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Alzarsi dalla paralisi

  • Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
    Elpidio Pezzella
  • 56 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». In quell’istante quell’uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare.

Giovanni 5:8-9



Nei vangeli abbiamo due episodi quasi identici, afferenti a due paralitici guariti da Gesù, ma dalla localizzazione e dai contorni differenti. La prima storia, riportata dai Vangeli sinottici (Matteo 9, Marco 2, Luca 5), ha luogo a Capernaum. La seconda a Gerusalemme e la riporta Giovanni (cap. 5). I due luoghi distano circa 150 km, pari e per a 5-7 giorni di cammino. A Capernaum, cittadina di Pietro e di altri discepoli, siamo in una casa, probabilmente proprio quella di Pietro, dove era allocata anche la suocera. Gesù è stretto da una tale folla accorsa per ascoltarlo, che non c’è più spazio per alcuno. E mentre insegna, quattro uomini conducono un paralitico sul tetto e sollevano le tegole. Il Maestro guarda il soffitto e vede questi realizzare un foro e con delle corde calare l’uomo. Era necessario che qualcuno lo portasse ai piedi di Gesù. Ma non è sempre così. Infatti, nell’altra storia è Gesù a muoversi. Sta andando al tempio di Gerusalemme per una festa, quando fa una deviazione e si dirige alla porta delle pecore, presso la piscina di Betesda, dove c’erano delle vasche per lavare gli agnelli da sacrificare. Gesù cambia strada e programmi per incontrare qualcuno come il paralitico che è lì paralizzato da trentotto anni.


Costui non aveva una casa, viveva di elemosina e della misericordia di chi andava al tempio. Il primo paralitico invece ha quattro amici che lo caricano e lo portano da Gesù. Lui non ha nessuno che si prende cura di lui. Non sarebbe potuto accedere al tempio perché, secondo la Legge, i paralitici, persone menomate erano considerate impure. Allo stesso modo oggi qualcuno non riesce ad avere una relazione personale con Dio perché si trova in una paralisi. Anche tu potresti essere “paralizzato” da una paura, un’ansia o una tragedia. I due uomini hanno in comune un lettuccio ad accoglierli. Il paralitico di Gerusalemme però è fermo alla piscina, non si sposta. Una vita sul bordo di una vasca, dipendendo della pietà dei passanti. La sua speranza era legata alla credenza che un angelo muovesse l’acqua della vasca rilasciando un miracolo. Quello di Capernaum invece esce di casa, va avanti e indietro, ma è sempre disteso, non cammina da solo, può contare sugli amici, importantissimi quando si è in un momento complicato. Situazioni che descrivono la condizione di tanti, trasportati da qualche problema avanti e indietro. Per tutti la terapia ha il nome di Gesù.


Quel giorno, essendo sabato, non si poteva guarire e camminare. Ci sono sempre regole o schemi che ci condizionano. Gesù ha rotto gli schemi, ha frantumato le regole degli uomini. Al paralitico di Capernaum dice che i suoi peccati sono perdonati, dimostrando di essere Dio e che, prima della condizione fisica, è più importante quella spirituale, la prima malattia che è venuto a sanare. “Prendi il tuo lettuccio e cammina”. Ad entrambi Gesù ordina di prendere il lettuccio sul quale erano poggiati. Nel momento in cui i due paralitici si sollevano dalla loro condizione, si liberano dell’aiuto altrui, riacquisiscono dignità e autonomia. Al primo a Capernaum è detto di andare a casa perché ha una casa. All’altro, che una casa non ha, Gesù ordina di camminare. Tutti e due devono percorrere una strada. Quando incontriamo Gesù dobbiamo scegliere una strada. Non puoi rimanere paralitico, ti devi alzare e decidere dove andare. Forse proprio dove ti dicevano che non potevi andare e testimoniare il cambiamento. E il paralitico di Gerusalemme, una volta guarito, si reca al tempio. Qualunque sia il lettuccio che ti tiene bloccato, in questo istante sei incoraggiato a prenderlo e camminare. Non farti portare dal problema, ma sii tu a sollevarlo e ad andare con l’aiuto del Signore. Alzati dalla tua paralisi!


Messaggio estratto dalla predicazione "Prendi il tuo lettuccio", disponibile qui.



Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 12

16 marzo Deuteronomio 28-29; Marco 14:54-72

17 marzo Deuteronomio 30-31; Marco 15:1-25

18 marzo Deuteronomio 32-34; Marco 15:26-47

19 marzo Giosuè 1-3; Marco 16

20 marzo Giosuè 4-6; Luca 1:1-20

21 marzo Giosuè 7-9; Luca 1:21-38

22 marzo Giosuè 10-12; Luca 1:39-56

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IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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