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Tuo padre e tua madre (p. 3)

  • Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
    Elpidio Pezzella
  • 44 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

E, stendendo la mano sui suoi discepoli, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre”.

Matteo 12:49-50



Ciascuno di noi è collegato all’arco temporale del proprio vissuto e non è in grado di conoscere la storia che va oltre. Noi siamo nella storia per il tempo che viviamo, conosciamo quella a noi più vicina. Il passato più prossimo, relativo alla vita dei nostri genitori è lo specchio di un qualcosa che non abbiamo vissuto ma che loro ci possono trasferire. Ciò comporta che dovremmo guardare a coloro che sono più avanti negli anni come persone cui noi dobbiamo indirizzare non solo cura ed assistenza, ma anche come a soggetti che meritano di essere onorati per la vita che hanno vissuto, per la storia che hanno fatto e per gli insegnamenti che ci hanno trasferito. Per cui l’onore è a loro dovuto, non solo per la vita che ci hanno dato ma, insieme a questa, anche per il bagaglio di conoscenza, di esperienza, formazione, istruzione e di tante altre belle cose che ci hanno trasmesso. Non è raro che nella cura pastorale ci troviamo di fronte dei credenti che hanno difficoltà ad onorare i genitori, vuoi per violenze, torti o abusi subiti. Da questa prospettiva il decalogo appare mancante. La Legge sembra tutelare i genitori ma non considerare i figli, i minori. A quel tempo e in quella cultura il figlio non era tenuto in grande considerazione, come era per lo schiavo.


Nel Nuovo Testamento Gesù, più volte, ha testimoniato al Suo popolo l’importanza che i figli hanno al cospetto di Dio. Ha richiamato i discepoli che cercavano di impedire ai fanciulli di venire al Suo cospetto, donandoci un invito ormai noto a tutti: «Lasciate i piccoli fanciulli venire a me» (Matteo 19:14). Gesù è il completamento della Legge, Egli è venuto ad adempierla. Riguardo l’onorare padre e madre i vangeli ci offrono due episodi. Uno, quello del brano in intestazione, in cui Gesù, mentre insegnava, fu da qualcuno avvertito della presenza, fuori da quel luogo, di Sua madre e dei Suoi fratelli. La sua risposte potrebbe far pensare che avesse annullato il comandamento … tutt’altro! Nel cristianesimo il concetto di prossimo non riguarda solo il parente, il familiare, ma anche tutti coloro che fanno parte della famiglia, tutti quelli che fanno la volontà del Padre. “Gli intimi” o “quelli di casa sua” (a secondo della traduzione, 1Timoteo 5:8), in altre parole quelli che il Signore ha chiamato a far parte della Sua famiglia. Gesù non ha detto di abbandonare padre e madre ma, a difesa di questi, ha dovuto contrastare l’azione religiosa di molti che insegnavano che per la fede bisognasse anche abbandonarli. La legge del tempo consentiva a una persona possidente di donare l’eredità al tempio, ignorando di fare assistenza ai genitori che fossero nel bisogno. Gesù condannò tale pratica, perché non si può dare a Dio dimenticandosi del proprio prossimo. Lo stesso Gesù ci ha sintetizzato il decalogo in «Ama il Signore Dio tuo … e ama il prossimo tuo come te stesso» (Luca 10:27).


La Scrittura porta alla nostra attenzione il concetto del prossimo, quale soggetto non distante da noi, bensì presente e vicino. L’onorare vuol dire dare la nostra presenza a quel prossimo, dimostrando che ci siamo, sia nel momento del bisogno sia in quello in cui non vi è bisogno. L’onore è questo: se tu hai bisogno di me io ci sono. Di conseguenza, la colpa da evitare è l’assenza. Deplorevole è l’atteggiamento di un figlio che tratta i genitori come se fossero morti quando invece non lo sono. Un simile atteggiamento, oltretutto, accorcia la nostra vita, poiché la Scrittura dice che «il salario del peccato è la morte» (Romani 6:23).  Che la nostra presenza sia testimoniata in maniera attiva con tale onore, ricordandoci che l’onore reso ai nostri genitori è l’onore della gloria di Dio, ovvero l’onore del kabod dell’Antico Testamento. Se abbiamo avuto esperienze positive e felici le abbiamo vissute coi nostri genitori, ma se abbiamo avuto esperienze tristi con loro siamo chiamati ad amarli comunque, perché sono pur sempre coloro che ci hanno dato la vita, quella stessa che ci permette di condividere le Scritture, di amare Dio, il prossimo e di trasferire ad altri quello che la parola ha depositato nei nostri cuori.

 


Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 18

27 aprile 1Re 1-2; Luca 19:28-48

28 aprile 1Re 3-5; Luca 20:1-26

29 aprile 1Re 6-7; Luca 20:27-47

30 aprile 1Re 8-9; Luca 21:1-19

01 maggio 1Re 10-11; Luca 21:20-38

02 maggio 1Re 12-13; Luca 22:1-30

03 maggio 1Re 14-15; Luca 22:31-46

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IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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