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Un cuore sgorgante

  • Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
    Elpidio Pezzella
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva.

Giovanni 7:38



La festa delle Capanne era una delle tre feste di pellegrinaggio durante le quali gli ebrei dovevano recarsi al Santuario in Gerusalemme. Nota anche come “festa dei tabernacoli”, durava una settimana ed era caratterizzata appunta dalla costruzione di capanne con un tetto di fogliame piuttosto rado, in modo che ci fosse più ombra che luce, ma dal quale si potessero comunque vedere le stelle. Nell’ultimo giorno vi era la cerimonia dell’acqua, durante la quale un vaso era riempito alla piscina di Siloe e portato nel tempio, accompagnato dal suono delle trombe. Giunti all’altare, l’acqua era versata tra grida e manifestazioni di gioia. Gesù dichiara le parole del nostro verso, avendo bene in mente tutto ciò. Il redattore del vangelo non esita ad aiutarci a comprendere cosa intendesse il Signore: “egli disse questo dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui” (v. 39). Potremmo affermare che dal seno di chi ha lo Spirito, sgorgano fiumi d’acqua viva. Allo stesso modo, noi possiamo essere come l’acqua: l’elemento fermo e stagnante della palude oppure l’acqua che scorre fresca, limpida e calma del ruscello di montagna, piena di vita interiormente e in grado di nutrire quello che cresce lungo le sue sponde.

 

Se riuscissimo a comprendere questo potenziale, molto avrebbe un senso nuovo e i nostri approcci relazionali sarebbero più attenti e scrupolosi. Sì, oso parlarti di freschezza e vitalità dell’acqua paragonandola alla sensibilità di animo che ogni discepolo e credente dovrebbe aver sviluppato, distinguendola dall’accentuata emotività che è tutt’altro. Rabbrividisco, ahimè, al considerare che ci sia un’attitudine diffusa all’insensibilità, quando si è pagato qualche scotto o si è dovuto fare i conti con l’ipocrisia o celati interessi materiali. Siamo onesti, se ci priviamo della sensibilità, cosa diventiamo o siamo? Un mondo senza la sensibilità sarebbe totalmente opaco, grigio come il cielo londinese, muto e primo di armonia, inodore e incapace di attrarre. Saremmo tutti elementi di una giostra che rincorre le vane e temporanee necessità alimentate dal calcolo, dalla convenienza o dall’interesse. Se nella società la sensibilità è vista come una qualità fuori dal tempo, confusa come debolezza e fragilità, nella chiesa è pietra preziosa, acqua che rinfresca l’anima assetata e capace di donare frescura nel deserto di molti cuori. Oserei definirla il battito dell’amore. Anche se saranno solo parole, saranno condite con il sale, poiché “la bocca del giusto è una fonte di vita” (Proverbi 10:11).

 

Purtroppo, occorre costatare come spesso manchi, generando così non pochi problemi. Se la conoscenza può essere ricercata e ampliata, se le emozioni possono essere controllate e gestite, un animo sensibile è manifestazione dell’opera dello Spirito, e, solo in questo caso, si può parlare di sensibilità con la “S” maiuscola. Quella che ti fa essere vicino a chi sta soffrendo, che aiuta ad accogliere e includere senza mai respingere l’altro. Quella che ti rende capace di metterti sempre nei panni dell’altro, t’insegna a leggere le vulnerabilità fino a guarirle, che ti fa stupire ed emozionare ogni volta che incroci occhi lucidi di lacrime o sei travolto da un abbraccio. Nonostante sarà triste e finanche doloroso, un cuore sensibile non rinuncerà ad amare, proprio come il padre della parabola lucana del figliol prodigo. Un cuore che batte è sensibile. A differenza dei riti ebraici, il credente non trarrà conforto da vuote cerimonie, ma da un “fiume” che sgorga da dentro di lui, la cui acqua darà a sé e agli altri grande gioia. Gesù asseriva: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva”. Lo Spirito opera in noi al raggiungimento dell’altro in difficoltà. E se lo Spirito si muove in me, io farò come Gesù, cercherò la pecora smarrita, curerò quella ferita, pur sapendo che qualcuno mi tradirà, altri mi offenderanno o mentiranno sul mio conto. Dio ci aiuti.

 


Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 35

24 agosto Salmi 116-118; 1Corinti 7:1-19

25 agosto Salmi 119:1-88; 1Corinti 7:20-40

26 agosto Salmi 119:89-176; 1Corinti 8

27 agosto Salmi 120-122; 1Corinti 9

28 agosto Salmi 123-125; 1Corinti 10:1-18

29 agosto Salmi 126-128; 1Corinti 10:19-33

30 agosto Salmi 129-131; 1Corinti 11:1-16

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IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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