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  • Immagine del redattoreElpidio Pezzella

Nella faretra di Dio

Ha reso la mia bocca come una spada tagliente, mi ha nascosto nell’ombra della sua mano, mi ha reso una freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra.

Isaia 49:2



Il popolo di Israele è in esilio, lontano dalla sua terra, sta perdendo la speranza. Dio chiama un uomo ad essere voce di speranza, finanche oltre i confini, dove egli grida alle isole e popoli lontani (v. 1). Il profeta ripercorre l’opera di Dio sulla sua vita e, come Geremia, dichiara che Dio lo ha conosciuto fin dal seno materno e l’ha chiamato per nome prima dei genitori. Oggi le donne in attesa hanno imparato a far ascoltare la musica al bambino nel grembo e a parlargli, perché si è compreso che è già reattivo e ricettivo. La Scrittura da secoli ci dice che Dio ci chiama proprio lì, nel grembo di nostra madre. Questo è solo l’inizio. Infatti, il profeta aggiunge “ha reso la mia bocca come una spada tagliente, mi ha nascosto nell’ombra della sua mano, mi ha reso una freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra”. Quattro azioni che ripercorriamo con il desiderio di darti consapevolezza di quanto Dio sta facendo anche nella tua vita proprio in queste ore.


La prima azione è rendere la nostra bocca in grado di parlare nel nome del Signore. Il profeta è stato mandato agli esiliati con una parola tagliente, perché è parola di Dio, “la spada dello Spirito” (Efesi 6:17), “vivente ed efficace più affilata di qualunque spada due tagli” (Ebrei 4:12). Una spada affilata, non una lingua biforcuta, pungente e pettegola. Apriamo la nostra bocca non per ferire, ma per proclamare la Parola di Dio, che potrà sì recidere, ferire, ma non nuocere. La seconda azione è una bellissima metafora. Ti invito a guardare al palmo della tua mano e a richiudere le dita senza stringere. Nota che all’interno si crea un’ombra. Il profeta dichiara che Dio lo ha nascosto nell’ombra del palmo della Sua mano. Così anche per te. Il Signore non ti stringe, ma ti tiene lì al sicuro. Poi inizia un sapiente lavoro, renderci “una freccia appuntita”. Ricordo che quando ero bambino avevamo dei coltellini con cui spuntavamo legnetti per fabbricare armi rudimentali con cui giocare. La nostra vita è come un pezzo di legno che Dio comincia a scolpire e modellare per renderlo una freccia da utilizzare all’occorrenza. E quando pensiamo che il lavoro sia finito e che siamo pronti per essere scoccati dal Suo arco, c’è la quarta fase: finiamo riposti nella faretra.


Scalpitiamo, convinti della nostra preparazione, reclamiamo la nostra occasione e ci lamentiamo con il Vasaio, dimenticando che è Lui ad averci scelto e chiamato, a mettere la Parola in noi, a proteggerci fino a nasconderci: siamo oggetto delle Sue amorevoli cure. Per questo dobbiamo fidarci, anche quando ripone la freccia nella faretra per educarla all’attesa. Può accadere che ogni tanto la tira fuori, la infila nell’arco e quando sta per scoccarla la riprende e ricomincia a spuntarla, prima di riporla nuovamente. Non è il suo tempo. Non importa che tu sia nell’arco, quel che conta è essere nella Sua faretra, con tutti quelli che Lui ha scelto e preparato. Preoccupati di essere trovato pronto quando arriverà il tuo momento. Allora entrerai nell’arco e lo vedrai piegarsi, proprio come Cristo si è piegato per noi, fino a dare la vita. Ed ogni freccia deve tenerne conto, perché senza di Lui non sarebbe lì. Ma non è ancora finito, perché c’è un’altra importante lezione. Per esser lanciata, una volta nell’arco, la freccia sarà tirata indietro il più possibile. Chi non è disposto ad andare indietro non sarà mai pronto per andare in avanti; chi non è disposto a ritornare sui suoi passi non sarà mai pronto per essere lanciato. Chi mira solo avanti resterà nella faretra, perché “l’umiltà precede la gloria” (Proverbi 15:33; 18:12).


Essere nella faretra è comunque un punto di arrivo. Da qui bisogna prepararsi affinché riusciamo a sopportare la stretta per essere posti nell’arco e tirati indietro, per essere lanciati dove e quando Lui vorrà. Il nostro profeta avvertiva esattamente questa condizione, ossia si sentiva riposto, messo da parte, quando ode l’Eterno dirgli: “Ti ho stabilito come la luce delle nazioni, perché tu sia la mia salvezza fino alle estremità della terra” (Isaia 49:6). Parole in prospettiva cristologiche, ma che ci ricordano che siamo “luce del mondo e sale della terra” (Matteo 5:13-14) e chiamati ad essere testimoni fino alle estremità della Terra.



 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 24

10 giugno Esdra 1-2; Giovanni 19:23-42

11 giugno Esdra 3-5; Giovanni 20

12 giugno Esdra 6-8; Giovanni 21

13 giugno Esdra 9-10; Atti 1

14 giugno Neemia 1-3; Atti 2:1-21

15 giugno Neemia 4-6; Atti 2:22-47

16 giugno Neemia 7-9; Atti 3


Puoi ascoltare una meditazione sul tema del devotional cliccando QUI

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