Parola. Non è chi ha paura di Dio, ma chi ha un rispetto così profondo della sua Parola da non permettersi di trattarla con leggerezza, di usarla a convenienza. Non un edificio, non un ministero di successo, non una teologia ineccepibile, ma la persona che, riconoscendo la sua condizione, dice: “Signore, non ho nulla, sono spezzato, prendo sul serio ciò che dici”. Dio trova così il luogo del suo riposo, non perché siamo diventati perfetti, ma perché siamo diventati veri. E quando trova un cuore vero, prende dimora.


Il Vangelo non cancella questa parola, la compie. Quell’uomo umile, contrito e tremante è venuto. Si chiama Gesù Cristo (Matteo 11), è colui che dice “non faccio nulla da me stesso”. Dio ha posato su di Lui il suo sguardo definitivo e ha detto: “Questi è il mio diletto Figlio”. E ora, attraverso di Lui, Dio vuole rendere noi quel luogo. Cosa potrà succede quando ciascuno di noi smette di cercare il falso negli altri e inizia a pregare sinceramente: “Signore, rendimi umile, contrito, tremante alla tua Parola”? Smetterà il veleno del sospetto e inizierà la cultura della grazia. Quando prego “rendimi vero”, entro nella grazia. Capisco che anche la mia verità è un dono, non una conquista. Non possiamo e non vogliamo giudicare nessuno. Non è il nostro compito. Ma possiamo dire con certezza ciò che Dio ha già detto, perché è la sua Parola a dirlo: dove non c’è umiltà, contrizione e tremore alla Parola, Dio non ha ancora trovato il luogo del suo riposo. E dove Dio non riposa, non è ancora stato veramente conosciuto. So che potrà sembrare duro, ma è così. Allora fermiamoci e poniamoci questa domanda semplice e scomoda: il Signore ha trovato in me il luogo del suo riposo?



Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 38

14 settembre   Proverbi 19-21; 2Corinti 7

15 settembre   Proverbi 22-24; 2Corinti 8

16 settembre   Proverbi 25-26; 2Corinti 9

17 settembre   Proverbi 27-29; 2Corinti 10

18 settembre   Proverbi 30-31; 2Corinti 11:1-15

19 settembre   Ecclesiaste 1-3; 2Corinti 11:16-33

20 settembre   Ecclesiaste 4-6; 2Corinti 12

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IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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