Ravvedersi con pentimento
- Elpidio Pezzella

- 2 ore fa
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«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Ravvedetevi e credete all’evangelo».
Marco 1:15

“Pentiti!” e “Ravvediti!” sono due imperativi che stanno progressivamente scomparendo dai sermoni in generale, a scapito della tecnologia e di un crescendo di competenze professionali, che stanno andando a sostituire nei fatti i contenuti del Vangelo. Si è maggiormente preoccupati dal suscitare emozioni piuttosto che risvegliare le coscienze. Le prime parole della predicazione di Gesù dovrebbero essere ben presenti su ogni pulpito, trascritte a caratteri cubitali all’ingresso di ogni comunità, rendendo evidente che il Signore non è un elemento da aggiungere alla nostra vita peccaminosa, ma la via della salvezza e il fondamento della Chiesa. L’uso in successione dei verbi “ravvedersi” e “credere” dice che non puoi prima credere e poi cambiare direzione. Senza prendere coscienza della nostra condizione e la volontà di cambiare sarà alquanto complicato giungere a credere. Si tratta di una Parola che scuote e invita a riflettere, non possiamo sottrarci alla Sua luce capace di mostrare le nostre ombre. Se teniamo lontano il messaggio del pentimento dalla chiesa, stiamo compromettendo il Vangelo e il ministero, e di conseguenza il compromesso regna. Perdonami, ma non smetto di domandarmi se sto predicando un vangelo conforme a quello di Gesù Cristo, e se questo richieda una presa di coscienza e conduca a un cambiamento.
E tu? Sappi che riconoscere le proprie colpe non è cambiamento. Tra il ravvedersi e il credere non basta il rimorso, occorre un pentimento profondo e completo dell’anima, non legato alle condizioni contingenti, ma tale da cambiare quella mentalità concentrata sulla propria persona. Quando sei pentito Cristo è al centro della tua vita e ti dona la forza di affrontare le conseguenze. Davide e il figliol prodigo dichiarano di aver pentito contro Dio e non chiedono clemenza, sono pronti a pagare dazio. A molte persone questo parlare non piacerà, ma tu ed io non siamo chiamati a riempiere locali di culto, ma a indirizzare le persone all’eternità. In alcuni casi l’annuncio del Vangelo si è ridotto a un’offerta di contenuti della comunità cui il credente può aderire, a uno stile di vita senza assoluti morali ove ognuno fa come vuole. Ecco che tinte fosche tratteggiano la chiesa moderna, sempre più un luogo da frequentare per distrarsi, un diversivo. Ciò è il corrispettivo del raffreddamento della carità annunciato da Gesù stesso (Matteo 24:12). Quando vivi il pentimento sceglierai di camminare nel timore del Signore (2 Corinzi 7:10-11).
Mi riconosco tra quei discepoli apostrofati come “uomini di poca fede” e “incapaci di comprendere”, ma voglio onorare la vocazione ricevuta nel timore di Dio. Negli ambienti che frequento la Scrittura resta al centro della spiritualità personale ed ecclesiale: piani di lettura quotidiani, meditazioni, predicazioni, seminari e corsi biblici si rincorrono. Cos’è allora che non funziona? Non basta riempire l’agenda, se i piedi restano nel fango. Tornare all’evangelo è molto più di un prendere le distanze dalla situazione attuale, il cercare di rivivere i bei tempi passati. Nell’Antico Testamento il verbo “tornare” è il più utilizzato nel lessico del pentimento e del cambiamento di vita. Indica un mutamento direzionale, un’inversione del senso di marcia. Nel Nuovo Testamento il termine aggiunge un cambio di mentalità che rende possibile un cambiamento di direzione. La Parola deve essere predicata in maniera tale da indurre un mutamento, perché come dichiarava Gesù: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”. Protendendomi a quello che mi sta innanzi non posso cullarmi dei bei tempi passati, devo proseguire il palio dell’eterna vocazione (Filippesi 3:13-14). E non volendo in alcun modo restare indietro, scopro quanto sia urgentemente necessario che io rinnovi il dono di Dio in me (2Timoteo 1:6).
Piano di lettura settimanale
della Bibbia n. 03
12 gennaio Genesi 29-30; Matteo 9:1-17
13 gennaio Genesi 31-32; Matteo 9:18-34
14 gennaio Genesi 33-35; Matteo 10:1-20
15 gennaio Genesi 36-38; Matteo 10:21-42
16 gennaio Genesi 39-40; Matteo 11
17 gennaio Genesi 41-42; Matteo 12:1-23
18 gennaio Genesi 43-45; Matteo 12:24-50




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