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Il timore di Dio

  • Immagine del redattore: Elpidio Pezzella
    Elpidio Pezzella
  • 11 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

“Or vi era in Cesarea un certo uomo di nome Cornelio, centurione della coorte, detta Italica; egli era un uomo pio e timorato di Dio con tutta la sua casa, faceva molte elemosine al popolo e pregava Dio del continuo”.

Atti 10:1-2



Il libro degli Atti presenta il centurione Cornelio definendolo “uomo pio e timorato di Dio”, un’espressione che ha attirato la mia attenzione, in particolare il termine “timorato”, ossia uno che teme. Nel testo che segue, l’apostolo Pietro dichiara “che in qualunque nazione chi lo teme e opera giustamente è gradito a Dio” (v. 35). Lo scrittore agli Ebrei scriverà che “senza fede è impossibile piacergli” (11:6). Viene allora da ritenere che chi ha fede ha timore di Dio, oppure che chi ha timore di Dio è una persona di fede. Di certo viviamo un tempo in cui la fede ha bisogno di riscoprire il timore. Si tratta di un tema che ritengo debba tornare centrale nella vita comunitaria e nella spiritualità individuale, perché non c’è altro modo di vedere la Sua gloria in mezzo a noi e le nostre preghiere esaudite, anche se allo stato attuale è una questione che “non mi pare affatto incandescente nella teologia e nell’epoca” (PierAngelo Sequeri, Il timore di Dio). Da molti pulpiti, nostrani e internazionali, si odono prevalentemente canti e grida di vittoria, si alimenta una partecipazione che soddisfi il bisogno di “divertimento, svago”, mentre si sta perdendo di vista quella “santità della presenza divina” che rivela la nostra misera condizione e il bisogno di redenzione.

 

Viene immediato ricordare il profeta Isaia nel tempio, tremare al cospetto del trono divino. Ma sovviene anche l’incidente di Uzza, che tentò di sostenere l’Arca dell’Alleanza quando questa stava per cadere da un carro, durante il trasporto ordinato dal re Davide. Questi fu immediatamente fulminato da Dio per averla toccata, poiché era permesso solo ai leviti di toccarla, e in modo specifico, di portarla sulle spalle con le aste (2 Samuele 6:6-7 e 1 Cronache 13:9-10). Nella lingua corrente, almeno fino a qualche tempo fa, il termine “timorato” indicava un individuo rispettoso della religione e della morale, apprezzabile in quanto dotato di una certa saggezza e di equilibrio, disponibile alla pietà e alla compassione, estraneo a ogni eccesso nei desideri e nelle azioni della vita quotidiana. Biblicamente il “timorato” è uno che ha sapienza: “Il timore dell’Eterno è il principio della conoscenza (scienza, sapienza); ma gli stolti disprezzano la sapienza e l’ammaestramento” (Proverbi 1:7). Chi ha il timore di Dio evita il male (16:6), lo odia (8:13), consapevole che gli fa evitare le insidie della morte (14:27). Non si contano poi le esortazioni rivolte al popolo o ai singoli nelle pagine bibliche. Come te, mi sono chiesto allora come possiamo sapere di essere “timorati” di Dio.

 

Ho trovato la risposta in un messaggio del 17 agosto 1992, dal titolo “Amore, timore e obbedienza”, nel quale il compianto pastore David Wilkerson sottolineava come questi tre elementi della nostra relazione con Dio siano inseparabili, nel senso che non si può praticarne una senza le altre due. Non puoi amare Dio senza avere il timore di Lui in te. Non puoi amarLo senza obbedire alla Sua Parola. E non Lo temi davvero se non Lo ami e non Gli obbedisci. Credo sia necessario che riscopriamo questo santo timore, che non è paura o terrore. Semmai, come ha detto più di qualcuno, è “terrore di essere lontano da Lui”. Invece si enfatizza sempre più l’amore divino per l’umanità relegando nell’ombra tutto il resto, anche se il nostro amore per Lui è imprescindibile dal timore. Non ci sarà convincimento di peccato e desiderio di cambiamento senza provare timore di Colui che è tre volte Santo. Puoi sederti in chiesa e provare belle emozioni, gridare a Dio e piangere, e poi, una volta uscito, disobbedire a Dio. Gesù ha detto: “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Giovanni 14:15). AmarLo significa obbedire alle Sue parole, altrimenti è ipocrisia. Un’obbedienza devota scaturisce solo dal timore e l’obbedienza che nasce dal timore di Dio è completa nell’amore. Ritorniamo ad essere come la chiesa originaria che era edificata “camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo” (Atti 9:31).


 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 03

12 gennaio Genesi 29-30; Matteo 9:1-17

13 gennaio Genesi 31-32; Matteo 9:18-34

14 gennaio Genesi 33-35; Matteo 10:1-20

15 gennaio Genesi 36-38; Matteo 10:21-42

16 gennaio Genesi 39-40; Matteo 11

17 gennaio Genesi 41-42; Matteo 12:1-23

18 gennaio Genesi 43-45; Matteo 12:24-50

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IL MIO IMPEGNO

Per rispondere all’aspirazione e al desiderio di tanti onesti credenti di trafficare i talenti ricevuti, mi sono impegnato a formare uomini e donne fedeli per “un servizio che serve”, seguendo l’invito di Gesù (Mt 20:26-27). Il materiale proposto vuole offrire occasioni di formazione e crescita personale non da paventare ad altri, ma una condivisione per crescere assieme, lontani da polemiche, accuse e ogni forma di giudizio volto a alimentare dissidi e contese inutili. Io ci provo! 

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