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  • Immagine del redattoreElpidio Pezzella

Essere guida

«Fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio».

Ebrei 12:2

Per una buona partenza è sempre opportuno volgere lo sguardo a Gesù, ancora oggi il miglior esempio di “leader” in tutta la storia dell’umanità e al quale tutti gli studiosi continuano a guardare, a testimonianza che Egli resta l’esempio perfetto, il Maestro per eccellenza. Compito di una guida è preparare le persone al servizio, insegnare loro il cammino verso la completezza, dando esempio con la propria vita. Una guida saggia preparerà altri a fare quel che lui stesso già fa. Non puoi insegnare quello che non conosci, ma solamente quello che è nelle tue competenze può essere tirato fuori dal tuo bagaglio e trasferito ad altri. Questo ha un impatto notevole su un discepolo. È bene tendere a questo per non trovarsi a dover dedicare il tempo a cose di minore importanza che rischiano di impedirci di assolvere la nostra chiamata.


Il vangelo di Matteo capovolge l’ordine di Luca: «e disse loro: “Seguitemi e io vi farò pescatori di uomini”» (Matteo 4:19). Ci fa comprendere come Egli esorti a seguirLo per la via che ha già tracciato, assicurando che ci avrebbe reso pescatori di uomini. Seguire Cristo non significa soddisfare il desiderio di un momento, ma permettergli di formarci al rango di “pescatori di uomini”. Gesù ci sfida a seguirLo non per darci un pesce, ma per renderci abili a pescare da soli. La pesca è un’attività che ha luogo all’aperto. Non è possibile preparare discepoli in un posto chiuso come può essere un luogo di culto. Qui si possono apprendere le linee generali e teoriche, ma la scuola di discepolato è la strada tra la gente. Il mondo ove ci ha posto è la palestra ove misurare se siamo discepoli come Egli vuole che siamo. Non sono necessarie tecniche per quanto concerne lo Spirito, ma indicazioni e suggerimenti per porsi nella sequela di Cristo.


In qualità di formatore sono quattro i passi che suggerisco di percorrere all’aspirante di turno. Innanzitutto deve affidarsi e fidarsi, mentre realizza quello che intendo insegnargli a fare, guardando come lo faccio. Il secondo passo è farlo insieme, ossia collaborare. Ci affianchiamo cosicché un po’ lo faccio io, un po’ lui. Il terzo, poi, è lasciarlo progressivamente fare, mentre io resto a guardare. Infine, lentamente mi ritiro lasciandolo fare da solo, per poi avere periodicamente un feedback con lui. In sintesi:

1. Fidarsi;

2. Collaborare insieme;

3. Delegare;

4. Promuovere autonomia e confronto.


È evidente in questo processo come un’attenta formazione non sia tanto insegnata, ma trasferita, quasi travasata. La formazione consta di due aspetti: l’insegnamento e l’apprendimento. Bisogna assicurarsi di attuarli entrambi. Chi forma deve tenere presente che sta insegnando nozioni specifiche che saranno rilevanti per il ministero che i discenti andranno ad espletare nel tempo. Qualunque responsabilità sarà assegnata, occorrerà sempre un lavoro preparatorio, come anche, non disdegnerei, un periodo di prova, a tutela anche dei destinatari. Il monito paolino nelle indicazioni per la scelta e nomina dei diaconi ha ampi orizzonti: «Or anche essi siano prima provati, poi svolgano il loro servizio se sono irreprensibili» (1 Timoteo 3:10). L’errore da evitare a tutti i costi è lasciare l’aspirante alla personale iniziativa, qualche volta figlia del desiderio di essere notato e provato. Probabilmente sarebbe più proficuo farlo entrare come osservatore, affiancandolo, per una stagione, a un insegnante di più lungo corso, dal quale possa apprendere i rudimenti della tecnica e averlo come riferimento con il quale potersi confrontarsi costantemente, avendolo a riferimento.


È importante insegnare a ogni discepolo come amministrare il compito assegnato, la mansione impartita, fornendo una descrizione chiara del compito da svolgere; scrivendo le specifiche dell’incarico; assicurandosi di essere presenti e coinvolti abbastanza per avere il senso di quel che fanno e di come lo fanno. Se coloro che devono apprendere avvertono questa fiducia, saranno al vostro fianco pronti a servire in qualunque circostanza. Siamo consapevoli che preparare dei “pescatori” richiederà un po' di lavoro in più. Occorre, infatti, prevedere quali saranno le responsabilità e creare scenari di formazione. Un altro errore che non si deve commettere è lasciare una “guida” libera di agire, per soddisfare aspettative che non si sono definite pienamente. Il risultato saranno ombre di ambiguità che, se non schiarite, sfoceranno in frustrazioni, con la conseguenza che una delle due parti resterà “scottata” o finanche “bruciata” al punto di rinunciare. Prima di affidare un incarico, assicurarsi di essere stati chiari riguardo alle aspettative, che andrebbero specificate sempre.

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Se questo argomento è di tuo gradimento, preparati ad accogliere il mio prossimo libro dedicato alla leadership biblica, “Vi farò pescatori di uomini”. Infatti, quello che hai letto è un estratto della prefazione.


 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 10

27 febbraio Numeri 15-16; Marco 6:1-29

28 febbraio Numeri 17-19; Marco 6:30-56

01 marzo Numeri 20-22; Marco 7:1-13

02 marzo Numeri 23-25; Marco 7:14-37

03 marzo Numeri 26-28; Marco 8

04 marzo Numeri 29-31; Marco 9:1-29

05 marzo Numeri 32-34; Marco 9:30-50



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