• Elpidio Pezzella

Terremoti scuotono le fondamenta

Ed ecco, passava l’Eterno. Un vento forte e impetuoso squarciava i monti e spezzava le rocce davanti all'Eterno, ma l'Eterno non era nel vento. Dopo il vento un terremoto, ma l'Eterno non era nel terremoto.

1Re 19:11b

Vivendo in Italia conviviamo con i movimenti tellurici di un territorio soggetto a terremoti, un po' come l’anima nostra, continuamente tremante. Anche di recente, le scosse ci hanno ricordato che la terra sotto i nostri piedi trema, riaprendo ferite e riaccendendo timori. Di fronte ad eventi naturali violenti ed imprevisti, ci sentiamo senza difese: valanghe, maremoti, tsunami, terremoti, alluvioni, eruzioni vulcaniche, hanno sempre fatto paura proprio perché non siamo in grado di controllare le forze irrazionali della natura. Anche se, dovremmo ammettere, che alcune volte c’è il nostro contributo affinché ordinari eventi diventino catastrofi. Purtroppo anche se ci spaventano i terremoti, conviviamo con scuotimenti e sconvolgimenti interiori capaci di devastazioni peggiori, e che allo stesso modo si manifestano improvvisi senza lasciare scampo, e la cronaca quotidiana ne è zeppa. Nell’Antico come nel Nuovo Testamento il terremoto è spesso segno di qualcosa che finisce e qualcos’altro che comincia. Come non ricordare l’episodio di Elia sul monte Oreb quando un terremoto scuote la montagna, costringendo il profeta ad uscire dalla caverna in cui si era nascosto. Il testo dice chiaramente che Dio non era nel terremoto. Eppure il terremoto è segno della presenza di Dio. La terra si scuote perché incapace di “reggere” il peso di tale presenza che destabilizza l’uomo, e facendo tremare il suolo sotto di lui o sballottare quello che è intorno a gli ricorda quanto sia misero e piccolo. Così accadde a Mosè sullo stesso monte, che tremava “forte” (Esodo 19:18).


Il vangelo di Matteo riferisce di quattro eventi sismici che sarebbero accaduti al tempo di Gesù fino all’apoteosi della resurrezione: «Ed ecco, si fece un gran terremoto, perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, venne e rotolò la pietra dall'apertura del sepolcro e si pose a sedere su di essa» (Matteo 28:2). La tempesta sul mare di Galilea (8:24), secondo alcune traduzioni, sarebbe provocata proprio da un evento sismico. Chissà che la tempesta che stai affrontando non abbia origine da un terremoto sommerso che sta sconvolgendo ciò che ti circonda esternamente. Non lasciarti spaventare allora da quel che vedi, ma lascia che i muri di oppressione interna cadano e le prigioni aprirsi e tu trovare la libertà. Come per il centurione e per quelli che con lui facevano la guardia sotto la croce, probabilmente questo terremoto può aiutarti a riconoscere e dichiarare: «Veramente costui era il Figlio di Dio!» (27:54). Per Matteo la morte e la risurrezione di Gesù non sono eventi ordinari, ma sconvolgenti (al pari dei terremoti) nei quali Dio agisce e realizza la salvezza del genere umano. Questo è il terminale dell’agire divino e della Sua Parola. Le stesse parole di Gesù che descrivono un evento non ancora accaduto: «Vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi» (24:7) potrebbero dire che quando la salvezza di Dio sarà compiuta col ritorno di Gesù, tutti se accorgeranno. Quello che oggi può sembrare spaventoso, recare sofferenza a chi ne subisce le conseguenze, nel Vangelo ci proietta verso una futura salvezza. Ed io vorrei fare altrettanto con questa riflessione.


Come Elia uscì dalla caverna, è il tempo per qualcuno di venire fuori dagli anfratti della paura. Scrolliamoci dalla testa e dalle spalle tutte le minacce che ci vengono lanciate contro come strali in una medievale battaglia. Qualunque sia il cataclisma che si è abbattuto sulla tua vita, non perdere la prospettiva dell’eternità. A Filippi, il terremoto diede la libertà ai prigionieri, ma fu l’occasione perché il carceriere e i suoi familiari ricevessero la salvezza. “Improvvisamente si fece un gran terremoto, tanto che le fondamenta della prigione furono scosse: e in quell’istante tutte le porte si aprirono e le catene di tutti si sciolsero” (Atti 16:26). Ciò che Paolo e Sila non potevano concepire, Dio manifestò, proprio come scriverà Alessandro Manzoni ne "I promessi Sposi": Dio «non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande». Chissà allora che il terremoto che sta scuotendo le fondamenta delle tue sicurezze o convinzioni non sia il segno della presenza divina intervenuta a spezzare catene e a sfondare porte finora sbarrate. Sta a te crederlo!



 

Piano di lettura settimanale

della Bibbia n. 47

14 novembre Lamentazioni 3-5; Ebrei 10:19-39

15 novembre Ezechiele 1-2; Ebrei 11:1-19

16 novembre Ezechiele 3-4; Ebrei 11:20-40

17 novembre Ezechiele 5-7; Ebrei 12

18 novembre Ezechiele 8-10; Ebrei 13

19 novembre Ezechiele 11-13; Giacomo 1

20 novembre Ezechiele 14-15; Giacomo 2



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