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Tuo padre e tua madre

  • Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
    Elpidio Pezzella
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

«Onorerai tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà».

Esodo 20:12



I primi quattro comandamenti fanno parte della prima tavola e regolano il nostro rapporto con Dio, la nostra azione verso l’alto. Dal quinto si apre la cosiddetta relazione orizzontale, ovvero quella verso il prossimo. A una prima lettura questa parola rientra in questo secondo gruppo, ma è collegata anche al primo poiché l’onore dovuto al padre e alla madre è essenzialmente un riflesso di quello dovuto a Dio. Volendo collocare il brano in una prospettiva storica, bisogna tener conto dell’organizzazione sociale del popolo d’Israele. In questa prospettiva di organizzazione il padre e la madre rappresentavano il casato, la famiglia e anche il clan di riferimento. La parola, analizzata da questo profilo, potrebbe essere un modo per tutelare non solo l’intero popolo d’Israele, ma anche la conservazione della proprietà. Ogni famiglia, difatti, era affidataria di un pezzo della terra promessa, la quale veniva trasferita da genitori a figli. A quei tempi era così necessario difendere il territorio. La famiglia, inoltre, era anche il primo elemento di amministrazione della giustizia, il punto di riferimento principale. I commentatori, in questa prospettiva, ritengono che onorare il padre e la madre potesse rappresentare l’indicazione di quello che è il rispetto della forma di organizzazione del popolo d’Israele.

 

A un primo approccio di tipo lessicale, l’espressione «onora tuo padre e tua madre» è tradotta nella versione Nuova Diodati con il verbo al futuro, ovvero «onorerai». La prospettiva futura è legata alla promessa del comandamento «affinché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà». Il quinto è conosciuto come l’unico comandamento cui è abbinata una promessa ed è quello che apre la tavola della relazione con il prossimo. Nasce spontaneo chiedersi chi sia il nostro prossimo più imminente, o meglio la persona con la quale ogni individuo, venendo al mondo, vede per primo. In genere la prima persona con cui un bambino viene in contatto è la madre, e il punto di riferimento della crescita di ogni fanciullo sono il padre e la madre. Il primo prossimo di ogni essere umano, quindi, sono i genitori e la seconda tavola parte proprio da loro. Diversamente dalla parola precedente, relativa alla festività da osservare, dove non era menzionata né la moglie né la madre, quest’ultima vi compare. Le donne vengono escluse dalle festività, ma come madri sono reputate degne di ricevere onore. Solitamente si è indotti a pensare che onorare i genitori vada inteso come dover loro ubbidire, ma non è questo il significato. Non è l’ubbidienza quella che è richiesta, poiché il verbo usato è “onorare”, innanzitutto riconoscenza per il bene ricevuto. E se non ci fosse motivo di gratitudine per mancanza di cura resta il dono della vita.

 

Nella realtà attuale è fortemente sentito il concetto di assistenza sociale. Lo stesso non può dirsi per il contesto sociale del popolo di Israele, nel quale era del tutto assente una tale esigenza. Di conseguenza chi, invecchiando, non poteva più procurarsi da vivere con le proprie mani rischiava di essere abbandonato a se stesso e messo da parte. La legge di Dio, al contrario, è legge d’amore e il prossimo è il primo ad essere amato! Essendo i nostri genitori il nostro primo prossimo, l’onorarli si realizza proprio nelle cure necessarie, quando vengono a trovarsi in uno stato di non sufficienza. La vita è ciclica; chi oggi è figlio domani si ritroverà ad essere padre o madre. La domanda potrebbe essere riformulata in questo modo: Chi oggi è figlio perché è chiamato ad onorare? Per alcuni studiosi va riconosciuta importanza ai genitori poiché sono coloro che ci hanno donato la vita; volenti o nolenti, la vita del figlio è da essi proceduta. Vi è una forma di cooperazione con il Creatore, vi è un trasferimento del dono della vita. Pertanto l’onore consiste nel riconoscere che la vita che abbiamo grazia di vivere e ministrare è proceduta da un padre e una madre. Senza di loro non vi sarebbe stata la propria vita. Il riconoscimento della loro cooperazione con il divino si manifesta con l’onore.

(continua la prossima settimana)

 


Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 16

13 aprile 1Samuele 22-24; Luca 12:1-31

14 aprile 1Samuele 25-26; Luca 12:32-59

15 aprile 1Samuele 27-29; Luca 13:1-22

16 aprile 1Samuele 30-31; Luca 13:23-35

17 aprile 2Samuele 1-2; Luca 14:1-24

18 aprile 2Samuele 3-5; Luca 14:25-35

19 aprile 2Samuele 6-8; Luca 15:1-10

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IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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