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  • Immagine del redattoreElpidio Pezzella

La setta del digiuno

Ci risiamo! Imbarazzo, disgusto, sconcerto, vergogna, un misto di sensazioni turba il mio animo ogni volta nell’apprendere notizie del genere. Questa volta arriva dall’Africa. Siamo in Kenya, a Malindi, meta turistica che affaccia sulla costa dell’Oceano Indiano, entrata per la sua bellezza anche nelle strofe del cantautore Roberto Vecchioni (Rotary Club Malindi). Ed è qui, nella foresta di Shakaola, nell’entroterra della città, che Paul Mackenzie Nthenge, un’ex tassista autoproclamatosi pastore e fondatore della chiesa Good News International, che predicava il digiuno inducendo i suoi seguaci a morire di stenti per vedere Gesù nell’altro mondo. Da qui il nome di “setta del digiuno”.

Qui giungevano da diverse parti del Paese interi nuclei familiari, con genitori e figli al seguito per cedergli tutto, convinti di ottenere in cambio un appezzamento di terreno nella foresta, dove vivere di preghiere e digiuni spirituali. Ammaliati e catturati dalle prediche, erano finanche disposti a morire denutriti e asfissiati. Mackenzie, che celebrava i loro funerali, dopo averli spogliati dei loro averi e lasciati morire, era già noto alla polizia ed era già stato arrestato nel 2017 per indottrinamento. Nello specifico, aveva esortato molti bambini a non andare a scuola, dicendo loro che l’educazione non è riconosciuta nella Bibbia. All’epoca fu accusato di “radicalizzazione” e di gestione di una scuola non autorizzata. Nonostante il nome dato alla chiesa, qua non ci sono buone notizie.


Tutto ha inizio lo scorso aprile, quando con il ritrovamento di quattro persone morte di stenti la polizia ha iniziato a scandagliare un’area di circa 300 ettari, dove ha sede una proprietà di Mackenzie, alla ricerca di fedeli che risultavano dispersi. Ad oggi, sarebbero stati recuperati circa duecento cadaveri, per lo più donne e bambini, alcuni morti anche per strangolamento e soffocamento. Secondo la Croce Rossa keniana, ci sarebbero da rintracciare almeno altre trecento persone, tra cui numerosi bambini. Sono state recuperate anche una sessantina di persone vive, ma in gravi condizioni di salute. Ciò che sta mettendo in cattiva luce le autorità locali è il fatto che Mackenzie era stato arrestato a marzo, dopo che avrebbe convinto due genitori a lasciare morire di fame i loro figli per poi seppellirli. Imprigionato, era stato rilasciato sotto pagamento di cauzione e ha potuto continuare la sua attività.


Il presidente keniota William Ruto ha costituito una commissione d’inchiesta speciale per avviare un’indagine approfondita sulla setta, il cui predicatore è indagato per genocidio, omicidi e istigazioni al suicidio, e finanche di terrorismo: “Chiunque utilizzi la religione per intenti criminali è un terrorista e il suo posto non è in chiesa, ma in prigione”. Il ministro degli interni Kindiki ha parlato di “strage”, di “uccisioni di massa”, di un chiaro “abuso del diritto umano costituzionalmente sancito alla libertà di culto”, e di una vera e propria “organizzazione criminale”. Infatti, il sedicente pastore non avrebbe agito da solo: in cella con lui sono finiti la moglie e altri presunti complici, tra cui Ezekiel Odera, un altro pastore molto famoso. Dove ci sono vittime ci sono carnefici; dove ci sono innocenti ci sono dei colpevoli.


Non commettiamo l’errore di relegare l’accaduto all’analfabetismo, alla povertà culturale di una popolazione appartenente al cosiddetto Terzo Mondo, dove proliferano predicatori di vario genere, ma dove c’è sicuramente tanta gente onesta. Ciascun individuo ha le sue fragilità. Per questo la capacità dei truffatori non ha confine e lo testimoniano le denunce quotidiane di quanti si vedono svuotare con l’inganno il conto corrente o le carte ricaricabili. Il denaro falso circola in mezzo al vero, così la menzogna si nasconde tra la verità. Personalmente, come ministro dell’Evangelo, credente impegnato nella diffusione della fede cristiana, mi sento ferito e derubato, da chi continua a travestirsi da pecora quando in realtà è un lupo vorace. Vorrei fare di più per evitare che simili cose si ripetano. Per questo grido a quanti cercano Dio e desiderano un giorno incontrarlo a diffidare di coloro che predicano la morte: Gesù è la Vita!


Inoltre, così come non si può estirpare la zizzania che cresce in mezzo al grano, non possiamo evitare gli scandali, “perché è necessario che avvengano gli scandali, ma guai a quell’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!” (Matteo 18:7). Resta però il monito: “chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d'asino al collo e che fosse sommerso nel fondo del mare” (v. 6). La parola “scandalo” indica anche un atteggiamento lascivo e sconcio, che suscita disgusto. Si scandalizza qualcuno quando si cerca di allontanarlo da Dio, quando si abusa della sua debolezza, o del ruolo rivestito su di lui. Possiamo perciò limitare i danni, insegnando alle persone a diffidare di chi attinge alle loro risorse economiche, di chi predica ciò che lui non fa. Un pastore si prende cura delle pecore, fino a morire per esse, mai le macellerà!

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