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A chi nel dolore domanda

  • Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
    Elpidio Pezzella
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

L’anima mia, dal dolore, si consuma in lacrime; rafforzami secondo la tua parola.

Salmo 119:28


 

Nessuno vorrebbe mai provare “dolore”, anche se sin dalla nascita la nostra vita è accompagnata dal dolore, basti pensare al travaglio del parto e al pianto del nascituro. Il dolore è un’esperienza soggettiva e complessa di sofferenza fisica o emotiva, che può essere causata da lesioni, malattie, perdite o altre situazioni stressanti, e che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita e sul benessere di una persona. La Bibbia viene incontro alla nostra umanità con testi come quello del Salmo 6: “Abbi pietà di me, o Eterno, perché sono tutto fiacco; sanami, o Eterno, perché le mie ossa sono tutte tremanti… Io sono esausto a forza di gemere; ogni notte inondo di pianto il mio letto e bagno delle mie lacrime il mio giaciglio… L’occhio mio si consuma dal dolore”. Non avremo difficoltà a ritrovarci in queste espressioni, agognando la liberazione. Anche Gesù nella notte della passione implorò di essere liberato dal calice della sofferenza (Marco 14:36) e confessò di avere “l’anima triste fino alla morte” (14:34), scoprendo con amarezza di non avere accanto nessuno dei discepoli: “Così non siete stati capaci di vegliare una sola ora con me?” (Matteo 26:40).

 

Esperienza comune a quella di Giobbe è interrogarsi sul senso del dolore che ci inquieta, nel senso di farci perdere la quiete interiore. E se gli lasciamo spazio può dominarci nel corpo e nella mente, divora le nostre energie vitali, e ridurci al tappeto. Chissà se Gesù vedeva anche tutto ciò quando esortava i discepoli con le parole “Il vostro cuore non sia turbato” (Giovanni 14:1). Il dolore è generalmente visto come un’esperienza da evitare. Invece credo sia un’esperienza da attraversare, o da cui lasciarsi trasportare perché il dolore non ci lascia mai dove ci ha trovati. Mi viene da pensare all’aquila che si lascia condurre dal vento. Quando la bufera di un “dolore” si scaglia sulla nostra vita, siamo soliti resistere e andare controcorrente. Forse dovremmo imparare a discernere quelle situazioni nelle quali è opportuno fidarsi di Colui che ha autorità anche sul vento e quindi è sovrano su tutto. Dopo tutto Egli è nella nostra barca, anche se al movimento delle onde la nostra fede è sballottata.

 

La domanda che più ci affligge riguarda il silenzio di Dio o la Sua assenza. La notte del dolore diventa interminabile e Dio silente appare scandaloso. Nell’ora più difficile della sua vita terrena, Gesù stesso gridò all’abbandono. In modo superficiale ci vantiamo di essere “più che vincitori in Cristo” (Romani 8:37), ignorando che il Suo amore ha trovato compimento nel Suo essere “uomo di dolore” (Isaia 53:3). Nasce in una mangiatoia e i genitori presto sono costretti alla fuga in Egitto. Nel racconto della passione, gli evangelisti narrano i patimenti del Cristo: paura nella morte, solitudine, tradimento degli amici, tortura, crocifissione e morte per asfissia. Attraverso il Figlio, Dio è entrato nella realtà umana senza fuggire il dolore. Egli resta vicino in quanto Emmanuele. Può apparire triste dover ammettere che l’oscurità attanaglia il credente e il non credente, ma la forza dell’uomo e della donna di chiesa sta nel realizzare che Egli resta presente.

 

Il poeta francese Paul Claudel scriveva “Dio non è venuto a spiegare il male: è venuto a riempirlo della sua presenza”, mentre il teologo Hans Küng osservava che “Dio non ci protegge da ogni sofferenza ma ci sostiene in ogni sofferenza”. Ricorda “come con Gesù, Dio non ci salva dalla sofferenza, ma nella sofferenza; non ci protegge dalla morte, ma nella morte. Non libera dalla croce ma nella croce” (Dietrich Bonhoeffer). Quando proprio quaggiù non abbiamo più la forza e il vento contrario sembra non placarsi, guardiamo a quel che ci attende. «E udii una gran voce dal trono, che diceva: “Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini; egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio, e asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, non ci sarà più cordoglio, né pianto, né dolore; le cose di prima sono passate”» (Apocalisse 21:3-4). 

 


Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 14

30 marzo Giudici 9-10; Luca 5:17-39

31 marzo Giudici 11-12; Luca 6:1-26

01 aprile Giudici 13-15; Luca 6:27-49

02 aprile Giudici 16-18; Luca 7:1-30

03 aprile Giudici 19-21; Luca 7:31-50

04 aprile Ruth 1-4; Luca 8:1-25

05 aprile 1Samuele 1-3; Luca 8:26-56

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IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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