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  • Elpidio Pezzella

Il seme e il seminatore

Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme in terra. Ora la notte e il giorno, mentre egli dorme e si alza, il seme germoglia e cresce senza che egli sappia come.

Marco 4:26-27

Gesù raccontò diverse parabole per descrivere il regno di Dio, tra cui questa riportata da Marco, in cui lo assimila ad un uomo che sparge il seme e ritorna poi alla sua quotidianità. Nell’impatto con la terra il seme instaura un processo spontaneo con il terreno, germoglia e cresce senza che il seminatore sappia come sia stato possibile. In questo lasso di tempo tra la semina e la germinazione, in cui Dio sembra tacere, tutto è affidato al seme e alla terra. Il regno nasce e si sviluppa senza che noi sappiamo come possa accadere. Se proviamo a ricostruire i giorni della nostra conversione, non sarà semplice dettagliare il come e il quando, trattandosi dell’opera compiuta dallo Spirito in noi a Suo piacimento e, allo stesso tempo, non siamo in grado di capire dove, quando e come ciò avvenga. Quanti sono raggiunti dalla Sua opera avvertono che qualcosa di nuovo sta sbocciando interiormente ed il “terreno” comincia a sollevarsi per permettere al seme di sbocciare. Pur non avendo una perfetta cognizione di quando il Signore ha piantato in noi il seme, ricordiamo che, piano piano, sono cambiati tanti aspetti ed è nato il desiderio per le cose di Dio. I nostri occhi si sono aperti ed abbiamo notato come la strada, fino a quel momento percorsa, ci stava portando lontano dalla Sua presenza.


Il seminatore sa della forza del seme utilizzato e attende serenamente con pazienza i tempi della crescita: “Poiché la terra produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga” (v. 28). Si tratta di una grande lezione sull’attesa necessaria e che non si possono accorciare in alcun modo i tempi che occorrono a Dio. Nello stesso tempo, esprime il potere della Parola, seme incorruttibile (1 Pietro 1:23), che ha la capacità di aprirsi un varco nella terra, fino a germogliare e svilupparsi. Se questo seme ha raggiunto la tua vita, non potrai impedire che sbocci; puoi invece limitare l’azione dello Spirito. Se ci affidiamo a Lui il seme inizierà a germogliare, vedremo crescere prima lo stelo, poi il frutto, perché il Signore quando inizia un’opera la porta a compimento (Salmi 57:2; Filippesi 1:6). Il tempo scorre implacabile e noi non possiamo rimanere germogli o steli a vita. Dobbiamo crescere, perciò Dio si aspetta che ciascuno gli permetta di compiere l’opera senza timore di passare da una fase all’altra. La nostra esistenza è caratterizzata da tappe che volenti o nolenti dobbiamo raggiungere. Sarebbe assurdo pensare di restar fermi ai nastri di partenza. La Scrittura ci ricorda che il regno di Dio è nei nostri cuori e dov’è il nostro cuore la è il nostro tesoro. Concediamo, quindi, la nostra terra all’opera del Signore affinché ogni giorno Lui possa renderci vasi ad onore, strumenti che si dispongono a servirLo fino al giorno della mietitura.


Non sempre il seme cada in un terreno fertile, pronto a accoglierlo e ad alimentarlo per farlo crescere. Ricordiamo la parabola del seminatore (Matteo 13:3; Marco 4:3; Luca 8:5): ci sono semi che il vento o gli uccelli trasportano in luoghi aridi, anche tra le rocce, dove non scorre acqua e nulla cresce. Proprio lì basta un po’ di rugiada perché quel seme germogli e lentamente si faccia spazio nella dura pietra fino a diventare un albero. Sarà il seme, sarà il terreno, sarà la rugiada... tutto concorre, proprio come dichiarava il profeta: “Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, in modo da dare il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà la mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto, senza avere compiuto ciò che desidero e realizzato pienamente ciò per cui l'ho mandata” (Isaia 55:10-11). Dovremmo imparare dal seminatore. Egli è sicuro che il seme non andrà perduto, e non si lascia sopraffare dalla pigrizia o da qualche forma di calcolo, né tantomeno scruta all’orizzonte avvenimenti improbabili: non ha bisogno di spettacolarizzazioni o parole profetiche. Il seminatore sparge e il vento trasporta, poi la pioggia lo inumidisce e il tempo fa il resto. Arriva poi il giorno, “quando il frutto è maturo, il mietitore mette subito mano alla falce perché è venuta la mietitura” (v. 29).


Considerando ciò, una mattina mi sono detto: “Non smettere di piantare semi di amore, di pace e fraternità perché la pianta che nascerà a suo tempo frantumerà cuori di pietra, abbatterà muri di pregiudizi e accoglierà uccelli tra i rami e donerà riparo al viandante stanco”. Fallo anche tu!


 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 04

16 gennaio Genesi 39-40; Matteo 11

17 gennaio Genesi 41-42; Matteo 12:1-23

18 gennaio Genesi 43-45; Matteo 12:24-50

19 gennaio Genesi 46-48; Matteo 13:1-30

20 gennaio Genesi 49-50; Matteo 13:31-58

21 gennaio Esodo 1-3; Matteo 14:1-21

22 gennaio Esodo 4-6; Matteo 14:22-36


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