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  • Immagine del redattoreElpidio Pezzella

Mani che guariscono

Poi entrò di nuovo nella sinagoga; là stava un uomo che aveva la mano paralizzata.

Marco 3:1

Sin dalle prime battute, il vangelo di Marco è deciso nel mostrarci l'agire di Gesù, all'aperto e tra le mura domestiche. In casa di Simone, Cefa, la suocera è allettata con la febbre. Non conosciamo età e la malattia, probabilmente tutto ruotava attorno a lei. Informato dell’infermità della donna, ecco cosa fa: “Si avvicinò, la prese per la mano e l’alzò, e immediatamente la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli” (Marco 1:31). Al di là di quello che accade dopo, con la donna che prontamente guarita, riprende lo scettro della casa e, come ogni buona e amorevole padrona, si mette a preparare da mangiare per la comitiva, ci sono due particolari. Il primo, credo e spero, è proprio quello che stai aspettando. Egli SI AVVICINA. Non è e non resta distante. Egli non si volta altrove, non decide di andare via quando trova in casa una persona malata e sofferente. No, tutt’altro. Gesù mette da parte gli altri e si dirige verso il letto. Egli è Colui che va incontro a chi è nel bisogno. Perciò anche oggi Egli ti viene incontro!


Il secondo rivela dolcezza e sensibilità. Gesù, dopo essersi avvicinato, la PRESE PER MANO. Sono le mani quelle con cui esprimiamo il nostro primo sentimento. Sono le mani quelle che trasferiscono cura e attenzione. Una volta vicino a te, Lui tende la mano e afferra la tua. Perché qualunque sia il tuo problema, hai bisogno che ti prenda per mano, per non sentirti solo. Nel momento che ti afferra, tutto muta. Il Suo non è un tocco di fredda consolazione o flebile compassione. Se ti prende la mano, preparati ad essere sollevato. Quando afferrò la mano della suocera di Pietro non si fermò ad una carezza o una stretta di incoraggiamento, ma la ALZÒ! Lascia che ti prenda per mano e ti tiri fuori dal tuo “letto”. Preparati a lasciare la tua condizione per "servirlo". Lo stesso tocco avrà il buon samaritano nel soccorrere il viandante ferito.


Il vangelo di Marco ci presenta un’altra situazione dove la mano è al centro del racconto. Siamo nella sinagoga, con un uomo con la mano indurita e gli inquisitori di Gesù con il cuore indurito. Da un lato una mano paralizzata, dall’altra tanti cuori in paralisi, incapaci di tendere una mano di misericordia, di pensare e agire secondo Dio. La sclerocardia, questo il termine per “durezza del cuore”, porta ad allontanarsi dal volere di Dio e a falsare il progetto del creatore. Una malattia terribile quella che intacca il cuore e lo rende insensibile. Denota l’ostinata insensibilità umana agli annunci della volontà salvifica di Dio; volontà che domanda di essere accolta dall’uomo nel cuore, cioè nel centro della sua vita personale. Quando parliamo di ‘durezza di cuore’ non siamo nel regno della fantasia. Non parliamo di una malattia esotica, di terre lontane, ma di un qualcosa presente attorno e dentro di noi. E quelli che sono più sensibili e attenti l’avvertono. Quando il cuore è duro, tutto è duro, rigido. Ogni azione è palesemente riconoscibile se generata da un cuore duro o tenero. Anche la fede e la spiritualità ne risentono.


La cronaca quotidiana solleva il velo sulle solitudini, i rancori, le latitanze affettive (come le chiama Paolo Crepet) che si nascondono in mezzo a noi, nei nostri condomini, tra le vie dei nostri quartieri e che spesso si manifestano, per la nostra durezza e poca sensibilità, quando è troppo tardi. Gesù risponde alla durezza dei suoi interlocutori mettendo l’uomo malato in mezzo (Marco 3:3). Gesù cerca di infrangere la loro rigidità, i loro schemi mentali, mostrando il bisogno di uno che è lì con loro. Anche le nostre mani somigliano alla mano di quest’uomo! Anche noi, come lui, sappiamo bene di aver bisogno di essere guariti. Qualcuno forse potrà dire di no, che la sua vita trascorre serena, felice, senza intoppi ma quando si tratta di amare, ecco vedersi rattrappire la mano, incapace di dare, accogliere, perdonare. Qualcun altro conosce bene le ferite che da solo si è procurato o altri gli hanno inferto, così per rabbia o per difesa ha imparato a serrare la mano che è diventata un pugno.


Nessun timore, accade così per tutti noi. I nostri gesti spesso non sanno fare il bene, le nostre mani feriscono, allontanano, si chiudono, vogliono prendere solo per sé, bramano trattenere, finiscono per colpire. C’è bisogno che le nostre mani vengano guarite perché possano imparare ad allargarsi, distendersi: perdere la forma infantile del pugno per assumere quella del palmo. «Tendi la mano!», forza! La tua vita è fatta per amare, c’è qualcuno che ti aspetta! Lasciamoci guarire dal Signore per guarire a nostra volta quanti sono stati aggrediti o assaliti.


 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 35

21 agosto Salmi 107-109; 1Corinti 4

22 agosto Salmi 110-112; 1Corinti 5

23 agosto Salmi 113-115; 1Corinti 6

24 agosto Salmi 116-118; 1Corinti 7:1-19

25 agosto Salmi 119:1-88; 1Corinti 7:20-40

26 agosto Salmi 119:89-176; 1Corinti 8

27 agosto Salmi 120-122; 1Corinti 9



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