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  • Immagine del redattoreElpidio Pezzella

Pendere dalle labbra

Ma non riuscivano a decidere che cosa fare, perché tutto il popolo lo ascoltava pendendo dalle sue labbra.

Luca 19:48

Il testo di Luca ci presenta un Gesù fuori dalle righe, che dopo l’ingresso trionfale a Gerusalemme entra nel tempio, ove si recava ogni giorno ad insegnare (v. 47) e lo mette sottosopra. Gesù reagisce con veemenza al vedere snaturato il luogo dove dovrebbe abitare la presenza del Signore e dove la folla è avvolta dal mercanteggiare. Eppure la gente ha desiderio di ascoltare una Parola che disseti l’anima. Infatti, leggiamo che pendevano dalle sue labbra. Ed è a questo particolare che desidero dedicare qualche considerazione. Il tempio, oggi la chiesa, è il luogo dove la voce del Signore si palesa per mezzo della proclamazione della Sua Parola (almeno così dovrebbe essere!) e chi scrive è in modo continuato e alternato diviso nei ruoli di chi parla e ascolta. Ho ascoltato migliaia di sermoni, prestato l’orecchio a conferenzieri, insegnanti, conduttori di varie nazionalità, età e formazione, ma i messaggi che hanno recato una trasformazione, trasmesso un impulso irresistibile, schiacciato la mia vita saranno nel novero di qualche decina. Centinaia quelli che mi hanno edificato. Del resto poca memoria.


Non si tratta solo di arte oratoria o padronanza delle tecniche di comunicazione. Ciò che fa pendere l’ascoltatore è senza alcun dubbio l’azione dello Spirito. Chi, come me, ha avuto modo di ministrare non avrà difficoltà a confessare che non è assolutamente raro predicare in modo pieno di giustizia personale e autoreferenziale. Quando apriamo la Bibbia e vi cerchiamo solo quello che vogliamo vedere, essa perde il potere di trasformare; la zittiamo con i nostri pensieri e le nostre umane convinzioni. Accade che quel che raccogliamo da essa piuttosto che seminare e piantare si trasforma in munizioni da sparare o sassi da scagliare, producendo sermoni che possono essere dimenticati per sempre. Differentemente è quando lo Spirito apre la Parola e il cuore dell’oratore che mansueto si pone al Suo ascolto. Il messaggio incoraggia ed edifica quando l’oratore si pone pazientemente dinanzi alle Scritture non in base a ciò che vede, ma s’arrende totalmente allo Spirito che si muove liberamente. Occorre essere disposti e pronti ad andare anche contro quel che si pensa, ricercando esclusivamente la Voce dolce e sommessa.


Una delle peggiori tentazioni del cristianesimo odierno è soddisfare l’uditorio in modo socio-ricreativo, preoccupandosi di comunicare un messaggio piacevole, che solletica le persone e lascia un senso di gioia generante empatia nei confronti dell’oratore, ma che poi non li bruci minimamente. Uno dei simboli per eccellenza dello Spirito è il fuoco, fuoco consumante, capace di toccare l’essere umano in profondità. Senza il fuoco la predicazione è incapace di penetrare “fino alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla” (Ebrei 4:12). Rischia di ridursi a puro intrattenimento. Alla fine dell’omelia tutti lasciano il posto sorridenti e felici. Nessuno è disperato e chiede “Che devo fare?”. La Parola predicata con il fuoco dello Spirito bypassa ogni forma di spettacolarizzazione, è alimentata dalla compassione di Dio, è interessata alla condizione miserabile del peccatore, mira a guarire le ferite, a riabilitare e introdurre nella famiglia dei santi senza alcuna fidelizzazione personale.


Un altro rischio è quello di alimentare “fuochi strani”, ossia suscitare emozioni o reazioni che non sono frutto dell’azione dello Spirito. A chi ascolta consiglio di non essere imprudenti, ma avere sempre e comunque l’atteggiamento dei bereani, i quali “controllavano” con la Scrittura, se le cose dette da Paolo erano veritiere. Mittente e destinatario hanno oneri in comune, quali un costante rapporto con Dio (Romani 8:1-17) e con la Scrittura (Salmi 1:1-3). Senza questi, e quindi un atteggiamento di superficialità avrà come seguito uno stato di confusione e insoddisfazione. Occorre lavorare sulla propria carne, applicarsi affinché ogni giorno noi diminuiamo e Lui possa crescere, perché chi ama veramente è disposto anche a rinunciare al suo diritto, non avanza alcuna pretesa. Saranno poi i frutti a dare valore al nostro servizio, anche se i beneficiari non si esprimessero.


Prego affinché questa modesta riflessione incoraggi chi si sta consumando nell’annuncio della Parola alla massima responsabilità e alla costante ricerca dell’unzione dello Spirito e a lasciarsi ispirare da chi si sforza costantemente di piacere al Signore. Inoltre auspico che possa ricordare a chi è solo uditore a non ignorare l’umanità di chi gli sta di fronte, a sostenerlo amorevolmente con la preghiera e, se possibile, esprimendogli di tanto in tanto il proprio incoraggiamento. Infine, confesso a me stesso che ho ancora molto da imparare, mentre quel poco che è nelle mie conoscenze sono tenuto a condividerlo.


 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 15

03 aprile Giudici 19-21; Luca 7:31-50

04 aprile Ruth 1-4; Luca 8:1-25

05 aprile 1Samuele 1-3; Luca 8:26-56

06 aprile 1Samuele 4-6; Luca 9:1-17

07 aprile 1Samuele 7-9; Luca 9:18-36

08 aprile 1Samuele 10-12; Luca 9:37-62

09 aprile 1Samuele 13-14; Luca 10:1-24




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