Una violenza raccapricciante
- Elpidio Pezzella

- 13 minuti fa
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«Non è mai accaduta e non si è mai vista una cosa simile, da quando i figli d’Israele salirono dal paese d’Egitto fino al giorno d’oggi! Considerate la cosa; consigliatevi e parlate».
Giudici 19:30

Un bollettino di guerra in costante aggiornamento. A volte feroce e fragorosa, altre tagliente e silenziosa, solitamente sottovalutata, nascosta e soffocata. In un drammatico silenzio, le vittime non trovano il coraggio di uscire allo scoperto e gridare il sopruso patito. Raramente riescono a urlare nei sussurri e nei gesti del loro corpo violato quel dolore inciso nella carne. Si tratta della violenza alle donne, che mai vorremmo trovare nello spazio della fede. Eppure le sue radici profonde trovano conferma nella storia biblica, dove la casistica è impressionante. Tra le storie riportate, tre donne sono emblematiche quanto dimenticate: Dina, Tamar e la concubina del levita. Le loro storie sono piene di una devastazione infinita. Ho scelto di ripercorrerle nella speranza di sollecitare compassione, generare rifiuto dell’indifferenza, e infondere il coraggio della denuncia.
In Genesi 34 si racconta di Dina, figlia di Lea e Giacobbe, che esce per incontrarsi con altre ragazze. In un momento di svago finisce vittima del principe Sichem che la vede, l’attira in casa sua e la possiede. Innamoratosi poi di lei, Sichem la vuole sposare. I figli di Giacobbe acconsentono, ma a condizione che Sichem e tutto il suo popolo si facciano circoncidere. Si tratta di un inganno per indebolire il nemico e sopraffarlo nella sua vulnerabilità. Infatti, tre giorni dopo la circoncisione, Simeone e Levi assalgono la città e uccidono tutti i maschi, rapiscono donne e bambini, stuprano (anche loro). In 2 Samuele 13, leggiamo la storia di Tamar, sorella di Absalom, figli del re Davide e della stessa madre. Amnon, loro fratellastro, si innamora disperatamente di Tamar, al punto di non mangiare più. Su consiglio dell’astuto amico Jonadab ricorre a un sotterfugio. Si finge ammalato e quando Davide lo va a trovare, gli chiede di mandargli la sorella a preparargli da mangiare. La ragazza ubbidisce, ma mentre gli offre le focacce fatte con le sue mani, Amnon l’afferra con l’intento di unirsi a lei. La giovane si oppone e cerca di farlo ragionare, suggerendogli di chiederla in sposa; ma questi, accecato dalla passione, la violenta e poi la caccia. Quando Absalom scopre la verità, per vendicare l’offesa, uccide Amnon a distanza di due anni.
Troviamo la terza storia nel libro dei Giudici (capp. 19-21), ed è la più raccapricciante al punto che il narratore commenta che “non è mai accaduta e non si è mai vista una cosa simile”. Un levita di Efraim si mette in viaggio per andare a riprendersi la concubina “adultera” che era tornata dal padre. Vuole riaverla con sé, deciso a parlare al suo cuore. Qui il levita si intrattiene con il suocero, il quale li lascia partire solo dopo diversi giorni. Arrivati sul tardi a Ghibea, nel territorio di Beniamino, sono ospitati da un vecchio di Efraim, alla cui porta improvvisamente i Beniaminiti bussano intimando al levita di uscire, perché vogliono abusare di lui. Dopo aver loro offerte la figlia del vecchio e la concubina, sarà lo stesso levita a spingere fuori sua moglie. Al mattino il levita trova la donna, violentata per tutta la notte, stesa con le mani sulla soglia della casa: sfinita, inerme, morta. La carica sull’asino e, una volta a casa, il levita taglia il suo corpo in dodici pezzi da mandare alle dodici tribù d’Israele. Sarà il pretesto per una guerra civile con altri stupri e assassini, perché dalla violenza nasce altra violenza e la tragedia dilaga.
Dina ci dice che le donne pagano con la violenza il trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato, ancora oggi. Con Tamar, Amnon scambia per amore la cieca passione che lo porta fino alla follia e al delitto. La ragazza si trova impigliata nella rete di relazioni di maschi incapaci di proteggerla. Gli abusi domestici sono terribili perché avvengono nei contesti dove i più deboli dovrebbero essere tutelati, protetti e amati. La donna senza nome della terza storia è una lettera aperta. Abusata e dilaniata, non ha incrociato nessun “buon samaritano” che ha unto e fasciato le sue ferite. Il grido di giustizia diventa quel corpo fatto a pezzi, e stuprato nuovamente. Perché queste storie? La Scrittura non ritiene che basti negare o rimuovere la violenza per poterla superare. Al contrario, ritiene che essa vada narrata per permettere al lettore di riconoscerla ed elaborarla. Non possiamo ignorare queste pagine violente e frequentare solo storie edificanti, perché banalizzeremmo il male, sottraendoci al dovere di guardare l’abisso del cuore. Dio ci aiuti ad avere occhi per vedere un problema sociale che segna tutte le relazioni, anche le più intime.
Piano di lettura settimanale
della Bibbia n. 49
01 dicembre Ezechiele 40-41; 2Pietro 3
02 dicembre Ezechiele 42-44; 1Giovanni 1
03 dicembre Ezechiele 45-46; 1Giovanni 2
04 dicembre Ezechiele 47-48; 1Giovanni 3
05 dicembre Daniele 1-2; 1Giovanni 4
06 dicembre Daniele 3-4; 1Giovanni 5
07 dicembre Daniele 5-7; 2Giovanni




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