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Oltre il miracolo

  • Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
    Elpidio Pezzella
  • 13 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

«Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Luca 10:20b



Perché Dio a volte risponde ed altre no? Perché alcuni vengono miracolati ed altri lasciati morire? Perché quel che è impossibile accade e quel che è normale no? Sono questi alcuni degli enigmi dell’esistenza, che possono finanche tormentare i più giovani nella fede. La risposta ad ognuno di essi è indiscutibilmente la più vera che ho, e per questo tanto condivisibile quanto inaccettabile: “Non lo so”. A noi il compito e la fede di gridare contro ogni avversità. A Dio, sovrano assoluto, la libertà insindacabile, seppur inaccettabile sulla terra, di fare quel che vuole. Ecco una delle mie preghiere preferite: “Signore, sia fatta la tua volontà... e che questa volta possa essere vicino alla mia”. Preferiamo fare di più i conti con una malattia del corpo piuttosto che con la salvezza dell’anima. Ed è per questo che siamo maggiormente colpiti da un malato guarito che da un peccatore redento. Eppure Gesù indirizzava il nostro sguardo proprio sull’anima e a quello che dura per sempre, quando ai settanta festanti per i miracoli e le liberazioni cui avevano assistito rivolgeva le parole del verso iniziale. Inoltre, invitava loro, e di riflesso noi tutti, a non preoccuparsi di chi poteva nuocere al corpo. Piuttosto avremmo dovuto fare attenzione a chi poteva recare danno alla nostra anima (Matteo 10:28).


Tendiamo invece a enfatizzare quel che riguarda il nostro corpo, perché la verità è che nessuno vuole soffrire. Più la medicina progredisce più noi non vogliamo contemplare l’eternità, ma preferiamo allungare i nostri giorni sulla terra. Vorremmo ritornare almeno ai centoventi anni prima del diluvio (Genesi 6:3), ma non ci dispiacerebbe affatto vivere quanto i primi patriarchi post alleanza noaitica. I più scettici domandano perché Dio permette che ci ammaliamo per poi guarirci? Dovremmo chiedere forse come i discepoli, nel caso del cieco nato, alla ricerca di un colpevole: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» (Giovanni 9:2). Poi facciamo i conti con i tanti miracoli che la Scrittura ci presenta, e il testo che Gesù ne guariva molti di quelli che gli venivano portati e tutti quelli che toccavano il lembo della sua veste erano guariti (Marco 6:56). Si tratta di una verità difficile da credere per chi ha già dovuto porre una lapide sulla preghiera inesaudita per un suo congiunto, a chi si è visto alzare il cartello “Non c’è più niente da fare”, a chi ha dovuto fare i conti con quei “mi dispiace” amari e insipidi, freddi e distanti di qualche persona in camice o divisa.


Se sei tra questi, credimi, proprio tu, hai tutta la mia comprensione, non quella formale e distante ma quella pragmatica e solidale di chi ha conosciuto quei momenti, di chi ha guardato in faccia la morte, di chi ha lottato e poi ha alzato bandiera bianca, di chi aveva un sogno e si è ritrovato a vivere un incubo. Sì, ho conosciuto la polvere, la disfatta, ma mai la sconfitta, perché sono certo che il Suo insindacabile agire è sempre per il nostro bene. Tante volte, mi ha rialzato e levato sulla polvere, quando io invece ero pronto a dire l’ultima parola. E ho deciso di raccontarlo perché sono altrettanto tanti quelli che hanno bisogno di alimentare la speranza, di credere che Dio non è indifferente e lontano. Fino a che c’è un alito di vita dobbiamo combattere. Finché abbiamo aria nei polmoni dobbiamo invocare e attendere l’impossibile, senza mai pretenderlo. Dio non è lontano dalla sofferenza di alcuno, ma abbraccia chi soffre. Gesù ha caricato su di sé la nostra sofferenza, e secondo il profeta Isaia ha portato nelle sue lividure le nostre infermità (53:4). Si può guarire, certo, ma non dimentichiamo che riguarda solo il corpo, che non entrerà nel Regno dei Cieli, in quanto «la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio» (1Corinzi 15:50).


 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 21

18 maggio 1Cronache 4-6; Giovanni 6:1-21

19 maggio 1Cronache 7-9; Giovanni 6:22-44

20 maggio 1Cronache 10-12; Giovanni 6:45-71

21 maggio 1Cronache 13-15; Giovanni 7:1-27

22 maggio 1Cronache 16-18; Giovanni 7:28-53

23 maggio 1Cronache 19-21; Giovanni 8:1-27

24 maggio 1Cronache 22-24; Giovanni 8:28-59

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IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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