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  • Immagine del redattoreElpidio Pezzella

Miele e api

Stese la punta del bastone che teneva in mano, la intinse nel favo di miele e portò la mano alla bocca; così la sua vista si schiarì.

1 Samuele 14:27



Gionathan, figlio del re Saul, era allo sfinimento dopo un’estenuante battaglia, quando, trovato un favo, cominciò a cogliere del miele con la punta di un bastone e si sentì subito rinvigorire. Riavvolgiamo per un attimo il nastro della storia. Saul, re d’Israele, per non aver saputo attendere l’arrivo del profeta Samuele, aveva perso il suo diritto regale (13:13). Si trova in guerra contro i Filistei, il cui esercito conta “3000 carri, 6000 cavalieri e gente numerosa come la sabbia del mare” (13:5). Lui, invece era partito con 3000 uomini, ed ora è ridotto con soli 600 uomini ed una spada. Non sapendo cosa fare è rifugiato a Migron, sotto un melograno (14:2), perché l’incertezza spinge a stare nascosto e sperare che andrà tutto bene. La regalità di Saul era passiva, impreparata, senza futuro, ma il figlio la pensa diversamente. Al contrario del padre decide di andare verso il nemico, in compagnia del suo scudiero e dell’unica spada rimasta. Non gli importa la proporzione numerica con i FIlistei, è mosso dal fatto che «nulla può impedire al Signore di salvare, con poca o con molta gente» (14:6). Mostra una regalità che non si nasconde, che non ha paura di usare le poche risorse che ha, non ha bisogno di una chiamata speciale. Si fida di Dio, e basta.

 

Si mette così in viaggio ed affronta un sentiero impervio, senza lamentarsi, ma dandosi un segno come prova (vv. 8-9). Accadrà che i due lasceranno più di venti filistei uccisi, scatenando il panico nella guarnigione nemica, dove inizieranno in preda al panico ad ammazzarsi tra loro. Il verso 15 dice chiaramente che “la terra tremò”, quale segno che quanto successo era il frutto della mano di Dio sulla loro vita. La mossa di Gionathan scuoterà le schiere di Israele che animate usciranno allo scoperto e si metteranno all’inseguimento del nemico, riportando una grande vittoria. A fine della giornata i soldati sono stremati dalla fatica, anche perché il re aveva dato ordine di non prendere cibo. Gionathan non lo sa e quando entrano in una foresta, vede del miele e non esita a prenderne: «Mio padre ha recato un danno al paese; vedete come, per aver gustato un po' di questo miele, la mia vista si è schiarita» (v. 29). Ed eccoci al miele, ed indirettamente alle api. Il 20 maggio è la giornata mondiale delle api, occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla minaccia che incombe sulla sopravvivenza degli impollinatori per eccellenza. Non compete a me parlare di ecosistema e natura, anche se tutti ne siamo custodi. Il rapporto tra le api e l’uomo risale all’antichità, come testimonia una pittura del 7.000 a. C. in una grotta in Spagna e che ritrae un uomo raccogliere del miele da un alveare selvatico.

 

Nella storia di Gionathan, il miele ha la capacità di rischiarargli la vista, e Giobbe parlando di uno che «se lo teneva nascosto sotto la sua lingua, assaporandolo senza inghiottirlo, se lo tratteneva in mezzo al suo palato» (20:12-13). Ciò mi lascia pensare alla Parola di Dio, che dovrebbe essere del continuo nella nostra bocca e sulle nostra labbra, sciolta senza fretta per lasciarle il tempo di sprigionare tutta la sua dolcezza. Il profeta Ezechiele fece tale esperienza quando dopo aver mangiato il rotolo (cap. 3) avvertì un sapore di dolcezza simile al miele. Anche il battista doveva conoscere le sue qualità, avendolo introdotto nella sua dieta, unitamente alle locuste. Di cosa ci stiamo alimentando? Se abbiamo una vista offuscata dalla stanchezza o dalle circostanze esterne, prendiamo il miele della Parola. Mi sia concesso un pensiero alle api, produttrici infaticabili di questa dolcezza, al pari dello Spirito che ha ispirato la Scrittura. Con la loro laboriosità e lo svolazzante saltare da fiore in fiore, sono uno stimolo per i credenti. Anche noi dovremmo instancabilmente impollinare il mondo intero con l’amore di Dio e il succo della Sua Parola. Come loro dovremmo essere produttori di dolcezza e portatori di balsamo. Ecco che mi accorgo che questo tipo di credenti è in via di estinzione proprio come le api. Alcune leggende sostengono che le api non dormano mai, e quindi diventano per noi immagine della vigilanza cristiana e dello zelo nell’acquisire la virtù. Inoltre potremmo pensare alla comunità cristiana come a un alveare, dove il credente lavora per il bene comune e a cui dedica la sua vita. Lascio a te il seguito.


 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 21

20 maggio 1Cronache 13-15; Giovanni 7:1-27

21 maggio 1Cronache 16-18; Giovanni 7:28-53

22 maggio 1Cronache 19-21; Giovanni 8:1-27

23 maggio 1Cronache 22-24; Giovanni 8:28-59

24 maggio 1Cronache 25-27; Giovanni 9:1-23

25 maggio 1Cronache 28-29; Giovanni 9:24-41

26 maggio 2Cronache 1-3; Giovanni 10:1-23


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