• Elpidio Pezzella

Da Betel a Betlemme


Mentre l’anima sua se ne andava, perché stava morendo, chiamò il bimbo Ben-Oni; ma il padre lo chiamò Beniamino.

Genesi 35:18


La vita di Giacobbe è fonte di ispirazione per la nostra quotidianità. Il suo lottare tra essere Giacobbe e Israele, il suo spostarsi da Betel a Betlemme, il confronto con la morte di Rachele e la nascita di un figlio. Conflitti, situazioni, realtà che parlano direttamente al nostro cuore. Sin dalla nascita ha lottato per prevalere sul fratello, al punto che il nome che porta vuol dire “soppiantatore”. Un’identità ben definita. Così da adulto prenderà la benedizione del primogenito inducendo il padre in errore. Al servizio di Labano, dopo oltre quattordici anni di lavoro e servizio, troverà il modo per rifarsi di tutto. Non è solo astuzia e caparbietà. Sulla sua vita c’è la mano invisibile di Dio che lo spinge e sospinge nel viaggio della vita. Così quando finalmente fa ritorno a casa e fa i conti con il passato, riappacificandosi con il fratello, è sospinto a Betel, il posto dove incontrò Dio quando fuggiva dal fratello. Il primo incontro con l’Eterno è in un momento difficile. Anche Mosè conobbe JHWH dopo una fuga. Betel significa proprio “casa di Dio”, ad indicarci il posto di un incontro memorabile. A Betel, Giacobbe conduce tutta la famiglia per un atto di purificazione dopo i fatti di Sichem, narrati nel capitolo precedente. «Togliete gli dèi stranieri che sono in mezzo a voi, purificatevi e cambiatevi i vestiti; partiamo, andiamo a Betel; là farò un altare al Dio che mi esaudì nel giorno della mia angoscia e che è stato con me nel viaggio che ho fatto» (Genesi 35:2-3). Viene il momento di un nuovo inizio, rappresentato proprio dalla rimozione degli idoli, dalla purificazione e dal cambiamento dei vestiti. Dio ci spinge alla Sua presenza affinché noi troviamo le forze e gli stimoli per un nuovo viaggio. Qui al patriarca è ricordato quanto ascoltato già nella notte precedente l’incontro con Esaù, ossia che ha un nuovo nome: Israele. Il nostro essere, le nostre debolezze, i nostri limiti non condizionano Dio, capace di vedere in noi quel che nessuno può vedere. Una realtà che si alterna nei nostri giorni, Giacobbe e Israele sono la stessa persona, percepita a secondo delle azioni.

Giacobbe non resta a Betel, qualcosa lo spinge al movimento, al viaggio perenne, e decide di raggiungere Efrata, che è Betlemme (significa “la casa del pane”). Questo potrebbe rappresentare il nostro continuo voler fare, avere, raggiungere: lavoro, successo, miglioramenti. Quel qualcosa che ci manca e che vogliamo raggiungere ad ogni costo. Mancava poca strada ancora. E Giacobbe non tiene conto che la moglie è allo scadere della gravidanza, che è a rischio. Quel di più che vogliamo ad ogni costo può essere quella goccia che fa traboccare il vaso, quel poco che fa tendere oltre il possibile la corda. Forse la nostra caparbietà non ci fa scorgere il dramma di chi è attorno a noi, le difficoltà di qualcuno che ci appartiene e che stiamo trascinando oltre il necessario. Rachele partorisce lungo quel tragitto ma avverte la sofferenza e percepisce che non ce la farà, così riversa su quel bambino il proprio dolore e gli da nome Ben Oni (figlio del dolore). Questo bambino può rappresentare ciò che i nostri occhi vedono, può essere incarnazione del dramma che stiamo vivendo. Giacobbe è costretto a fermarsi, a rinunciare alla sua corsa verso Betlemme e a seppellire la persona più cara che aveva. Ma quel bambino non è Ben Oni. L’uomo, Giacobbe, con i suoi limiti, guarda quella creatura è lo chiama Beniamino, figlio della mia destra, figlio della forza. Nel momento del lutto, viene fuori la forza dell’Eterno, perché è nella debolezza che si manifesta la forza, nella miseria che si palesa la ricchezza di Dio. Una stele è posta a ricordo della tomba di Rachele. Ciò che ci reca dolore non può essere dimenticato. Oltre ogni nostra comprensione, Dio è colui che muta il lutto in gioia. Paolo ci ricorda che noi possiamo ogni cosa in Colui che ci fortifica. Caro/a amico/a, non permettere che un dolore nasconda quanto di buono c’è nella tua vita, trova la forza necessaria nel tuo Dio.

Puoi ascoltare un messaggio sul tema https://www.youtube.com/watch?v=muCZIHZbt0c ___


Devotional 17/2020

Piano di lettura settimanale della Bibbia

20 aprile 2Samuele 12-13; Luca 16

21 aprile 2Samuele 14-15; Luca 17:1-19

22 aprile 2Samuele 16-18; Luca 17:20-37

23 aprile 2Samuele 19-20; Luca 18:1-23

24 aprile 2Samuele 21-22; Luca 18:24-43

25 aprile 2Samuele 23-24; Luca 19:1-27

26 aprile 1Re 1-2; Luca 19:28-48

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Il 23 aprile è la Giornata Mondiale del Libro e del diritto d’autore. Un incoraggiamento alla lettura e a regalare un libro. Puoi scegliere anche uno dei miei http://www.elpidiopezzella.org/#!e-book/c16r5 Per l’occasione sulla mia pagina face book presenteremo il mio ultimo libro "Un padre e due figli".

Foto di Asier Barrio, www.freeimages.com


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