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  • Immagine del redattoreElpidio Pezzella

Quando non sai cosa fare

Ma Gesù, voltatosi e vedendo che lo seguivano, disse loro: «Che cercate?». Essi gli dissero: «Rabbi (che, tradotto, vuol dire maestro), dove abiti?».

Giovanni 1:38



Nulla è difficile e complesso per chi ha un ruolo di responsabilità quanto il prendersi cura degli altri quando avrebbe grandemente bisogno lui stesso di essere curato. Si tratta di un’esperienza simile alla fiamma che si sta progressivamente affievolendo nello sforzo prolungato di trasferire il suo fuoco mentre riesce malapena a tenersi viva. Forse è quello che in qualche modo accadde al profeta Giona, quando decise di voltare le spalle e andare nella direzione opposta, e che in questi giorni sta sperimentando più di qualcuno. Chi potrebbe dire il contrario? Io no! Anzi, quello che i miei occhi stanno vedendo può solo confermare. Al di là di apparenti focolai di risvegli locali o localizzati, cercati o proclamati, forzati e pubblicizzati, le parole di Gesù ai due discepoli del battista continuano a rimbombare nella mia mente e ad attraversarmi interiormente come il vento che Nicodemo non sapeva distinguere. “Che cercate?” I due sanno trovare ispirazione dalle parole del loro maestro Giovanni e non esitano a mettersi al seguito del rabbi Gesù e non si lasceranno intimorire da quella domanda. Forse sta qui il segreto, mettersi alle spalle del Cristo anche quando non è chiaro ciò di cui abbiamo veramente bisogno.


Quante volte ho letto, ascoltato ed io stesso consigliato che non si risolvono i problemi fuggendo da essi, anche se il primo impulso va sempre nella direzione opposta e punta molto lontano. Con il passare degli anni sto scoprendo però che non tutti i problemi possono essere affrontati. Ecco allora che l’impulso primo è di scappare, come desiderava l’autore del Salmo: «Oh, avessi ali come di colomba, per volare via e trovare riposo! Ecco, fuggirei lontano, andrei ad abitare nel deserto; m’affretterei a ripararmi dal vento impetuoso e dalla tempesta» (Salmi 55:6-8). Fuggire dai problemi del momento, volando, come una colomba, lontano nel deserto. Davide sta vivendo un tempo complicato a causa della rivolta del figlio Absalom. Deve fare poi i conti con il tradimento dell’amico e consigliere Ahitofel, passato nei ranghi del figlio ribelle (2 Samuele 15:12). Si trattava di un amico fidato, un confidente intimo, un compagno di preghiera dal quale mai si sarebbe atteso un’azione simile. Ha un grosso problema da gestire in casa propria e si ritrova il migliore amico nei panni del traditore e di nemico. Come non essergli solidali. Da dove cominciare, quando la soluzione non è semplice? Ecco che la profonda delusione lo spinge nello sconforto, e non avendo requie nel lamento e con il cuore che spasima si rifugia nella preghiera. Non è una fuga, né un raggirare l’ostacolo, ma un riconoscere che la soluzione non ci appartiene.


Quando un vento impetuoso soffia sulla nostra vita, quando la tempesta ci avvolge e stravolge, il desiderio comprensibile e l’aspirazione comune è fuggire via. Quando un monte si erge innanzi, piuttosto che provare a superarlo, l’istinto spinge altrove. Qualunque posto scegliamo come meta, terminale comune dovrebbe essere la preghiera, non intesa come lo sfogo liberatorio del momento, ma il grido di chi necessita di aiuto dall’Alto e sa che Lui è totalmente Altro. Più le situazioni contingenti mi spingeranno a fuggire più mi sforzerò di camminare nelle orme del Maestro. Lo devo a me stesso e a chi mi ha chiamato. Non so dove mi condurranno i Suoi passi; non mi importa, se è Lui a camminare davanti. La Sua presenza mi rassicura come nessuno. I due discepoli del battista capirono che bisognava scoprire dove abitava, così da passare del tempo con Lui. Quel poco di fede che mi resta e fin qui non si è lasciata scalfire è certa che se qualche volta non dovessi scorgerLo davanti a me, Lui è alle mie spalle e vigila e protegge il mio camminare: “Tu mi circondi, mi stai di fronte e alle spalle, e poni la tua mano su di me” (Salmi 55:5). Non so tu, ma non mi reputo superiore ad alcuno, tutt’altro. Scopro, infatti, di essere ultimo tra gli ultimi, ma simile a Mosè (omicida), Giacobbe (usurpatore del fratello), Jefte (giudice allontanato dai fratelli), Giona (fuggiasco e disobbediente), Elia (timoroso). Penso bastino. Il loro Dio oggi è anche il mio. E Lui sa cosa fare.



 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 19

06 maggio 2Re 1-3; Luca 24:1-35

07 maggio 2Re 4-6; Luca 24:36-53

08 maggio 2Re 7-9; Giovanni 1:1-28

09 maggio 2Re 10-12; Giovanni 1:29-51

10 maggio 2Re 13-14; Giovanni 2

11 maggio 2Re 15-16; Giovanni 3:1-18

12 maggio 2Re 17-18; Giovanni 3:19-36


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Andrea Melchiorri
Andrea Melchiorri
05 mag

Diritto al cuore. Che Dio ti e ci benedica

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