top of page

Uomo del deserto

Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
Elpidio Pezzella
9 ago
Tempo di lettura: 3 min

Giovanni aveva un vestito di pelo di cammello e una cintura di cuoio intorno ai fianchi; e si cibava di cavallette e di miele selvatico.

Matteo 3:4



Siamo bombardati da messaggi, sommersi da meditazioni, scritte, orali e anche in musica. Talmente tanti da disturbare alcune volte l’armonioso equilibrio spirituale. Una delle grandi tentazioni del cristianesimo odierno è incontrare il soddisfacimento della gente proponendosi in maniera socio-ricreativa, preoccupandosi di comunicare un messaggio piacevole, che solletica le persone lasciando in loro un senso di gioia e facendo nascere empatia, ma senza alcuno scuotimento interiore. A volte temo di essere anch’io una voce tra le tante, di aggiungere parole ad altre, amplificando rumore e fastidio, e per questo mi chiedo se sia il caso di continuare. Proprio allora avverto quel fuoco che ardeva nelle ossa di Geremia, e mi ammanto di tutta la sensibilità possibile per continuare a porgere spunti di riflessione come questo che ora stai leggendo. Recenti dati statistici, infatti, confermerebbero che è in crescita il numero di persone alla ricerca di Dio, dato confermato anche dalla vendita di bibbie. In un mondo sempre più povero di figure guida, sono proprio i più giovani a reclamare acqua nel deserto. Voglio unirmi a quanti proclamano che “tutto coopera al bene”, pur temendo l’atteggiamento delle folle che seguivano Cristo per soddisfare un bisogno momentaneo.


Se guardo alla Scrittura, in cerca di esempi da seguire, non posso non guardare a lui, del quale Gesù ha detto che non sarebbe sorto profeta maggiore. Sì, lui, il Battista, che predicava unicamente: “Convertitevi” (“Ravvedetevi”, a secondo della traduzione), attirando le folle nel deserto della Giudea. Biblicamente il deserto è luogo di scelta, di formazione e preparazione, spesso luogo di rifugio, altre volte terra di fuga. Giovanni invece vi radunava le persone per condurle al ravvedimento. Viene il tempo in cui lo Spirito ci trasporta nel deserto, allontanandoci dall’ambiente “ordinario” per farci scoprire lo “straordinario” attorno a noi. Quel che mi preme segnalare è che il primo a recarsi nel deserto è il profeta, l’oratore. Anche Gesù l’ha fatto. Nella lingua ebraica “deserto” è definito dal termine midbar, ossia “senza parole”. Allora ne siamo ancora ben lontani! Perché se un suo aspetto è di luogo del silenzio, dove per trovare Dio occorre porsi all’ascolto, tacere, tutto ciò che ci circonda, ci dice l’esatto contrario. Nel reale siamo avvolti da un trambusto generale, e quando ce la caviamo, siamo coperti dall’audio di uno schermo. Nel mondo virtuale siamo comparse consapevoli, raramente protagonisti. Il caos è tale che come all’esterno facciamo oltremodo fatica a percepire un silenzio interiore. Per questo il deserto è anche sinonimo di ritrovare se stessi. Lascio perciò a voi tutte le considerazioni su quanto è accaduto in questo periodo.


Il profeta vestiva di pelo di cammello, come anche Elia (2Re 1:8). Secondo la tradizione sacerdotale, se il vestito fosse stato intessuto con la lana delle pecore, sarebbe stato necessario tosare col ferro gli animali, ma la tradizione levitica ritiene impuro ciò che viene toccato dal metallo. Per questa ragione gli abiti dei sacerdoti erano di lino, un materiale vegetale. Nel caso dei profeti, i cammelli invece perdono il pelo, che è raccolto e intrecciato. Non doveva essere molto elegante, e neanche emanare un bel profumo, ma si trattava di un tessuto puro. Potremmo vederci un’identità senza artifici né sofisticazioni. Un modello contro la vanità dell’apparenza. Ciò che deve attrarre non è l’immagine, ma il contenuto del messaggio proclamato. Inoltre diamo uno sguardo all’alimentazione: locuste (spesso confuse con le cavallette) e miele selvatico. Il modo più probabile di mangiare le locuste è di cuocerle sulla fiamma dopo averle infilate su uno stecco, facendone degli spiedini, sui quali è versato del miele. Il miele è “selvatico”, cioè non toccato da nessuno, non contaminato da mani impure. Si tratto del cibo che offre il deserto, e che ricorda la capacità dei profeti di sopravvivere con poco cibo, ma non per questo non nutriente. Quanto avremmo da meditare su questi particolari e da imparare da figure bibliche lontane dai nostri giorni. Lascio questi semi nelle tue mani, e chiedo allo Spirito di farli germogliare.

 


Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 33

10 agosto Salmi 79-80; Romani 11:1-18

11 agosto Salmi 81-83; Romani 11:19-36

12 agosto Salmi 84-86; Romani 12

13 agosto Salmi 87-88; Romani 13

14 agosto Salmi 89-90; Romani 14

15 agosto Salmi 91-93; Romani 15:1-13

16 agosto Salmi 94-96; Romani 15:14-33

1 commento


Agnieszka-sylwia Kosarska
Agnieszka-sylwia Kosarska
25 ago

Unica Legge.,Unica religione: si chiama AMORE ♥️

Siamo nati per amare🙏

Mi piace
EP.png

IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

Social

  • social-media (1)
  • cinguettio
  • Instagram
  • Youtube
  • telegram

Iscriviti alla nostra mailing list

Non perdere mai un aggiornamento

Email

bottom of page