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L’albero di senape

  • Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
    Elpidio Pezzella
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

È simile a un granello di senape che un uomo ha preso e gettato nel suo orto; ed è cresciuto ed è divenuto un albero, e gli uccelli del cielo si sono riparati sui suoi rami.

Luca 13:19



Nel mostrare alla folla il “regno” annunciato, Gesù utilizza diverse similitudini, e tra queste quella del seme di senape, pianta conosciuta probabilmente per la mostarda. Molti studiosi concordano che il riferimento sia alla Senape Nera e non al grande albero. I Vangeli descrivono un’azione agricola domestica e pianificata: per Matteo l’uomo lo semina nel suo campo (13:31), mentre per Luca nell’orto. Se analizzassimo il contesto del tempo, scopriremmo che la parabola ha un chiaro intento provocatorio, tra l’ironico e il radicale. A una veloce lettura il paragone potrebbe far pensare a ciò che è piccolo, o non apprezzato, e che diventa grande. Per gli ascoltatori di Gesù, che vivevano di agricoltura, la sola idea di piantare volontariamente la senape nel proprio orto era inconcepibile, una follia, in quanto un pericolo, essendo un’erbaccia infestante. Le leggi (poi raccolte nella Mishnah) proibivano di piantarla negli orti coltivati, giacché si sarebbe diffusa in modo indiscriminato, prendendo il sopravvento sulle colture. Gesù sta parlando di compiere un’azione intenzionalmente distruttiva o sovversiva contro l’ideologia imperante di un Messia che restaurasse un Regno glorioso e potente, associato dai profeti al maestoso Cedro del Libano (Ezechiele 17:22-23), simbolo di regalità, forza e stabilità politica.


Gesù ribalta quest’aspettativa, paragonando il Regno a un cespuglio selvatico e quindi non come un’istituzione solida e rassicurante, ma come qualcosa di infestante, capace di infiltrarsi nelle crepe e di stravolgere i piani dei potenti. Gesù sta usando un’iperbole, una figura retorica tipica del linguaggio semitico, che esagera volutamente la realtà per stupire l’ascoltatore: fa diventare albero un’erbaccia. Affermare che un minuscolo seme cresce così tanto da sembrare un albero serviva a sottolineare il miracolo della diffusione del Regno di Dio. L’arbusto di senape cresce fino a 2-3 metri, accogliendo stormi di uccellini che si nutrono dei suoi semi oleosi e cercano ombra durante le ore calde. L’affermazione che la pianta cresce così tanto che “gli uccelli del cielo vengono a rifugiarsi tra i suoi rami”, faceva impallidire qualunque contadino di quei giorni, in quanto i volatili  erano una piaga per i raccolti. Il riferimento però offre un’altra indicazione. Siccome nella simbologia gli “uccelli del cielo” rappresentavano i popoli stranieri (pagani), Gesù stava suggerendo che il Suo Regno avrebbe offerto accoglienza anche a coloro che i religiosi consideravano “impuri” o indesiderati, proprio come gli uccellini.


Siamo così di fronte a una provocazione assoluta, ironica e politicamente scorretta per l’epoca. La metafora è uno shock culturale e teologico per gli ascoltatori del I secolo, i quali aspettavano un Messia che instaurasse un Regno glorioso e potente. Differentemente dalla teologia tradizionale, che descriveva i grandi imperi erano con la metafora del Cedro del Libano, Gesù paragona il Suo Regno a un cespuglio comune, umile e infestante. Introducendo la senape nel campo, il Maestro sta dichiarando che il Regno non rispetta i confini stabiliti dagli uomini, non è confinato in un tempio, ma è un “lievito” che contamina il mondo, si infiltra nelle crepe della società e stravolge i piani di chi vuole mantenere tutto sotto controllo. Possiamo carpire un velo di ironia nell’iperbole del prendere il seme più piccolo e farlo diventare un albero. Gesù sta provando a spostare l’attenzione. Il Regno non impressiona per la sua grandezza iniziale, ma per la sua forza vitale irresistibile. In sintesi, la parabola è una provocazione ancora per noi, perché ci ricorda che Dio non si manifesta in ciò che è grande, puro, nobile e isolato, ma in ciò che è piccolo, comune, contagioso e inarrestabile. Spero sia così anche per te oggi.

 


Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 27

29 giugno Giobbe 14-16; Atti 9:22-43

30 giugno Giobbe 17-19; Atti 10:1-23

01 luglio Giobbe 20-21; Atti 10:24-48

02 luglio Giobbe 22-24; Atti 11

03 luglio Giobbe 25-27; Atti 12

04 luglio Giobbe 28-29; Atti 13:1-25

05 luglio Giobbe 30-31; Atti 13:26-52

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Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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