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Fare i conti con Dio

  • Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
    Elpidio Pezzella
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

«Ma l’Eterno scatenò un forte vento sul mare e si levò una grande tempesta sul mare, sicché la nave minacciava di sfasciarsi».

Giona 1:4



Giona è tra quelle figure che hanno catturato da sempre la mia attenzione, al punto da scrivere un libro sul tema della misericordia divina. La sua storia è quanto mai sinonimo di chi, tenendo gli occhi puntati solo su se stesso, scappa dall’essere di fronte a Dio, e quindi al Suo servizio. Rappresenta chi, dandosi alla fuga, si pone in una condizione di lontananza da Dio. Molteplici, e di varia natura, potranno essere le ragioni; alcune condivisibili e giustificabili, altre incomprensibili e intollerabili. A livello psicologico o, se si preferisce, relazionale si può ipotizzare che alla base di questa trasformazione vi sia nei confronti di un popolo ostile e invasore un rancore o, più precisamente un comprensibile risentimento. C’è chi lo ha descritto come “una versione sotterranea dell’odio e dell’ira pronta ad esplodere qualora sollecitata. Di certo è reazione ad un’azione subìta, un ripiegamento su di sé che amplifica il proprio dolore zittendo tutto il resto”. Ma non sempre vi è un dolore scatenante. Infatti, spesso si può essere vittima delle proprie paranoie, riversando su gli altri le conseguenze. Nel caso specifico Giona appare, nel suo essere cocciuto, tormentato e perseguitato da Dio, Che quasi lo prende per i capelli per condurlo a fare quanto vuole, alla stregua di un genitore che afferra per il braccio il suo bimbo capriccioso e lo allontana dai giocattoli.

 

Potremmo ipotizzare che Giona è in preda a un complesso di persecuzione, che lo tiene lontano dalla verità, costantemente coperta dal suo convincimento di essere dalla parte della ragione. In questo tira e molla con il Signore le vicende assumono per certi versi un tono ironico, per altri sono intrise di misericordia divina. Ripercorrendole ciascuno potrà carpire in esse aspetti attualizzabili nelle sue correnti vicissitudini. Inizialmente Giona è inviato a Ninive, la città grande e sanguinaria, a denunciare il male di cui è stato vittima anche Israele. Apparentemente fugge senza motivo. La capitale assira è il grande mostro, e andare in bocca al mostro spaventa chiunque. Tutti conosciamo la compagnia silenziosa della paura quando fuggendo rifiutiamo di essere quelli che siamo. Il profeta è anche contrariato, sente il fardello di una missione che non condivide e cerca di fuggire dalle responsabilità, ma dovrà presto scoprire che non si può fuggire da Dio, soprattutto quando Questi non accetta che si resti indifferente al bisogno che ci circonda. La prima arma preparata contro Giona è un forte vento. Il verbo “scatenare” contiene l’idea della forza messa in campo dal Signore, che sfocia in “una grande tempesta”.

 

Sarebbe dovuto bastare il vento per ricondurre il profeta sui suoi passi. La storia di Elia in fuga da Jezebel doveva suggerirgli cosa fosse quel forte vento (1 Re 19:11). Non solo il passaggio, ma la presenza dell’Eterno non concede tregua a chi recalcitra o tenta di addormentare la propria coscienza. Il contesto della nave in tempesta ne è la dimostrazione, offrendoci finanche il paradosso dei marinai che cercano di salvare la vita all’apatico Giona. Quante volte la vita ci ha mostrato soggetti, ritenuti troppo frettolosamente insensibili o senza fede, ergersi a maestri di cosiddetti credenti. Il profeta era scappato davanti alla paura, zittendo così la sua fede. I marinai “impauriti”, invece, pregano, reagendo nella fede. L’unica alternativa per il nostro profeta, dopo il sommario processo e la ricognizione di indizi a suo carico, è essere gettato in mare, toccare quindi il fondo della “mediocrità, del compromesso, dell’incoerenza, per avere un sussulto di dignità e la forza di reagire, ritrovando la gioia della fedeltà e l’esempio luminoso della coerenza”. Nel silenzio del mare, le cui acque mostrano l’impotenza umana, nel buio del ventre del grosso pesce, Giona inizia finalmente a dialogare con Dio. …


(continua la prossima settimana)

 


Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 19

04 maggio 1Re 16-18; Luca 22:47-71

05 maggio 1Re 19-20; Luca 23:1-25

06 maggio 1Re 21-22; Luca 23:26-56

07 maggio 2Re 1-3; Luca 24:1-35

08 maggio 2Re 4-6; Luca 24:36-53

09 maggio 2Re 7-9; Giovanni 1:1-28

10 maggio 2Re 10-12; Giovanni 1:29-51

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IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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